Glossario medico

GLOSSARIO MEDICO

 

ADDOME:

l'addome, ventre o pancia è una parte costituente il corpo (o tronco) di un animale o persona, dove sono racchiusi i visceri (intestino, stomaco).

 

ALLATTAMENTO   MATERNO:

L'allattamento materno è il processo con il quale una femmina di mammifero nutre il proprio cucciolo dalla nascita, e durante il primo periodo di vita, attraverso la produzione e l'emissione del latte materno dalla mammella (lattazione) grazie alla suzione diretta del cucciolo dal capezzolo, se presente nella specie. L'allattamento materno risulta il modo ottimale per nutrire e accudire il figlio nel periodo iniziale di vita ed è una delle caratteristiche fondamentali di tutti i mammiferi, essere umano compreso, ereditata fin dal triassico superiore dai rettili cinodonti. Nei casi di allattamento di prole non propria, tipico di alcune specie sociali tra cui l'uomo, si parla di baliaggio. -Allattamento materno nella specie umana. -Allattamento materno murino. Composizione del latte umano: Nel caso dell'uomo, per allattamento naturale materno si parla più specificamente di allattamento al seno. Da un punto di vista culturale, l'allattamento al seno, in ambito urbano occidentale, è divenuto, nella seconda metà del XX secolo, soprattutto prerogativa della classi di livello economico-culturale medio-alto. Indice: - Storia della fisiologia mammaria - Lo sviluppo morfogenetico e la funzione secretoria -Allattamento materno nei mammiferi. -Allattamento al seno nella specie umana. Storia della fisiologia mammaria: La storia della fisiologia mammaria può essere sintetizzata in tre fasi che corrispondono alle tre diverse ipotesi che si sono succedute nel tempo sulla origine del latte. I Fase: quasi tutti gli antichi ritengono che sia il sangue a fornire direttamente la materia per il latte. In particolare sostengono che il sangue sia lo stesso che nutre il feto e che viene trasportato dall'utero alle mammelle attraverso anastomosi tra i vasi mammari e quelli epigastrici. Secondo la concezione ippocratico il latte è una specie di sangue di cui cambia solo la natura ed il colore. L'ipotesi di una provenienza del latte direttamente del sangue viene sostenuta fino al XVIII secolo da medici celebri. Secondo Seriano quando la secrezione lattea è scarsa bisogna innanzitutto considerare se il sangue che irrora le mammelle sia deficiente di quantità o pecchi di qualità. Se il sangue non sarà copioso si useranno sostanze che generano buon latte. II Fase: L'ipotesi che il latte provenga dal chilo viene sviluppata nei secoli XVII e XVIII, senza peraltro sostituire l'ipotesi precedente. In particolare alcuni autori sostengono che il latte si forma dal chilo ed è apportato alla mammella dalle arterie della grande circolazione, mediante la meditazione dei fluidi nervosi; altri pensano che il latte provenga dal dotto toracico e si porti alle mammelle attraverso dei vasi molto sottili e difficili da identificare. In questo gruppo possiamo comprendere anche autori che sostengono delle ipotesi abbastanza originali. Alcuni affermano che il latte si porti dallo stomaco al pancreas alle mammelle sotto forma di vapore attraverso particolari quanto imprecisate vie di diffusione. Raspail nel 1833 ritiene che le ghiandole mammarie siano in qualche modo in connessione con lo stomaco e che estraggono direttamente dal contenitore gastrointestinale alcuni dei sali e dei componenti organici che entrano nella composizione del latte. III Fase: Nella seconda metà del XIX secolo iniziano gli studi microscopici della ghiandola mammaria e dei suoi prodotti di secrezione, oltre che lo studio dell'azione del sistema nervoso sulla regolazione della lattazione. Il primo a dare una credibile spiegazione ai meccanismi di produzione del latte è Nasse nel 1840. Egli afferma che questo liquido è dovuto ad una sostanza gassosa risultante dalla degenerazione delle cellule più superficiali dell'epitelio dei dotti, che egli sostiene essere stratificato. Secondo teorie poco più tardive il ciclo funzionale completo della cellula mammaria è il seguente: la cellula, inizialmente appiattita e a contorni irregolari, aumenta di volume e forma una cupola dove si accumulano delle sferule grasse che fanno salienza verso le cavità dell'acino. Successivamente la parte saliente con i suoi inclusi, e spesso con uno dei nuclei della cellula, viene decapitata e cade nell'alveolo. La cellula ridiventa appiattita ed il ciclo ricomincia. Nel 1886 Nissen cerca di stabilire il ruolo dei nuclei nella secrezione e conferma che si determina una loro degenerazione che sortisce nella formazione di piccole sfere, chiamate più tardi CORPI di NISSEN, ricchi di detriti nucleari. Nel 1902 Limon divise il ciclo secretorio della cellula mammaria in tre parti: 1.fase della secrezione cellulare; 2.fase dell'escrezione cellulare caratterizzata dalla decapitazione della cellula; 3.fase della ricostruzione della cellula. Lo sviluppo morfogenetico e la funzione secretoria: Le più importati conoscenze sullo sviluppo morfogenetico della ghiandola mammaria e sulla sua funzione secretoria in relazione alle connessioni nervose ed ormonali, si sviluppano nella seconda metà del XIX secolo e nei primi anni del XX. Si può affermare che la storia dell'antropologia inizia nel 1849, quando Arnold Adolph Berthold, fisiologo di Gottinga, fornisce la prima dimostrazione sperimentale dell'esistenza di una secrezione interna. Allattamento materno nei mammiferi: Caratteristica comune di tutta la classe è, tra le altre, proprio lo sviluppo della particolarità dell'allattamento della prole da parte della madre. Esistono tuttavia, in particolare tra le specie sociali, casi di baliaggio. Per gli animali addomesticati, da produzione e reddito, nonché da compagnia, l'allattamento artificiale è una pratica presente. Allattamento al seno nella specie umana: Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. Produzione del latte nella specie umana: Il latte materno viene prodotto grazie all'azione di numerosi ormoni che circolano nel corpo della donna durante la gravidanza, con intense variazioni in occasione del parto e quindi della nascita del bambino. Fra i tanti ormoni che influiscono sul processo della lattazione, i due principali sono la prolattina e l'ossitocina : la prima è responsabile della produzione del latte, la seconda invece della sua emissione. Già dal quinto mese di gravidanza il seno è pronto per la produzione del latte, durante l'ultimo periodo il seno comincia a produrre il colostro, una prima forma di latte molto nutriente e concentrata, assolutamente indispensabile per il neonato. Il colostro è un liquido di colore giallo trasparente che potrebbe fuoriuscire dal seno anche prima della nascita del bambino, con alcune gocce o più copiosamente. Questa eventualità non avviene in tutte le donne, e in ogni caso non ha nulla a che fare con la capacità di produrre il latte, che invece è una caratteristica comune a tutte le donne. Il colostro è particolarmente ricco di anticorpi che proteggono il neonato appena arrivato nel mondo esterno, in particolare con l'immunoglobulina di tipo A, e che rafforzano il suo sistema immunitario. Dopo il parto, partoriente e neonato sono stanchi, è importante quindi che possano instaurare subito il primo contatto extrauterino e che siano liberi di riposarsi insieme. È consigliabile quindi che la madre e il bambino non siano separati, anzi, che venga favorito un immediato approccio al seno della madre per avviare subito l'allattamento materno. Il primo consiglio da dare ad una mamma che allatta è quello di avere fiducia in una buona riuscita dell'allattamento, di fidarsi di sé stessa e del proprio bambino; occorre inoltre evitare, in particolare in questi primi momenti, l'introduzione di elementi di disturbo, quali succhiotti o biberon, anche di soluzioni di glucosio o camomilla, che possono costituire un forte disturbo all'avviamento del bambino alla corretta suzione del capezzolo. Dopo due o tre giorni dal parto (tempo fisiologico, che va atteso per la formazione della montata lattea, senza introdurre altra forma di nutrizione), il colostro si trasforma gradualmente in latte di transizione, e successivamente, nelle prime due o tre settimane, in latte maturo. Rispetto al colostro il latte diventa più opaco, ed è di colore bianco. La montata lattea, compare dopo tre-cinque giorni in media (ma anche più tardi), le mammelle possono gonfiarsi, e in certi casi possono dolere. Il meccanismo alla base della montata lattea è l'aumento della prolattina. La produzione di latte si regolerà in base alle effettive necessità del neonato, seguendo la tipica legge della domanda e dell'offerta: più il bambino succhia e più il latte viene prodotto. Il neonato infatti tramite la suzione, dà vita ad un riflesso nervoso che assicura una continua ed abbondante produzione di prolattina. Al contrario l'eccesso di accumulo nel seno inibirà la produzione di latte. È molto importante, quindi, fin dall'inizio, non interferire in alcun modo con i ritmi di suzione del neonato: l'allattamento dovrà essere a richiesta e non soggetto ad orari. È consigliabile trascorrere molte ore con il bambino, per comprendere e rispondere ai suoi bisogni, e accantonare per quanto possibile tutte quelle che sono le altre faccende, come i lavori di casa, gli impegni professionali e altro. Occorre tenere presente che ogni lattante ha esigenze particolari e che numero e ore dei pasti e durata delle poppate vanno adattati ad ogni singolo caso. I segnali di fame nel bambino sono molto evidenti, e compaiono prima del pianto (che è un segnale tardivo): in genere il neonato gira la testa, oppure si stiracchia, o apre le labbra tirando fuori la lingua in cerca del capezzolo. Quando la madre riconosce questi segnali è opportuno che allatti il bambino. Dal momento che non è possibile stabilire quanto latte assuma il bambino, è necessario usare strumenti alternativi per verificare l'adeguata alimentazione. L'aspetto del lattante, la quantità di urina emessa in un giorno, il comportamento tra un pasto e l'altro, possono indicare se si alimenta a sufficienza. Se il bambino urina tanto da bagnare sei pannolini al giorno, ed evacua 2-3 volte al giorno per le prime tre settimane, e almeno un volta ogni 3-4 giorni in seguito, e dimostra di stare bene, non c'è da preoccuparsi. Allattamento senza gravidanza, Allattamento indotto, Ri-allattamento: La produzione di latte può essere intenzionalmente ottenuta nella donna in maniera artificiale in assenza di gravidanza. Non è necessario che la donna sia mai stata gravida ed essa può anche essere nel suo periodo post-menopausa. Si definisce "allattamento indotto” la produzione di latte adeguata per allattare ottenuta intenzionalmente e artificialmente da parte di donne che non sono mai state gravide. Si definisce "ri-allattamento” la produzione di latte adeguata per allattare ottenuta intenzionalmente ed artificialmente da parte di donne che hanno già allattato in precedenza. L'allattamento senza gravidanza permette a madri adottive, normalmente iniziando con un sistema di nutrimento supplementare, di allattare il bambino adottato. Non vi sono, o sono modeste, le differenze tra la composizione del latte ottenuto come conseguenza di una gravidanza ed il latte ottenuto artificialmente. L'allattamento può essere indotto con stimolazione fisica o con droghe. In principio è possibile indurre la produzione di latte con il solo succhiare, con molta pazienza e perseveranza, i capezzoli. I capezzoli devono essere consistentemente stimolati con il succhiare o con un tiralatte, varie volte al giorno, ed i seni massaggiati e tirati (munti) per incoraggiare il flusso del latte. L'uso temporaneo di droghe che inducano il latte è pure utile, alcuni medici consigliano il domperidone, tuttavia occorre prudenza poiché non è un medicinale specifico. Possono essere utilizzate erbe medicinali stimolanti il latte; nella tradizione popolare si tramanda l'utilità come galattagogo del Fieno greco. Dopo iniziato il flusso di latte si adegua alla domanda. Cosa dice l'OMSL'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) raccomanda l'allattamento materno esclusivo per almeno i primi sei mesi di vita del bambino, mantenendo il latte materno come alimento principale fino al primo anno di vita pur introducendo gradualmente cibi complementari. Suggerisce inoltre di proseguire l'allattamento fino ai due anni e oltre, se il bambino si dimostra interessato e la mamma lo desidera. La posizione in cui il neonato è attaccato al seno è fondamentale per una buona suzione. Il neonato deve essere posto nelle condizioni migliori per succhiare col minimo sforzo. Nella posizione classica la madre deve stare seduta comodamente, su una sedia bassa o con i piedi poggiati su uno sgabello, in modo che le ginocchia rimangano sollevate, affinché le gambe sostengano il bambino ad un'altezza sufficiente per afferrare il seno, senza che quest'ultimo subisca trazioni, o in alternativa con qualche cuscino fra le gambe della madre e il bambino. La madre non deve abbassare il busto sopra il bambino, ma viceversa è il bambino che deve essere portato al seno. È importante che la madre ed il bambino siano nella posizione detta ventre contro ventre, cioè che non sia il fianco del bambino orientato verso la madre, ma il torace e il ventre. Il bambino sarà orizzontale, con il naso davanti al capezzolo e le ginocchia all'altezza dell'altra mammella, sostenuto da una o entrambe le braccia della madre. L'orecchio, la spalla e l'anca del neonato saranno allineati. Il neonato è attaccato correttamente quando: la sua bocca è ben aperta, prende oltre al capezzolo anche parte dell'areola, il labbro inferiore è incurvato in fuori è più visibile l'areola al di sopra del labbro superiore rispetto al labbro inferiore (i dotti galattofori sono spremuti dal movimento della lingua) il mento e il naso del neonato toccano il seno vi sono lente e profonde suzioni dopo qualche minuto di suzioni più rapide (il latte all'inizio esce più velocemente ed è più liquido) si può sentire il neonato deglutire e non vi sono schiocchi, segnali di una suzione a vuoto, né si vedono fossette sulle guance la mamma non avverte dolore, però nei primi giorni, anche se attaccato correttamente, è normale un leggero fastidio. La mano della mamma può aiutare a sostenere la mammella, ma non con le dita poste a forbice (rischiano di fare pressione sui dotti galattofori), bensì con la mano a "C", con le dita lunghe e il palmo sotto la mammella ed il pollice adagiato sopra. La Madonna Litta di Leonardo da Vinci raffigura la Madonna mentre allatta il Bambino. Modalità di Allattamento in culture diverse da quella italiana. L'allattamento descritto in vari testi in relazione anche a mondi culturali diversi è abbastanza prolungato presso i vari popoli e soprattutto verso gli indigeni. Oggi esso è prolungato presso i paesi tropicali, ma anche presso i nativi di altre zone in cui non è mai inferiore all'anno. Differenti sono le posizioni fatte assumere al lattante, alcune decisamente curiose. Talvolta nelle modalità di allattamento influisce la costituzione: nella donna pigmea le mammelle sono talmente pendule da poter essere rovesciate sulle spalle e consentire l'allattamento diretto del figlio che così viene trasportato sulla schiena. Nel Siam la donna allatta il proprio figlio sdraiata; consuetudini peraltro frequente tra le donne giapponesi. Anche nella tradizione eschimese, che tengono costantemente i figli 2-3 anni in un ampio cappuccio posto sul dorso, l'allattamento avveniva senza spostare il lattante dal suo alloggiamento. Per ragioni climatiche, al momento della poppata il bambino raggiunge la mammella materna attraverso i vestiti, passando al di sotto dell'ascella. Nella tradizione di numerosi popoli dell'Asia occidentale le madri nutrono i loro figli direttamente sulla culla, mantenuta sospesa da un gancio sul soffitto; le culle a terra hanno invece un apposito gancio trasversale su cui la madre può appoggiarsi durante l'allattamento. È stato dimostrato che l'allattamento materno è particolarmente vantaggioso anche per la madre, durante il periodo in cui una donna allatta il corpo della madre produce ormoni che favoriscono il rilassamento e la serenità, e che aumentano l'istinto materno e il legame affettivo con il bambino. Nelle donne che allattano c'è una drastica riduzione dei casi di depressione post-parto. Inoltre un contatto precocissimo con il bambino (nei primi minuti dopo il parto) stimola la produzione di ossitocina grazie alla quale la contrazione dell'utero risulta più rapida. L'allattamento permette alla madre di consumare i grassi accumulati durante la gravidanza, propria in vista del periodo di allattamento, e di ritornare quindi facilmente al peso forma. L'allattamento frequente ed esclusivo favorisce il ritardo del ritorno delle mestruazioni e permette al corpo della madre di aumentare le proprie riserve di ferro, che in genere diminuiscono con le mestruazioni. È dimostrato infine che allattare riduce il rischio di tumore alle ovaie e alla mammella. Legame madre-bambino: Il bambino ha vissuto per nove mesi nell'utero materno, una volta nato ha estrema necessità di continuare a mantenere il contatto continuo con la madre, soddisfacendo i propri bisogni in modo immediato. L'allattamento materno risponde a questa esigenza. Il legame materno è rafforzato grazie all'allattamento con il rilascio di ormoni che aumentano i naturali sentimenti positivi di accudimento verso il bambino. È dimostrato che fra le madri che allattano si riduce dell'80% l'insorgere della depressione post-parto. Il padre del bambino può sostenere la madre, che si dedica prevalentemente al bambino, in molti modi diversi: si è visto come questo può favorire un buon allattamento, e rafforza anche il rapporto del padre con il bambino. Sebbene alcuni padri si sentano esclusi dalla possibilità di nutrire il bambino, altri invece ritengono l'allattamento al seno un'ottima esperienza di legame familiare. È importante che i doveri familiari e di lavoro siano ridistribuiti in modo da gravare di meno sulle spalle della donna, che dovrebbe in questo momento accudire il bambino. Nel caso la donna debba tornare a lavorare quando il bambino è ancora piccolo, è possibile spremere il latte materno (manualmente, o con gli appositi tiralatte reperibili in commercio) e conservarlo in frigorifero (un giorno) o nel congelatore (tre mesi) per poi somministrarlo al neonato, possibilmente con un bicchierino o un cucchiaino, o con il biberon. Anche se questo metodo non risponde al bisogno di suzione non nutritiva, è comunque un ottimo metodo per permettere alla donna di allontanarsi

 

 

ANCA:

Bacino umano. Protesi d'anca: L'anca è lo scheletro osseo del bacino. Descrizione: È composta di due parti simmetriche, formate ciascuna da tre ossa che si fondono tra loro abbastanza precocemente. Ischio, ha la forma di una L, con l'angolo rivolto all'indietro e in basso, quest'angolo forma la tuberosità ischiatica che regge il peso del corpo in posizione seduta, è quello di maggiori dimensioni e forma la parte superiore ed esterna del bacino, il suo margine superiore costituisce la cresta iliaca. Posteriormente si articola con l'osso sacro. Osso pubico, è posto anteriormente e presenta un braccio grosso modo orizzontale che si unisce all'ileo ed un braccio rivolto in basso e all'indietro che si unisce all'ischio Sulla superficie esterna del bacino, le tre ossa concorrono a formare una depressione di forma quasi emisferica, chiamata acetabolo, entro la quale si articola la testa del femore, il primo osso della gamba. In corrispondenza del pube le due parti controlaterali si articolano anteriormente tra di loro tramite una sinfisi pubica.

 

ANZIANI:

Con senilità (più volgarmente detta anzianità o vecchiaia) ci si riferisce alle età prossime al termine della vita media degli esseri umani, l'ultima parte del ciclo vitale umano. Vengono usati vari eufemismi per indicare le persone in età senile. Le persone anziane hanno limitate capacità rigenerative e sono più vulnerabili a disturbi, malattie e sindromi rispetto agli altri adulti. Definizione - La senilità non può essere definita con precisione poiché questo concetto non ha lo stesso significato in tutte le società. In molte parti del mondo, gli individui vengono considerati anziani in seguito a certi cambiamenti nella loro attività o nel loro ruolo sociale, come ad esempio quando diventano nonni, o quando per l'avanzare dell'età si trovano costretti a svolgere mansioni diverse e/o a diminuire i ritmi di lavoro. Tendenzialmente si crede che a 65 anni inizi la vecchiaia perché i lavoratori iniziano a ritirarsi dal lavoro percependo una pensione sociale. Nel mondo, il numero degli ultra-sessantacinquenni è in forte aumento; per lo più questa crescita è concentrata nei paesi in via di sviluppo. Essa è sicuramente anche simbolo positivo sulla qualità della vita dei cittadini, ma contemporaneamente crea una serie di esigenze e problemi da affrontare per evitare gravi conseguenze socio-economiche in prospettiva futura. Durante la vecchiaia l'intero organismo diventa più debole e meno efficiente rispetto alla giovinezza: le ossa diminuiscono di dimensioni e densità, la pelle perde di elasticità, diventando più rugosa, e si assottiglia; i capelli si diradano ed imbiancano; le capacità escretorie dei reni diventano inferiori; il gusto, l'udito, la vista possono peggiorare; l'indurimento delle arterie ed il deposito di grassi nei vasi sanguigni rende più difficile la circolazione sanguigna; la fertilità, soprattutto quella femminile, decresce. Per tutte queste ragioni aumentano le proposte di ausilium sugli ausili per anziani e disabili:  carrozzine, montascale, materassi, letti ed altri prodotti dedicati alla terzà età hanno sempe più riscontro nelle vendite anche con prezzi scontati.  Situazione Stati Uniti - Partita nel 2003, in America l’età minima per percepire la pensione sociale salirà gradatamente per arrivare nel 2027 ai 67 anni. La percentuale della popolazione con 65 anni è aumentata dal 4% del 1900 al 13% del 1990. Nel 1900 solo 3 milioni della popolazione americana aveva 65 anni. Nel 1998 il numero dei “senior” era intorno ai 34 milioni. Esperti demografici stimano che nel 2020 saranno circa 50 milioni di americani ad avere più di 65 anni, circa il 17% della popolazione. Negli anni 90 l’aspettativa di vita era 80 anni per le donne e 73 per gli uomini. Le donne americane che avevano 65 anni nel 1990 possono aspettarsi di vivere altri 19 anni circa, gli uomini invece 16. Europa - L’invecchiamento della popolazione europea è in graduale aumento e dati dell’Eurostat avvertono che si potrebbe arrivare ad una riduzione della “crescita potenziale” annua del PIL europeo, dall’attuale 2-2,5% all’1,5% nel 2025, fino all’1,25% nel 2040. Secondo uno studio del 2005 della Commissione europea, riportato dal periodico Euronote, il rapporto tra la popolazione di età inferiore ai 15 anni o che abbia compiuto almeno 65 anni, da un lato, e la popolazione compresa tra i 14 e i 64 anni, dall’altro, passerà dal 49% del 2005 al 66% nel 2030. In particolare, nel periodo 2005-2050, la fascia di età tra 55 e 65 anni (cioè i lavoratori anziani) aumenterà dell’8,7 %, mentre il numero di individui nella fascia di età compresa tra 65 e 79 anni (le persone anziane) raggiungerà il 44%, e quello delle persone molto anziane (aventi almeno 80 anni) aumenterà di una percentuale pari al 180%. » Sono tre i fattori rilevanti: una bassa fecondità, il progressivo allungamento della vita media e il sempre maggiore numero di persone di età superiore ai 65 anni, nell’ottica di quella generazione del dopo guerra definita baby-boom che andrà a incrementare la schiera di persone anziane.  In molti casi l’apporto dell’immigrazione è riuscito a compensare alcuni effetti negativi dell’invecchiamento, contrastando la denatalità e sostenendo la crescita della popolazione. Dai rapporti ISTAT intorno al 2010 le persone con più di 65 anni saranno pari 20,5%, in crescita rispetto al 2005 di un punto percentuale, nel 2020 sarà il 23,2%, nel 2030 il 27% e nel 2050 arriverà al 33,6%. Italia - Nessun Paese dell’Europa Occidentale ha un tasso di nascite per donna che corrisponda al livello minimo di mantenimento della popolazione (2,1 figli per donna) indicato dai demografi. L’Italia, se non fosse per le nascite registrate negli ospedali dei figli d’immigrati residenti ma non cittadini italiani, si avvierebbe a diventare il Paese del mondo con il minor numero di nati con un tasso di 1,2. Cosa fare: Anziani che giocano a bocce in un circolino di Monza La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) e la FERPA (Federazione europea dei pensionati e delle persone anziane) ritengono che bisognerà affrontare non una crisi, ma piuttosto un nuovo ciclo demografico, che crea nuove opportunità per la società. Occorrerà modernizzare le istituzioni sociali, economiche e del lavoro: più posti di lavoro di migliore qualità, un mercato del lavoro che sia più inclusivo (in particolare per giovani, donne e lavoratori anziani) con maggior flessibilità di orari, un’istruzione e una formazione efficaci, una società insomma più aperta a tutti. La spesa sociale dovrà essere considerata come un investimento e non come un costo o un onere che pesa sulla competitività economica. A tal proposito la Commissione europea ha recentemente pubblicato "The demographic future of Europe, from challenge to opportunity", un testo su cui si aprirà un confronto con le parti sociali, proponendo cinque punti contro “la bomba demografica” dovuta all’invecchiamento: aiutare i lavoratori ad equilibrare la vita professionale, familiare e privata in modo che i potenziali genitori possano avere il numero di figli che desiderano; migliorare le opportunità di lavoro per i lavoratori anziani; aumentare la produttività valorizzando il contributo apportato sia dai lavoratori anziani sia da quelli giovani; sfruttare l'impatto positivo dell'immigrazione sul mercato del lavoro; garantire finanze pubbliche sostenibili per garantire la protezione sociale. Diversi governi offrono la pensione di vecchiaia o la possibilità di un riscattabile piano pensionistico. Nella cultura occidentale ci sono ancora molti pregiudizi sugli anziani e discriminazioni, ossia l’ageismo (Butler USA 1960) il pensiero secondo cui chiunque abbia raggiunto una età anagrafica avanzata è considerato anziano. La gerontologia studia il processo di invecchiamento e la geriatria studia le malattie che affliggono gli anziani.

 

ALZEHIMER:

Il morbo di Alzheimer è una demenza degenerativa invalidante ad esordio prevalentemente senile (oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca presenile - prima dei 65 anni) e prognosi infausta. Prende il nome dal suo scopritore, Alois Alzheimer. La sua ampia e crescente diffusione nella popolazione, l'assenza di una valida terapia, e gli enormi impatti in termini di risorse necessarie (emotive, organizzative ed economiche) che ricadono sui familiari dei malati, la rendono una delle patologie a più grave impatto sociale del mondo

 

ARTI INFERIORI:

Gli arti inferiori (o pelvici) sono le appendici che si articolano con il tronco nella sua parte inferiore. Anatomia umana , Regioni dell'arto inferiore, Vascolarizzazione e sistema nervoso, Patologia, Anatomia comparata. Anatomia umana: Gli arti inferiori nell'uomo servono alla locomozione, il sostegno è assicurato dalle ossa dell'arto inferiore. Il collegamento col tronco avviene mediante il cinto pelvico detto anche bacino. Regioni dell'arto inferiore: Procedendo dall'alto verso il basso, l'arto inferiore è suddiviso in: anca coscia gamba piede. Le articolazioni sono due: -il ginocchio: esso permette il movimento fra coscia e gamba; -la caviglia: è situata fra la gamba ed il piede. Vascolarizzazione e sistema nervosoIl flusso sanguigno è assicurato dall'arteria iliaca esterna mentre il sistema nervoso controlla gli arti inferiori mediante i nervi tibiale e peroniero. Patologia - Esistono varie patologie congenite che colpiscono gli arti inferiori, più o meno gravi come la loro assenza o la presenza della sola estremità della gamba (focomelia). La fusione fra i due arti inferiori prende il nome di sieromelia che è associata alla mancanza dei piedi. Altre malformazioni congenite sono: la lussazione congenita dell'anca il piede valgo alterazioni nella forma o nel numero delle dita.

 

ARTICOLAZIONI:

Articolazione coxo-femorale (enartrosi); nell'animazione sono evidenziati solo i movimenti di adduzione e abduzione.Le articolazioni sono dispositivi giunzionali tra capi ossei, interconnessi tramite i tessuti connettivi. A seconda della loro differente mobilità, cioè della loro escursione, possono essere di tipo mobile (ad esempio l'articolazione della spalla), semimobile (fra le vertebre) o fisso (ossa del cranio). Si dividono in sinartrosi e diartrosi. 1 Sinartrosi, Sinfibrosi, Suture, Gonfosi, Sindesmosi, Sincondrosi1.,Sinfisi, Diartrosi, Artrodie, Enartrosi2.3 Condiloartrosi ,A sella, Ginglimo laterale o trocoide, Ginglimo angolare o troclea. Sinartrosi: Le sinartrosi sono dispositivi giunzionali tra due capi ossei continui. Possono essere suddivise in tre sottocategorie rispetto al tessuto connettivo che si infrappone tra gli stessi capi ossei in sinfibrosi (tessuto fibroso), sincondrosi (tessuto cartilagineo ialino) e sinfisi (cartilagineo fibroso). Sinfibrosi: Nelle sinfibrosi, o anfiartrosi o articolazioni fibrose, il tessuto di congiunzione è prevalentemente costituito da connettivo ricco di collagene, e in alcuni casi abbondante in fibre elastiche. Si distinguono all'interno delle articolazioni fibrose tre diverse categorie: suture, gonfosi e sindesmosi. Suture: Per approfondire, vedi la voce Suture del cranio. Le suture presentano tessuto connettivo denso che costituisce la membrana di sutura, o legamento di sutura, e si verificano tra le ossa del cranio, per lo più tra ossa piatte. La membrana di sutura presenta regioni differenziate al fine di permettere l'accrescimento osseo, le superfici di sutura delle ossa che si affrontano nella sutura sono invece rivestite da un sottile strato di cellule osteogeniche in continuità con il periostio. In alcune suture il tessuto connettivo si ossifica con il tempo, in questo caso la sutura diventa una sinostosi. Le suture possono essere, in base alla forma delle superfici che si affrontano, distinte in: Seghettata - caratterizzata da margini ossei che posseggono sporgenze e rientranze che si incastrano tra loro Dentata - caratterizzata da margini ossei con sporgenze più fini rispetto a quelle della sutura seghettata e che spesso si espandono verso l'estremità libera Armonica - caratterizzata da margini ossei lisci Squamosa - caratterizzata da margini ossei tagliati a sbieco Limbica - caratterizzata da margini ossei tagliati a sbieco e reciprocamente seghettate Schindilesi - caratterizzata dalla cresta di osso che si adatta al solco di un osso adiacente Gonfosi: Le gonfosi, o articolazioni a piolo-alveolo o alveolodentarie, sono un tipo di articolazioni fibrose caratteristiche per la fissazione dei denti nelle proprie cavità alveolari. La fissazione avviene grazie al collagene del parodonto che connette il cemento del dente all'osso mandibolare o mascellare. Non viene considerata una vera e propria articolazione in quanto non prevede l'unione di segmenti ossei. Sindesmosi :Le sindesmosi sono articolazioni fibrose in cui il mezzo congiungente le due ossa che vanno ad articolarsi è un legamento interosseo, una sottile corda fibrosa o una membrana aponevrotica. Ne sono un esempio l'articolazione radio-ulnare media, la tibio-fibualre distale e la sacro-iliaca. SincondrosiLe sincondrosi sono caratterizzate dalla presenza, di un sottile strato di cartilagine che può, col tempo, essere sostituito da tessuto osseo, determinando la trasformazione della sincondrosi in sinostosi. Classi esempi di sincondrosi sono l'articolazione sterno-costale della prima costa e le varie articolazioni che si instaurano durante lo sviluppo di ossa lunghe tra epifisi e diafisi. SinfisiLe sinfisi presentano un disco fibrocartilagineo di connessione, le superfici articolari delle ossa a contatto con il disco fibrocartilagineo della sinfisi sono rivestite da cartilagine ialina. Esempi sono la sinfisi pubica, l'articolazione tra i corpi delle vertebre e quella tra il manubrio e il corpo dello sterno. La maggior parte delle sinfisi non va incontro a sinostosi, sussistono tuttavia alcune eccezioni. Diartrosi Illustrazione di una articolazione sinoviale (diartrosi). Le diartrosi sono dispositivi giunzionali tra due capi ossei contigui. Questo tipo di articolazione permette un certo grado di mobilità alle ossa affrontate. Nelle diartrosi i capi ossei sono rivestiti da cartilagine ialina la quale svolge una funzione motoria di compressibilità ed elasticità. La cartilagine consta di tre strati di collagene (profondo, intermedio e superficiale). Le diartrosi possono, inoltre, essere armoniche, con capi ossei corrispondenti, e disarmoniche; in tal caso le discordanze sono eliminate tramite i menischi fibrocartilaginei. Questi permettono scambi nutritivi e una maggiore sollecitazione meccanica. Esternamente la capsula articolare, un manicotto fibroso, ricopre l'intera articolazione, fissandosi ai margini della cartilagine. Profondamente ad essa si trova la membrana sinoviale che può essere: semplice se ridotta ad un esile strato fibroso o complessa se spessa e ricca di cellule, vasi e nervi. L'articolazione è costituita anche da legamenti a distanza o periferici. Infine la cavità articolare è lo spazio presente tra i capi ossei e capsula articolare ripieno di liquido sinoviale proveniente dal plasma sanguigno e arricchito con sostanze nutritive; attutisce gli urti. Le diartrosi possono essere classificate come: Diartrosi: enartrosi; condiloartrosi; sella; ginglimo angolare; ginglimo laterale; Artrodie: Le due superfici articolari sono pianeggianti e consentono solo movimenti di scivolamento dei due capi articolari, (non consentono movimenti angolari) un esempio sono quelle tra i processi articolari delle vertebre. Poiché la capsula di un'articolazione a superfici piane è sempre tesa, il movimento concesso è limitato ma multidirezionale (uniassiale). Enartrosi: I due capi ossei sono "sferici", uno concavo e l'altro convesso e compiono movimenti angolari su tutti i piani, inclusa la rotazione. Un esempio è l'articolazione coxo-femorale, (articolazione dell'anca). Condiloartrosi: I due capi ossei sono ellissoidali uno concavo (cavità glenoidea) e l'altro convesso (condilo) e permettono un movimento angolare su due piani. Un tipico esempio è l'articolazione temporo-mandibolare. Per precisione l'articolazione temporo mandibolare è una diatrosi doppia formata da due articolazioni sovrapposte con interposto un disco completo che le separa. Sono una superiore (articolazione disco-fossa glenoide) e una inferiore (articolazione disco-condilo). Un altro esempio è l'articolazione omero-radiale. A sella: I due corpi sono biassiali concavi e convessi ad incastro reciproco e permettono una rotazione assiale. Si chiamano così perché le superfici articolari hanno la forma di una sella di cavallo concava longitudinalmente e convessa trasversalmente, come per esempio l'articolazione fra il trapezio e il primo osso metacarpale. Ginglimo laterale o trocoide: I due capi ossei sono cilindri, uno cavo e uno pieno, con l'asse del cilindro parallelo all'asse longitudinale delle ossa. Il movimento è rotatorio, per esempio le articolazioni prossimale e distale tra radio e ulna e l'articolazione atlantoassiale (o atlo-assiale) mediana tra il dente dell’epistrofeo e un anello osteofibroso formato dall’arco anteriore e dal legamento trasverso dell’atlante. Ginglimo angolare o troclea.I due corpi ossei sono cilindri con l'asse del cilindro perpendicolare all'asse del capo longitudinale delle ossa. Il movimento è angolare ad esempio l'articolazione del gomito, tra ulna e omero.

 

ASSISTENZA INFERMIERISTICA:

L'assistenza infermieristica o nursing è una disciplina focalizzata nell'assistere e prendersi cura degli individui, le famiglie e le comunità per ottenere, riottenere e mantenere salute e funzionalità ottimali. "Funzione specifica dell'infermiere è quella di assistere l'individuo, sano o malato, per aiutarlo a compiere tutti quegli atti tendenti al mantenimento della salute o della guarigione (o prepararlo a morte serena) –atti che compirebbe da solo se disponesse della sua forza, della volontà, o delle cognizioni necessarie- e di favorire la sua partecipazione attiva in modo da aiutarlo a riconquistare il più rapidamente possibile la propria indipendenza” (Virginia Henderson). Oggi più che di assistenza infermieristica si parla di Processo di assistenza: Il processo di assistenza- L'assistenza è la disciplina che consente al professionista adeguatamente formato di rilevare e rispondere al bisogno di salute attraverso l'utilizzo della strategia del problem solving. Il processo di assistenza consiste nella presa in carico dell'individuo che presenti un bisogno di salute. Infermiera: È generalmente considerato come un approccio sistematico di problem solving che viene utilizzato nell'assistenza infermieristica individualizzata. È utilizzato dagli infermieri per identificare e trattare le risposte umane a problemi reali o potenziali. Esso possiede le seguenti caratteristiche: modello per erogare assistenza infermieristica ai pazienti alle famiglie e alla comunità è ordinato e sistematico; è interdipendente; offre assistenza individualizzata; è centrato sul paziente e sui suoi punti di forza; il suo uso è appropriato in tutto l'arco della vita; può essere usato in tutti gli ambienti. Il processo d'assistenza ha come importanza: Promuove la collaborazione tra le varie discipline e figure professionali, Incoraggia la partecipazione del paziente e promuove la sua autonomia, Spiega agli altri le funzioni di un infermiere, Promuove l'assistenza personalizzata, È efficiente (miglior rapporto costo-beneficio). Fasi del processo di assistenza: Le fasi del processo di assistenza sono: Accertamento: nel processo di nursing l'accertamento è la raccolta sistematica di dati soggettivi e obiettivi, con lo scopo di esprimere un giudizio infermieristico clinico su un paziente. Diagnosi: diagnosticare le risposte umane a dei problemi di salute reali o potenziali, è la seconda fase del processo. Le diagnosi sono gli atti clinici dell'identificazione dei problemi ma anche la definizione di tali problemi. Problemi collaborativi: problema che l'infermiere deve riconoscere e risolvere in collaborazione con le altre figure sanitarie. Identificazione degli obiettivi: questa è una fase integrale, che porta a considerare i problemi e a usare i punti di forza del paziente nella pianificazione degli interventi. Pianificazione: questa fase riguarda la preparazione di un piano di assistenza che sovrintende e coordina le attività dell'equipe nell'erogazione dell'assistenza. Attuazione: questa è la fase attiva del processo di nursing. È l'inizio reale del piano e il riconoscimento delle azioni infermieristiche e delle risposte del paziente a queste azioni. Valutazione: si riferisce al giudizio: l'infermiere scopre perché il piano di assistenza è stato un successo o un fallimento. L'infermiere valuta le reazioni del paziente agli interventi e giudica se l'obiettivo è stato raggiunto.

 

ASSISTENZA SANITARIA:

L'assistenza sanitaria, disciplinata dall'articolo art. 32 della Costituzione italiana, garantisce il diritto di salute dei cittadini. L'attività di coordinamento e garanzia di questo primario diritto dei cittadini è di competenza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, mentre le regioni ne attuano le finalità.

 

BUSTO:

Il torso, anche detto busto, è la sezione dell'organismo umano che si estende, anteriormente, tra il collo e la vita; essa si oppone strutturalmente al dorso o schiena, la parte compresa tra la nuca e la sommità dei glutei: queste, insieme, formano il torace. Anatomia del torso La gabbia toracica è la più importante formazione ossea del torso. Il torso è il vero centro pulsante del corpo umano: in esso si raccolgono infatti organi vitali, importantissime ossa e numerosi muscoli. Tra le ossa ricordiamo la presenza delle clavicole e della gabbia toracica, quest'ultima formata dalle costole e dallo sterno: Le clavicole [dal latino clavicula, ae, nel significato di piccola asta] sono due ossa di medie dimensioni posizionate orizzontalmente nella parte più alta del torso; si collegano esternamente ciascuna ai corrispondenti scapola e omero, mentre internamente entrambe giungono allo sterno. Le clavicole sono parte integrante dei cingoli scapolari, complesse articolazioni aventi la funzione di sorreggere e muovere le spalle attraverso il moto coordinato delle tre ossa che li compongono (appunto le clavicole, ma anche gli omeri e le scapole); è importante infine dire che sono pochissimi gli animali dotati di clavicole: la maggior parte di essi non è infatti in grado di compiere il tipico movimento di rotazione del braccio umano, il quale è permesso dalla presenza di queste due fondamentali ossa. Lo sterno [dal greco sternon, che sta per largo, disteso] è l'osso centrale anteriore della gabbia toracica: ad esso si collegano tutte le altre ossa del torso (escluse le costole fluttuanti). Lo sterno è un osso piatto, da cui il nome, che serve come protezione al timo e soprattutto al cuore, organi basilari delle circolazioni linfatiche e sanguigna, i quali si trovano più in profondità nel torace rispetto ad esso. Le coste [dall'antico slavo kosti, significante osso], in numero di 24, sono una serie di ossa curve che partono dalle vertebre toraciche e, dopo un largo giro, giungono a congiungersi allo sterno: esse sono le componenti fondamentali della gabbia toracica. Le coste sono essenziali per compiere i due movimenti della respirazione: avvicinandosi tra loro danno luogo all'espirazione, mentre allontanandosi fanno avvenire l'inspirazione. Le prime 7, articolate direttamente con lo sterno, sono dette coste vere, dall'ottava alla decima sono dette coste false, raggiungono infatti lo sterno solo dopo essersi fuse con la settima costa, l'undicesima e la dodicesima sono dette coste fluttuanti, non sono infatti articolate con lo sterno e durante la respirazione seguono movimenti propri. I muscoli che permettono il movimento del torso sono numerosi: tra essi ricordiamo i grandi pettorali, i piccoli pettorali, i muscoli intercostali, i dentati ed il diaframma. I grandi pettorali sono i più estesi muscoli del torso: essi si uniscono, simmetricamente, allo sterno, alle clavicole e agli omeri; fanno dunque parte del cingolo scapolare, in quanto servono al movimento delle spalle e delle braccia in avanti. I loro muscoli concorrenti, gli infraspinati, si trovano invece nel dorso e servono per il movimento esattamente opposto delle braccia. I piccoli pettorali e i muscoli intercostali sono al pari del diaframma muscoli essenziali per la respirazione, in quanto causano contraendosi l'espirazione e distendendosi l'inspirazione. I primi sono collegati alle clavicole e alle costole e vengono totalmente nascosti alla vista dai grandi pettorali, mentre i secondi sono molto numerosi e si trovano tra costola e costola, anch'essi in posizione poco visibile. I dentati sono dei piccoli muscoli situati simmetricamente rispetto allo sterno nei punti estremi del torso, direttamente sotto le ascelle. Il rilasciamento dei muscoli dentati permette l'aumento di volume in profondità della cassa toracica, e quindi l'inspirazione; viceversa la loro contrazione causa l'espirazione, provocando una diminuzione del volume toracico. Il diaframma è un muscolo interno alla gabbia toracica, esteso orizzontalmente alla base di essa da una parte all'altra; la sua funzione è duplice: principalmente i suoi movimenti permettono la respirazione (nel particolare, la sua contrazione permette l'inspirazione ed il suo rilassamento l'espirazione), siccome causano aumenti e diminuzioni del volume polmonare, ed in secondo luogo esso serve da divisione tra gli organi del torace (cuore, polmoni) e quelli dell'addome (stomaco, fegato, intestino ecc.). Nel busto si trovano anche organi appartenenti al sistema linfatico e circolatorio: il cuore ed il timo. Il cuore [dal latino cors, cordis, derivante a sua volta dalla radice indoeuropea skar, skard che indicava salto o battito] è l'organo centrale dell'apparato circolatorio: la sua funzione è pompare il sangue povero di ossigeno ricevuto dalle vene nelle arterie, affinché esso passi attraverso i polmoni e venga ossigenato. In quanto garantisce la vita, esso è uno degli organi più protetti dell'intero organismo umano: ai lati, posteriormente e superiormente è difeso dalla massa dei polmoni, in basso dal diaframma e sul davanti dallo sterno. Il timo è invece un organo del sistema linfatico, situato dietro lo sterno e davanti al cuore; il suo ruolo all'interno dell'organismo è generare, durante l'infanzia, i linfociti T: nel corso della crescita esso comincia ad atrofizzarsi, fino al momento in cui tutto il tessuto linfatico è stato sostituito da adipe (nell'adulto). Giunti a questo punto, il timo non è più in grado di svolgere la sua attività, e quindi non è più un organo essenziale: un uomo che abbia superato la pubertà può benissimo vivere senza di esso. Anche alcune parti dell'apparato respiratorio e di quello digerente, come i polmoni, la trachea, i bronchi e l'esofago, si trovano nel torso: La trachea [dal greco ??a?e?a, rugosa, a causa della sua conformazione ad anelli] e i bronchi [dal greco ß??????, significante gola] sono due importanti tratti dell'apparato respiratorio. La prima si collega superiormente alla laringe, ed è costituita da un tubo molle reso solido dalla presenza di diversi anelli cartilaginei disuguali; al suo interno sono presenti alcuni peduncoli o peli aerei. I secondi sono una diretta diramazione della trachea: partendo da essa, ognuno giunge ad immettersi in un polmone. La loro struttura è simile a quella tracheale: anch'essi sono circondati da formazioni di cartilagine e dotati di peli protettivi. I polmoni [dal latino pulmo, monis, derivante dalla radice pul- nel significato di galleggiare: questo è infatti l'effetto di un polmone immesso nell'acqua] sono invece due grossi organi interni, i più voluminosi del torso. La loro funzione è ossigenare il sangue, che passa attraverso le vene e le arterie polmonari, grazie all'aria ricca di ossigeno ricevuta dai bronchi e contemporaneamente liberare gli eritrociti dell'anidride carbonica; tali scambi avvengono all'interno di apposite minuscole sezioni chiamate alveoli polmonari. L'esofago [dal greco ?esophagus, a sua volta derivante dalle voci oiso e phagein, che significano portare e mangiare; lett. ciò che trasporta il cibo] è un tratto intermedio del tubo digerente, l'unico che appartiene al torso; esso consiste in un fascio muscolare mucoso all'interno che, grazie ai movimenti peristaltici, trasporta, raffreddandolo, il bolo alimentare fino allo stomaco. Esso ha dunque due soli collegamenti: quello superiore con la faringe e quello inferiore con il cardias, la bocca dello stomaco. Infine, nella parte esterna del torso ci sono anche i seni, appartenenti dell'apparato genitale femminile: Le mammelle, presenti solo nella donna ed in numero di due, sono ghiandole esterne simmetriche rispetto allo sterno atte alla produzione di latte durante il periodo dell'allattamento; ognuna di esse è costituita da una massa adiposa tondeggiante, da un'areola e da un capezzolo, quest'ultimo posseduto anche dall'uomo. Visibilmente i torsi del maschio e della femmina restano esternamente uguali fino alla pubertà, momento in cui inizia nelle ragazze lo sviluppo e l'ingrandimento del seno in vista della maternità; nessuna modificazione si nota invece nell'uomo. Patologie del torso: In quanto formato da numerose e differenti sezioni, è impossibile parlare di malattie che colpiscono il torso in generale; per questa motivazione, per il contenuto di questa sezione si rimanda agli articoli trattanti in maniera più specifica i vari organi componenti il busto.

 

BYPASS:

Bypass aorto-coronarico. Prelievo delle vene dalle gambe (a sx) e installazione del bypass (in basso). Il perfusionista e la macchina cuore-polmone sono a dx. Il Bypass aorto-coronarico (CABG o cabbage, da Coronary Artery Bypass Graft surgery) è l'intervento cardiochirurgico a maggior frequenza di esecuzione. I primi interventi di questo tipo vennero effettuati nel 1969 e da allora la tecnica è molto progredita. Il bypass permette di superare un condotto vascolare ostruito parzialmente o totalmente. Il cardiochirurgo effettua un'incisione longitudinale sul torace, attraverso lo sterno, detta sternotomia mediana. Attraverso questa incisione il chirurgo accede al cuore ed all'aorta. A valle del restringimento sutura un tratto di vena safena prelevata dal paziente, o più recentemente di arteria mammaria. Successivamente collega l'altra estremità a monte del restringimento o dell'occlusione. In questo modo il sangue avrà un passaggio per aggirare l'ostacolo. Tipologie di interventi: Separazione dell'arteria coronaria destra dal tessuto circostante, durante intervento tradizionale. Il tubo in basso riporta il sangue dalla macchina cuore-polmone. Il bypass aorto-coronarico può essere effettuato attraverso due metodologie: Intervento tradizionale - Il paziente tramite alcune cannule viene collegato ad una macchina cuore-polmone, dopodiché il cuore viene fermato attraverso una soluzione cardioplegica. Intervento a cuore pulsante - Il cuore del paziente continua a battere durante l'operazione. Questo metodo comporta rischi minori per alcune tipologie di pazienti. MIDCAB - (Minimally Invasive Direct Coronary Artery Bypass Surgery, bypass coronarico mediante procedura chirurgica mini-invasiva). Questa metodica prevede l'accesso al cuore tramite una incisione di 8-10 centimetri praticata al 4o o al 5o spaziointercostale dell'emitorace anteriore sinistro. Per il bypass viene utilizzata l'arteria mammaria interna di sinistra che risulta essere il vaso più importante per la rivascolarizzazione del miocardio infartuato. La peculiarita' della Midcab, oltre che nella minimizzazione dell'accesso toracico (non è necessaria la sternotomia con conseguente riduzione del dolore nel postoperatorio), sta nella possibilita' di intervenire anche a cuore battente. Anestesia epidurale - In tempi recentissimi sono stati praticati interventi di questo tipo con pazienti in anestesia epidurale, il che ha aperto nuove prospettive in quanto, soprattutto nei pazienti anziani, si evitano i rischi di un'anestesia generale. Per il bypass vengono utilizzate: La safena - Un tratto di vena safena viene prelevato dalla gamba del paziente ed utilizzato per effettuare i bypass. Questo tipo di intervento (praticato soprattutto in passato) ha una durata limitata. Dopo circa dieci anni il 60-65% dei bypass è ostruito a causa della differenza di dimensioni fra la vena e l'arteria. Arteria toracica interna - L'arteria toracica interna (o mammaria) ha oggi un utilizzo più elevato nei bypass. Questo metodo ha una durata maggiore (dopo dieci anni il 95% dei bypass è in ottime condizioni). Inoltre è meno invasivo in quanto l'arteria mammaria non viene spostata di sede. Arteria radiale - Se la perfusione dell'avambraccio è garantita dalle altre arterie e altri vasi non sono utilizzabili per l'intervento, talvolta si utilizza questa arteria. Tecniche recenti - Per aumentare l'efficacia dall'intervento si stanno sperimentando e utilizzando metodi recentissimi come i graft arteriosi, la Y arteriosa e l'uso dell'arteria gastroepiploica destra. Benefici: I benefici sono la diminuzione drastica dell'infarto del miocardio, un recupero di forze e l'eliminazione del dolore dovuto all'ostruzione. I rischi sono: sanguinamento postoperatorio, infezioni, ictus, infarto miocardico perioperatorio, insufficienza renale, insufficienza respiratoria, morte. La mortalità dell'intervento si aggira intorno all'1%. In Italia è stato condotto uno studio degli esiti a breve termine di interventi di bypass aorto-coronarico nelle cardiochirurgie partecipanti tra il 1º gennaio 2002 e il 30 settembre 2004[2]. Il Progetto BPAC era su base volontaria. In USA questo genere di studi vengono fatti a vantaggio dei malati e i loro famigliari che possono così valutare con trasparenza a chi rivolgersi per le cure.

 

CARDIOLOGIA:

La cardiologia è una branca della medicina che si occupa dello studio, della diagnosi e della cura (farmacologica e/o invasiva) delle malattie cardiovascolari acquisite o congenite. Il cuore: La cardiologia è una disciplina che negli anni più recenti si è molto evoluta e al suo interno si sono sviluppate specialità come l'emodinamica e l'elettrofisiologia. Va inoltre segnalato che il miglioramento terapeutico medico e chirurgico delle Cardiopatie congenite ha permesso la sopravvivenza di numerosi bambini che diventati adulti hanno determinato il crearsi di una nuova branca della Cardiologia che è quella dedicata al Cardiopatici Congeniti Adulti. Chi si occupa di tale branca della medicina, come medico specialista, viene chiamato cardiologo. Oltre che della cura di malattie cardiovascolari, scompensi, anomalie, il cardiologo si occupa della prevenzione cardiovascolare e della riabilitazione del paziente sottoposto ad intervento cardiochirurgico. Le malattie cardiovascolari sono ancora la prima causa di morte al mondo (50 % del totale dei paesi sviluppati e 25% nei paesi in via di sviluppo) Fra le malattie cardiache più diffuse ritroviamo l' Angina stabile acuta e l'Infarto miocardico acuto. Storia della cardiologia: I primi stetoscopi: In tempi antichi gli esseri umani hanno ritenuto il cuore da molto tempo come un organo particolarmente vulnerabile, fino dai tempi dell'era della pietra. I cinesi i greci e i romani hanno dedicato molta attenzione all'attività meccanica del cuore e al suo impulso. Anche i principali filosofi antichi si sono dedicati allo studio della fisiologia cardiaca, Platone affermava che mentre il fegato forniva le premesse, il cuore e il cervello erano il presupposto necessario per la vita umana, Aristotele affermava che il cuore era fonte di calore e di vita. Seneca nelle sue lettere aveva descritto per primo un esempio di angina pectoris, anche se è ancora discusso se invece la sua descrizione potesse essere ricondotta ad un episodio di infarto miocardico. I dolori provenienti dal petto e persino il termine angina li si trovano anche nei testi di Ippocrate, ma probabilmente si trattano di aggiunte fatte in epoche successive. Erofilo e Erasistrato fecero molte scoperte nel campo della cardiologia anatomica anche grazie alla loro tecnica di dissezione umana, il secondo ad esempio scoprì l'esistenza delle valvole cardiache. Diocle fece importanti scoperte per quanto riguarda la pressione del sangue nei ventricoli e Prassagora la differenza fra vene e arterie. Nel medioevo: Nell'epoca medioevale si pensava che il cuore fosse il generatore delle passioni ma anche che spiriti potessero impossessarsi di tale organo, creando in questo modo le malattie cardiache. In questa epoca vi erano famosi studiosi quali Galeno e Avicenna, dove il secondo affermava che il cuore delegasse ad altri organi diversi i propri compiti ma il primo era contrario alle idee dell'altro. In tempi moderni: L'inizio della moderna cardiologia può essere datato verso l'anno 1628, quando il medico inglese William Harvey ha pubblicato la sua scoperta sull'apparato circolatorio. 1733 l'inglese Stephen Hales aveva utilizzato per primo una terapia invasiva per misurare la pressione sanguigna. Il cuore: composizione Accenni sulla fisiologia cardiaca Per approfondire, vedi la voce Cuore. Il cuore di solito è definito come un muscolo involontario perché il suo funzionamento non viene comandato dall'individuo, prova è che durante il sonno il cuore continua il suo lavoro, ma tale definizione non è esatta. Le emozioni ed il controllo su di esse possono aumentare o diminuire il battito cardiaco, e quindi avere in parte un controllo sul muscolo rendendolo dunque semiinvolotario. Ciclo cardiaco (piccola circolazione ), ovvero il continuo succedersi di contrazioni, definite sistole e i relativi rilasciamenti, chiamati diastole. Il procedimento è questo: arriva il sangue venoso dalle vene cave nell'atrio destro e passa al ventricolo destro; poi viene spinto attraverso la valvola polmonare durante la sistole nei polmoni dove viene associato con l'ossigeno (e quindi ossigenato), poi viene convogliato nelle vene polmonari nell’atrio sinistro e quindi nel ventricolo sinistro grazie alla sistole viene infine spinto nell’aorta e si diffonde verso tutto il corpo, tale procedimento si ripete all'infinito. La grande circolazione è la parte seguente a quella piccola che porta il sangue ossigenato a tutto il resto del corpo. Malattie cardiovascolari: Battito cardiaco Fra le numerose malattie che si riscontrano nella cardiologia, tutte rientranti sotto il termine di Cardiopatia, si possono suddividerle a seconda del luogo di origine delle stesse. Malattie coronariche: Aterosclerosi è una malattia infiammatoria cronica delle arterie di grande e medio calibro. Sindrome coronarica acuta: Sotto il nome di sindrome coronarica acuta si ritrovano l'infarto e le forme di angina: Infarto miocardico acuto Angina pectoris: Il termine deriva dal latino che significa "dolore al petto", esistono diverse tipologie di Angina pectoris più precisamente: Angina stabile Angina instabile Malattie del “muscolo” cardiaco Cardiomiopatia Miocardite Insufficienza cardiaca Malattie delle valvole cardiaca: Tali malattie rientrano sotto il nome generico di Valvulopatie, sono per la maggioranza, anomalie congenite o derivate riguardanti insufficienze o restrizioni delle valvole. Endocardite: Coartazione aortica semplice e localizzata, esse sono dei restringimenti dell'arco aortico. Anelli vascolari, costituiscono un insieme di malformazioni dell'arco aortico o dell'arteria polmonare che influiscono anche sulla trachea e l'esofago. Le abbreviazioni usate in cardiologia (in inglese) Ipoplasia dell'arco aortico, per ipoplasia si intende uno sviluppo incompleto o bloccato improvvisamente di un organo o di una parte di esso. Stenosi aortica congenita Stenosi mitralica congenita Stenosi della tricuspide Stenosi polmonare congenita Insufficienza aortica congenita Insufficienza mitralica congenita Insufficienza tricuspidale congenita Insufficienza polmonare congenita Malattie del pericardioPericardite Tamponamento cardiaco Malattie della conduzione cardiaca: In tale definizione rientrano tutte le Aritmie, dove si riscontra un'anomalia della frequenza cardiaca. Le aritmie si suddividono in: Tachicardie, se superiore a 100 battiti al minuto; Bradicardie, se inferiore a 60 battiti al minuto. Malattie dei vasi: Aneurisma Ipertensione arteriosa Trombosi Ischemia miocardica Embolia polmonare Ipertensione polmonare Malattie congeniteTetralogia di Fallot Difetti del setto interatriale Trasposizione dei grossi vasi Dotto di Botallo Destrocardia Difetti del setto interatriale Difetti del setto atrioventricolare Difetti del setto interventricolare isolato Atresia della tricuspide Atresia polmonare a setto intatto Atresia polmonare con difetto interventricolare Sindrome del cuore sinistro ipoplasico Anomalia di Ebstein Tumori del cuore: Nell'incidenza negli studi autoptici, la percentuale di tumori che coinvolgono il cuore è vicina allo zero, mentre molto più diffuse sono lo sviluppo di metastasi che incidono sul funzionamento del cuore. Bisogna prestare molta attenzione ai sintomi e segni clinici che si mostrano, perché spesso possono venire confusi con altre patologie cardiache, e talvolta vengono anche trascurati, rallentando la dovuta diagnosi anche per anni. Fra i tumori del cuore ritroviamo: Angiosarcoma Emangioma Fibroelastoma papillare, comuni alle valvole cardiache. Fibroma, tumori benigni del tessuto connettivo, hanno un'incidenza notevole su bambini e giovani. Leiomiosarcoma Linfoma Lipoma e la sua forma maligna Liposarcoma. Mesotelioma del nodo AV, Mixoma, la cui incidenza raggiunge il 50% dei casi. Osteosarcoma Rabdomioma, i più frequenti nei nascituri entro il loro primo anno di età. Sarcoma neurogenico Sarcoma sinovale Teratoma, altro tumore tipico nei bambini anche se di manifestazione rara nel cuore. Arresto cardiaco: Ogni patologia cardiaca ha varie conseguenze, la più grave è la morte del paziente, essa avviene sempre per arresto cardiaco. L'arresto avviene quando il cuore smette le sue funzioni, non trasmettendo il flusso sanguigno al resto del corpo e per primo al cervello. Da tale momento si hanno pochi minuti per cercare di farlo funzionare di nuovo, per recuperare la circolazione cerebrale, con tentativi di rianimazione, passati i quali si dichiara la morte della persona. Il problema del tempo è correlato non tanto al recupero del muscolo cardiaco ma all’ossigenazione cerebrale in quanto i neuroni hanno una resistenza all’anossia molto limitata. Durante gli interventi di cardiochirurgia si usa la circolazione extracorporea che permette di fermare il cuore per un periodo di tempo sufficiente assicurando nel contempo la circolazione sanguigna. Sintomi e segni clinici: I sintomi sono tutto ciò che viene evidenziato dalla persona; I segni clinici una persona non riesce a segnalarli ma vengono evidenziati dai medici attraverso gli esami. Principali: Dispnea, mancanza di respiro molto fastidiosa, che varia di intensità fino a diventare tanto grave da rendere la normale attività di respirazione molto difficile. Nelle persone affette da insufficienza cardiaca cronica tale sintomo è espressione di ipertensione venosa e capillare polmonare. Dolore toracico, un senso di fastidio nella zona del cuore che può essere associato anche a forme diverse dall’angina, associato a ischemia miocardica in assenza di necrosi miocardia. Cianosi, sia un segno clinico che un sintomo, si tratta di una colorazione bluastra della cute causata da un'anomalia della circolazione del sangue. Sincope cardiaca, lo svenimento per cause cardiache e di rapida insorgenza, nella stenosi aortica è provocata dallo sforzo. Palpitazione,il sintomo più comune. La persona in tal caso riesce a sentire il proprio battito cardiaco e ne ha una percezione fastidiosa, può essere descritta in vari modi, sia come veloce pulsazione al torace ma anche pulsazione al collo. Edema, la cui localizzazione risulta utile ai medici per comprenderne le cause, è un aumento del liquido interstiziale localizzato nei tessuti all'esterno dei vasi sanguigni e delle cellule. L’edema di origine cardiaca solitamente che in pochi giorni si diffonde nella gambe e negli organi genitali. Secondari: Tosse un sintomo comune in moltissime manifestazioni anche non cardiache, viene definita come quell’atto di espirazione esplosiva utile a ripulire le secrezione e i corpi estranei all’organismo, è causata da varie malattie infettive, fra quelle cardiologiche ritroviamo l’ edema polmonare e ipertensione venosa polmonare Emottisi, ovvero l’emissione di sangue dalla bocca. Molte sono le cause che possono portare a tale manifestazione, un'adeguata anamnesi spesso riesce a comprendere quale sia quella corretta. Astenia Nicturia Anoressia Nausea Vomito Febbre Brividi Esame obiettivo: L’esame obiettivo in cardiologia è l’osservazione della persona fatta dall’esaminatore (cardiologo) tramite i sensi di tatto, vista e udito della persona, per identificare la presenza di una determinata cardiopatia. Nonostante le più moderne scoperte e tecnologie, rimane sempre uno dei cardini in cardiologia. Vista: In cardiologia uno sguardo generale al corpo può risultare essenziale per diagnosticare la malattia esatta, ad esempio l’osservazione degli arti può far comprendere di trovarsi di fronte alla sindrome di Holt-Oram, (un difetto cardiaco). Oltre all’ispezione del torace, si osservano anche gli occhi, gli arti, il capo, le mani e piedi. Tatto: Tramite il tatto i cardiologi riescono a comprendere moltissimo e per questo vengono addestrati all'uso delle parti più sensibili delle mani. Importanti informazioni le si ottengono studiando il polso venoso giugulare e il polso arterioso il cui controllo viene di solito preferito il polso carotideo. La palpazione del torace deve essere effettuata con cura usando soltanto i polpastrelli delle dita. Udito: L'udito i cardiologi lo usano nell'esame obiettivo attraverso i loro strumenti tipici: Un moderno Stetoscopio-Fonendoscopio, derivante dall'antico stetoscopio, è il mezzo con cui i cardiologi auscultano il cuore. I più moderni fonendoscopi facilitano il lavoro ai cardiologi permettendo a loro di poter scegliere se utilizzare il diaframma (e quindi auscultare le grandi frequenze) o la campana (e di conseguenza sentire soltanto frequenze basse e molto basse). Tramite esso i cardiologi possono procedere anche alla tecnica chiamata auscultazione dinamica, ovvero alterare a dinamica del flusso circolatorio per comprendere tali effetti sui toni cardiaci. Le modifiche avvengono attraverso accorgimenti fisiologici come la manovra di Valsalva o l’assunzione al paziente di un farmaco vasoattivo. Sfigmomanometro, strumento che è in grado di rilevare la pressione sanguigna minima (diastolica) e quella massima (sistolica), che si avvale dell’ausilio di un fonendoscopio, bloccando momentaneamente il flusso sanguigno nell’arteria branchiale. Pensando che nelle forma a bracciale è stato considerato l’uso a persone con un braccio di una grandezza normale, se il braccio risulta troppo grande o troppo piccolo la misurazione della pressione sarà falsata. Esami: In cardiologia si usano una notevole quantità di esami o test che si suddividono in quelli non invasivi, che non causano disturbi alla persona nell'eseguirli, da quelli invasivi che al contrario invadono il paziente. Test da sforzo: L'anamnesi non costituisce un esame medico ma grazie alle informazioni raccolte dal cardiologo risulta essere un ottimo sistema per formulare una prima diagnosi e scegliere quali test effettuare. Esami non invasivi: L'Elettrocardiografia o Elettrocardiogramma o anche denominato per via della sua sigla semplicemente ECG, esame che si è evoluto continuamente negli ultimi due secoli, ha lo scopo di rappresentare in veste grafica gli impulsi elettrici generati dal cuore, tenendo conto del fattore tempo. Esempio di ECG, uno degli esami più tipici di un cardiologo. L'immagine mostra un tipico tracciato di sindrome del QT lungo. Oltre alla sua forma classica esiste anche l'elettrocardiografia dinamica ambulatoriale, detta anche "Holter", un esame che registra l'ECG per 24 o 48 ore e che viene utilizzato se si cerca una conferma a delle aritmie che la persona può affermare di avvertire.

 

CASA DI RIPOSO:

Una casa di riposo è un alloggio ammobiliato multi-residenza destinato agli anziani almeno parzialmente autosufficienti. Una casa di riposo differisce da una RSA poiché quest'ultima è destinata a persone non autosufficienti e da una casa di cura per il livello di cure mediche fornite. In alcune regioni italiane (ad esempio in Lombardia), la distinzione tra casa di riposo e RSA è più sfumata. Il modello abituale di casa di riposo è che ogni persona o coppia nella casa ha una stanza stile appartamento o una suite di stanze. Ulteriori servizi vengono forniti entro l'edificio. Spesso questo comprende le strutture per i pasti, la raccolta, la ricreazione, e una qualche forma di assistenza sanitaria o hospice. Il livello dei servizi varia enormemente. Un posto in una casa di riposo può essere pagato per una locazione base, come un appartamento, o possono essere acquistati in perpetuo sulla stessa base di un condominio. I villaggi per i pensionati e le comunità di pensionati, a differenza delle case di riposo, offrono case per i residenti separate e autonome.

 

CICLO MESTRUALE:

Il ciclo mestruale è una sequenza di cambiamenti fisiologici periodici che ha luogo nelle femmine di alcune specie animali che ha come fine ultimo la maturazione di una cellula uovo e la preparazione di un tessuto adatto al suo impianto. Tale processo è correlato alla produzione ciclica di ormoni e al suo mantenimento concorrono diverse strutture (sistema nervoso centrale, ipotalamo, ipofisi ed ovaio) strettamente collegate tra loro. Il ciclo mestruale riconosce due fasi principali concomitanti che implicano modificazioni cicliche dell'ovaio (ciclo ovarico), dell'endometrio e del canale cervicale (ciclo uterino). Solo le donne e i primati vivono un vero ciclo mestruale. Molti placentati e mammiferi passano invece delle fasi di estro o di calore. Il ciclo mestruale è sotto il controllo degli ormoni sessuali ed è necessario per la riproduzione. Nelle donne tipicamente, il ciclo mestruale si ripete con cadenza mensile, tra la pubertà e la menopausa. Durante il ciclo mestruale, il corpo della donna sessualmente matura fa aumentare le dimensioni dell'endometrio dell'utero con un progressivo aumento di estrogeni, e quando questo ormone raggiunge livelli critici viene prodotto dell'estradiolo, e poco dopo inizia la stimolazione delle ovaie per mezzo dell'ormone FSH (Follicle Stimulating Hormone), e dell'ormone luteinizzante LH. I follicoli iniziano a crescere e dopo qualche giorno uno di loro matura in un ovulo a causa di un processo di feedback negativo. A quel punto le ovaie rilasciano un ovulo (o eventualmente più di uno, nel caso in cui ci sia una doppia emissione di ovuli durante l'ovulazione, e in questo caso si hanno dei gemelli eterozigoti o gemelli non identici durante l'ovulazione. Gemelli identici, o monozigoti, si hanno da un singolo ovulo, attraverso la mitosi di uno zigote in due zigoti differenti). Le cellule della granulosa e della teca che precedentemente proteggevano l'ovulo, ora si trasformano in corpo luteo, ricco di proteine e grassi, che ha la funzione di continuare la produzione di estrogeni e progesterone nei primi tre mesi di gravidanza (in seguito questo ruolo viene assunto dalla placenta). Il rivestimento dell'utero, l'endometrio (mucosa uterina), si inspessisce fino a 2-3 mm in seguito ad un aumento degli estrogeni. Dopo l'ovulazione, questo rivestimento cambia per prepararsi per il potenziale concepimento e impianto dell'uovo fecondato per dare il via a una gravidanza (si inspessisce fino a 5-6 mm, si arricchisce di capillari e di depositi di lipidi e glicogeno grazie allo stimolo del progesterone). L'ormone progesterone cresce dopo l'ovulazione e raggiunge il picco poco dopo. Se la fertilizzazione e la gravidanza non vanno avanti, l'utero si libera del rivestimento culminando con le mestruazioni, che segnano il punto minimo per l'attività degli estrogeni. Questo si manifesta al mondo esterno nella forma del "mestruo": parte essenziale dell'endometrio e prodotti sanguigni che escono dal corpo attraverso la vagina. Sebbene questo sia comunemente definito come sangue, differisce nella composizione dal sangue venoso. I cicli mestruali si contano dall'inizio della mestruazione, poiché questo è un segno esteriore che corrisponde da vicino al ciclo ormonale. Il mestruo, o lo spurgo o altri segni mestruali possono terminare in diversi punti nel nuovo ciclo. L'uso comune si riferisce alle mestruazioni (dal latino mensis, mese, ovvero che si verificano una volta al mese) come un "ciclo". Questo spurgo può indicare che una donna non è incinta anche se si può verificare la presenza di perdite anche nelle prime fasi della gravidanza, chiamate false mestruazioni. Queste differiscono dall'effettivo ciclo mestruale in quanto sono perdite minori del solito, ma talvolta questa differenza può non essere notata. Durante gli anni fertili, la mancanza di mestruazioni può dare la prima indicazione a una donna che potrebbe essere incinta. Le mestruazioni formano una normale parte di un processo ciclico naturale che si svolge nelle donne sane tra la pubertà e la fine della fertilità. L'inizio delle mestruazioni, conosciuto come "menarca", avviene attorno ai dodici anni, ma è normale tra gli 8 e i 16. Fattori quali l'eredità, la dieta e soprattutto la salute possono accelerare o ritardare il menarca. La condizione di pubertà precoce è causa del sopraggiungere delle mestruazioni in bambine di soli 8 anni. Alcune donne hanno il loro primo ciclo nella loro tarda adolescenza, che è il periodo dell'accrescimento della statura. L'ultimo periodo, la menopausa, solitamente sopraggiunge tra i 45 e i 55 anni. Variazioni di questo schema necessitano di cure mediche. L'amenorrea si riferisce alla prolungata assenza del mestruo durante il periodo fertile di una donna per ragioni diverse dalla gravidanza. Per esempio, le donne con pochissimo grasso corporeo, come le atlete, potrebbero cessare di mestruare. La presenza di mestruazioni non prova che l'ovulazione abbia avuto luogo: le donne che non ovulano possono avere cicli mestruali. Questi cicli anovulari tendono ad avvenire con meno regolarità e mostrano una maggiore variazione nella lunghezza del ciclo. Inoltre, l'assenza delle mestruazioni non prova che la fertilizzazione sia avvenuta poiché la mancata produzione dell'ormone in donne non incinte può sopprimere in certe occasioni il flusso mestruale. Il normale ciclo mestruale nelle donne Diagramma temporale del ciclo mestruale a - follicolo b - follicolo maturo c - ovulazione d - corpo luteo e - corpo albicante H O - Istologia ovarica T - temperatura corporea O L - ormone luteinizzante O P - ormone Progesterone O E - ormone estradiolo O F-S - ormone follicolo-stimolante F - fase follicolare O - ovulazione L - fase luteale M - mestruazioni E - istologia endometriale Le donne mostrano considerevoli variazioni nella lunghezza dei loro cicli mestruali, e la lunghezza del ciclo differisce a seconda delle specie animali. Mentre la lunghezza del ciclo può variare, 28 giorni sono generalmente presi come rappresentativi della media del ciclo ovulatorio nelle donne. Per convenzione si usa l'inizio delle perdite mestruali per segnare l'inizio del ciclo, così che il primo giorno di perdite è chiamato "primo giorno del ciclo". Si può dividere il ciclo mestruale in quattro fasi: Mestruazione Per approfondire, vedi la voce Mestruazione. L'eumenorrea denota il normale, regolare, flusso mestruale che dura per qualche giorno, di solito dai 3 ai 5 giorni, ma anche dai 2 ai 7 è considerato normale: la variazione dipende dal calibro delle arteriole interessate dall'emorragia . La perdita media di sangue durante le mestruazioni è di 35 millilitri, ma tra i 10 e gli 80 ml è considerato normale. Diverse donne hanno inoltre riferito la comparsa dell'endometrio come tessuto misto a sangue. Un enzima chiamato plasmina, contenuto nell'endometrio, tende ad inibire la coagulazione del sangue (attua la fibrinolisi). A causa di questa perdita di sangue, le donne hanno un maggiore fabbisogno di ferro rispetto agli uomini, per prevenire la mancanza di ferro. Molte donne hanno avuto esperienza di crampi uterini, altrimenti chiamata dismenorrea, durante questo periodo. Una vasta industria è cresciuta per fornire prodotti sanitari per aiutare le donne a gestire le proprie mestruazioni. Fase follicolare: Nella fase follicolare del ciclo ovarico l'ipofisi rilascia quantità modeste di FSH e di LH in risposta alle stimolazioni provenienti dall'ipotalamo; in questa fase le cellule del follicolo immaturo dispongono di recettori per l'ormone FSH ma non per quelli per l'ormone LH. Le molecole di FSH inducono l'accrescimento da cinque a sette follicoli ovarici e le cellule di tale struttura in sviluppo producono estrogeni. Questi follicoli, che sono stati cresciuti per la gran parte dell'anno in un processo noto come follicogenesi, competono con tutti gli altri per il dominio. Il follicolo più grande secerne inibina che serve a fermare i follicoli sopprimendo la produzione di FSH. Questo follicolo dominante continua a crescere, forma un rigonfiamento vicino alla superficie dell'ovaia, e diventa presto competente per l'ovulazione. Una bassa concentrazione di estrogeni da parte del follicolo mantiene la secrezione di gonadotropine ipofisarie (FSH , LH) a livelli parimenti modesti attraverso un meccanismo di feedback negativo. Questi rapporti ormonali si modificano in modo radicale e bruscamente nella fase ovulatoria quando il ritmo della secrezione di estrogeni da parte del follicolo in sviluppo inizia a crescere molto rapidamente; per un controllo feedback positivo aumenteranno notevolmente anche le gonadotropine (FSH, LH). Ormai la maturazione del follicolo è arrivata a un punto tale che questa struttura dispone di recettori per l'ormone LH e può rispondere a questa molecola segnale che determina nel follicolo stesso la definitiva maturazione; l'ovulazione si verifica circa 24 ore dopo la comparsa del picco di LH, in seguito all'ovulazione, LH stimola la formazione del corpo luteo, una particolare struttura cicatriziale che funziona come ghiandola endocrina. . I follicoli producono estrogeni. Questi estrogeni iniziano la formazione di un nuovo strato di endometrio nell'utero, storicamente identificato come l'endometrio proliferativo. Se fecondato, l'embrione sarà impiantato all'interno di questa polpa ospitale. Un'ovaia sul punto di rilasciare un uovo: Quando il follicolo è maturato, secerne abbastanza estradiolo da portare al rilascio dell'ormone luteinizzante (LH). In un ciclo medio questo rilascio di LH avviene intorno al dodicesimo giorno e può durare 48 ore. Il rilascio di LH fa maturare l'ovulo ed indebolisce la parete del follicolo ovarico. Questo processo porta all'ovulazione: il rilascio dell'ovulo maturo, la cellula più grande del corpo (con un diametro di circa 0,5 mm). Quale delle due ovaie (sinistra o destra) avviene in modo alternato. Le tube di Falloppio devono catturare l'ovulo e fornire il posto per la fecondazione. Un caratteristico muco chiaro e filante viene secreto dalla cervice, pronta ad accettare lo sperma. In alcune donne, l'ovulazione porta un caratteristico dolore chiamato Mittelschmerz (termine tedesco che significa 'dolore centrale') che dura per qualche ora. Il repentino cambiamento ormonale nel momento dell'ovulazione può causare in alcune donne un leggero sanguinamento. Molte donne percepiscono la variazione nel muco cervicale, specialmente se stanno monitorando i propri segni di fertilità. Un ovulo non fertilizzato sarà alla fine disintegrato o dissolto nell'utero. È stato dimostrato che le donne durante l'ovulazione hanno l'olfatto acuito. Fase Lutea (o luteinica): Il corpo luteo è il corpo solido che si forma nelle ovaie dopo che l'ovulo è stato rilasciato dalle tube di Falloppio, è cresciuto e si è diviso. Dopo l'ovulazione, il follicolo residuo si trasforma nel corpo luteo con l'aiuto di ormoni secreti dall'ipofisi. Questo corpo produrrà progesterone ed estrogeni per approssimativamente due settimane. Il progesterone gioca un ruolo chiave nel convertire l'endometrio proliferativo in un rivestimento accogliente per un'eventuale impianto e per le prime fasi della gravidanza. Esso innalza anche la temperatura corporea da un quarto a mezzo grado centigrado, perciò le donne che misurano la temperatura giornalmente possono accorgersi che sono nella fase lutea (metodo Ogino-Knaus). L'ovulo, se sarà stato fecondato, viaggerà come blastula attraverso le tube di Falloppio fino alla cavità uterina e si impianterà 6 o 12 giorni dopo l'ovulazione. Poco dopo l'impianto, l'embrione segnalerà la propria esistenza al sistema materno. Un segnale precoce viene dato dalla gonadotropina corionica (HCG), ormone che si può misurare con un test di gravidanza. Esso ha un ruolo importante nel mantenere il corpo luteo "vivo" e capace di produrre ancora progesterone. Senza gravidanza (e quindi senza HCG) il corpo luteo scompare, e il livello di progesterone crolla. Ciò determina l'inizio di un nuovo ciclo mestruale. Le mestruazioni possono essere accompagnate, in alcune donne, da varie intense sensazioni, che coinvolgono gli ormoni o i crampi uterini. Le sensazioni più forti includono un significativo dolore mestruale (dismenorrea), dolore addominale, cefalea, depressione e sensibilità emotiva, diarrea o feci molli sono comuni nei primi giorni delle mestruazioni. Dolorabilità al seno per ritenzione idrica premestruale è molto comune. Le sensazioni variano da donna a donna e da ciclo a ciclo. È bene non sottovalutare il dolore mestruale. Può essere un campanello d'allarme per l'endometriosi, una patologia molto diffusa ma poco conosciuta. Periodo di fertilità: La lunghezza della fase follicolare - e di conseguenza, quella del ciclo mestruale - possono variare. La fase lutea al contrario dimostra regolarità. Per alcune donne questa dura 10 giorni, per altre 16 (in media 14 giorni), tuttavia per ciascuna donna tale lunghezza è fissa. Gli spermatozoi sopravvivono all'interno di una donna per 3 giorni in media, si considera normale fino a 5 giorni di sopravvivenza. È stata documentata una gravidanza risultante da sperma sopravvissuto 8 giorni. Il periodo più fertile (periodo con maggiore probabilità che un rapporto sessuale induca a gravidanza) dura fra 5 giorni prima dell'ovulazione fino a 1-2 giorni successivi. In un ciclo di 28 giorni con una fase lutea di 14 giorni, il periodo di maggior fertilità corrisponde alla seconda ed inizio terza settimana del ciclo. I metodi di pianificazione della nascita basati sul controllo della fertilità mirano a determinare il periodo esatto dell'ovulazione al fine di identificare i giorni relativamente fertili e quelli non fertili del ciclo. Chi abbia sentito parlare di ciclo mestruale ed ovulazione potrebbe comunemente ed erroneamente assumere, a modo di contraccettivo, che il ciclo mestruale duri sempre 28 giorni, e che l'ovulazione occorra sempre 14 giorni dopo l'inizio delle mestruazioni. Questa assunzione può condurre a delle gravidanze non volute. Da notare inoltre che non sempre le perdite di sangue contano come mestruazioni, e ciò può essere fuorviante ai fini del calcolo del periodo di fertilità. Se una donna intende concepire, il periodo più fertile occorre tra 19 e 10 giorni precedenti le mestruazioni. Parecchie donne utilizzano degli strumenti di rivelazione dell'ovulazione che rilevano la crescita di LH nelle urine per identificare il periodo più fertile. Altri strumenti si basano sull'osservazione di uno o più dei tre segnali primari di fertilità (temperatura basale corporea, fluido cervicale, e posizione cervicale). L'inizio delle mestruazioni tende a sincronizzarsi fra donne che vivono nello stesso ambiente. Questo effetto (McClintock effect) è stato descritto per primo nel 1971, e spiegato verosimilmente dall'azione di un feromone nel 1988. Ricerche posteriori hanno messo in dubbio le conclusioni di tale ricerca. Controllo ormonale: Il ciclo mestruale è regolato in maniera altamente complessa. Per molti anni, il dibattito fra i ricercatori si è sviluppato attorno a quale sistema regolatore detenesse per ultimo il controllo: l'ipotalamo, l'ipofisi, ovvero le ovaie con il follicolo; ma tutte e tre i sistemi interagiscono. In qualsiasi scenario, il follicolo ovarico detiene un ruolo critico: fa maturare l'endometrio, provvede lo stimolo appropriato all'ipotalamo e all'ipofisi, e contribuisce alla modificazione del muco cervicale. Due ormoni sessuali giocano un ruolo fondamentale nel controllo del ciclo mestruale: l'estradiolo ed il progesterone. Ma tutti e tre i sistemi devono interagire tra loro. Frequenza: La mestruazione si ha normalmente ogni 28 giorni ± 7 giorni. Intervalli minori o uguali a 21 giorni si chiamano polimenorrea; per cicli uguali o superiori a 35 giorni è oligomenorrea. Si ha amenorrea se l'intervallo supera i 180 giorni. Il flusso mestruale normale varia tra 50 ml ± 30 ml. Segue un andamento "crescendo-decrescendo", che è partenza con un livello moderato, qualche incremento, e poi una lenta diminuzione fino a sgocciolio. Flussi molto abbondanti o maggiori di 80 ml (ipermenorrea o menorragia) possono derivare da disturbi ormonali, anormalità uterine, incluso leiomioma uterino o cancro, e altre cause. Il fenomeno opposto, un sanguinamento molto ridotto, è detto ipomenorrea. Durata - In media il sanguinamento dura da 3 a 7 giorni dall'inizio del ciclo. Sanguinamenti prolungati (menorragia, anche meno-metrorragia) non mostrano un andamento chiaro. Sanguinamento disfunzionale uterino si riferisce a sanguinamenti provocati da disfunzioni ormonali, generalmente senza ovulazione. Tutti i sanguinamenti anomali necessitano attenzione medica; possono indicare sbilanciamenti ormonali, fibromi uterini, o altri problemi. Etimologia e mese lunareI termini "mestruazione" e "mese" derivano dal Latino mensis (mese), che è in stretta relazione con il Greco mene (luna) e con la radice della parole inglesi month e moon — riflettendo il fatto che la Luna ci mette quasi 28 giorni per compiere una rivoluzione attorno alla Terra (precisamente 27.32 giorni). Il mese sinodico mese lunare, il periodo tra due lune nuove (o lune piene), è di 29.53 giorni. Prodotti usa e getta - Assorbente igienico - Sono dei manufatti elaborati, in genere di forma rettangolare, appiattiti, costituiti da vari strati di stoffa e materiale sintetico cuciti ed incollati, che hanno come caratteristica saliente quella di assorbire il flusso mestruale, aumentando fortemente la loro dimensione, mantenendosi ragionevolmente asciutti nel lato a contatto con la vulva. Spesso presentano "ali," che sono estensioni pieghevoli che si piegano ed incollano attorno al "cavallo" delle mutandine dal lato esterno, ed una parte esterna a contatto con le mutande che può essere adesivo in modo da mantenere l'assorbente in posizione. Gli assorbenti sintetici usa e getta contengono spesso all'interno pasta di legno o fibra sintetica, due rivestimenti in cotone sbiancato o garza, con tessuto sintetico simile alla seta, ed una fodera in plastica. Alcuni assorbenti igienici, del vecchio tipo (nei paesi dell'est), sono tenuti in posizione da apparati tipo cinghie, invece di adesivi o "ali". Tampone igienico - Sono dei cilindretti usa-e-getta costruiti con misture di rayon/cotone oppure di solo cotone, in genere sbiancati, che vengono inseriti nella profondità della vagina per assorbire il flusso mestruale. Coppa mestruale - Esistono anche le coppe mestruali "usa-e-getta" che sono simili al diaframma e che sono costruite in (plastica soffice)silicone. Articoli riutilizzabili -Gli assorbenti riutilizzabili di stoffa sono fatti di cotone (spesso proveniente da agricoltura biologica), terrycloth, o flanella, e possono essere cuciti a mano (da materiale nuovo oppure da vecchi indumenti o asciugamani riutilizzati) oppure comprati in negozio. Coppa mestruale - Sono dispositivi a "lunga durata", fabbricati in silicone trasparente di qualità medica, oppure in gomma a forma di coppa flessibile che vengono inseriti dentro la vagina per catturare il flusso mestruale. Le versioni riutilizzabili includono modelli come il Keeper, la DivaCup, la Lunette finlandese, e la Mooncup inglese. Spugna marina - Spugne di origine naturale, vengono poste all'interno per assorbire il flusso mestruale. Mutandine imbottite - biancheria intima riutilizzabile (solitamente in cotone) con degli strati assorbenti extra utilizzati per assorbire il flusso mestruale (come Lunapads). Lenzuolo, tovagliolo - largo tessuto di cotone riutilizzabile, usato spesso durante la notte, posto tra le gambe per assorbire il flusso mestruale. In aggiunta ai prodotti per contenere il flusso mestruale, le aziende farmaceutiche forniscono inoltre — comuni anti-infiammatori non-steroidei (FANS) — per lenire i crampi mestruali. Alcune erbe, come la dong quai, le foglie di lampone e il viburnum opalus, si dice siano efficaci per diminuire i dolori mestruali. Endometriosi - patologia ginecologica. Molte religioni hanno tradizioni collegate alle mestruazioni. Queste consistono a volte in divieti di compiere certe azioni durante le mestruazioni (come per esempio l'avere rapporti sessuali secondo la religione ebraica ortodossa o l'Islam), o in pratiche che devono essere eseguite alla fine di ogni periodo mestruale (come il mikvah nella religione ebraica e il ghusl nell'Islam). Nell'induismo durante le mestruazioni le donne non possono effettuare il puja e diverse altre pratiche di culto. In varie parti del mondo anticamente sono esistite delle credenze secondo le quali la donna mestruata non dovesse toccare le piante, per non farle seccare: in Spagna, Grecia e nell'Italia meridionale non doveva guardare il grembo di altre donne, perché poteva renderle sterili (Sicilia), non poteva toccare il grano perché lo avrebbe reso non commestibile (Puglia), non poteva aiutare nella preparazione domestica di distillati, salse e marmellate (Calabria, Puglia Sicilia), in Francia e nell'Italia settentrionale (Piemonte e Valle d'Aosta) nella salatura dei cibi (e per la sua condizione detta "non salatrice") ecc. poiché si pensava potesse causarne una non eccellente riuscita. Mestruazioni negli altri mammiferi : Solo negli ominidi avviene un ciclo mestruale completo, come descritto. I cicli mestruali variano nella durata, da un periodo di 29 giorni dei pongo fino ai 37 giorni degli scimpanzé. Le femmine di altre specie di mammiferi hanno il "ciclo estrale" invece di quello mestruale. A differenza degli animali con il ciclo mestruale, le femmine con il ciclo estrale sono feconde solo durante questo periodo. Durante il ciclo l'imminente ovulazione è annunciata ai maschi con segnali visivi e comportamentali, feromoni o entrambi. Se non ha luogo nessuna fertilizzazione, l'utero riassorbe l'endometrio e non si produce nessuna emorragia mestruale. Esistono differenze significative tra il ciclo estrale e quello mestruale. Alcuni animali gatti e cani domestici sperimentano la fuoriuscita di piccole quantità di sangue mentre sono in calore. Questa fase del ciclo estrale corrisponde alla fase follicolare del ciclo mestruale e non dovrebbe essere confusa con le mestruazioni.

 

CUORE:

Il cuore è un organo presente nella maggior parte degli organismi animali. Negli esseri umani è posto nella cavità toracica, più precisamente nel mediastino medio , dietro lo sterno e le cartilagini costali, che lo proteggono come uno scudo, davanti alla colonna vertebrale, da cui è separato dall'esofago e dall'aorta, appoggiato sul diaframma, che lo separa dai visceri sottostanti. Costituito pressoché esclusivamente da tessuto muscolare striato, è supportato da una struttura fibrosa detta pericardio. Il cuore è l'organo centrale dell'apparato circolatorio; funge da pompa capace di produrre una pressione sufficiente a permettere la circolazione del sangue. Secondo una credenza popolare il cuore non è soltanto un organo che costituisce il centro del motore dell'apparato circolatorio, ma anche il primum movens della vita spirituale ed affettiva.. Il cuore è diviso in quattro cavità: gli atri (destro e sinistro) posti superiormente; i ventricoli (destro e sinistro) posti inferiormente. L'atrio e il ventricolo destro sono in continuità tra loro formando il cuore destro (che pompa il sangue venoso), così come comunicano le due cavità sinistre, formando il cuore sinistro (che pompa il sangue arterioso). Dopo la nascita non persiste alcuna comunicazione tra la parte destra e la parte sinistra del cuore; questa condizione è garantita dai setti interatriali e interventricolare che dividono il cuore nelle due metà suddette. Ogni atrio comunica con il corrispondente ventricolo attraverso l'orifizio atrioventricolare che è fornito di una valvola cuspidale: valvola tricuspide tra le cavità destre, valvola bicuspide o mitrale tra atrio sinistro e ventricolo sinistro. Gli orifizi che mettono in comunicazione le cavità cardiache con i vasi efferenti sono anch'essi protetti da valvole che impediscono il reflusso: valvola semilunare polmonare nel ventricolo destro per l'arteria polmonare, valvola semilunare aortica nel ventricolo sinistro per l'aorta Atrio destro: La muscolatura di entrambi gli atri è formata da fibrocellule muscolari scolpite nella parete a fasci paralleli, per questo vengono detti muscoli pettinati. Esternamente è presente il solco terminale a cui internamente corrisponde la cresta terminale. Tra atrio destro e atrio sinistro si trova il setto interatriale, sul quale si trova la fossa ovale, che corrisponde al foro chiuso che nella vita fetale permetteva la comunicazione tra i due atri, il foro di Botallo. La vena cava inferiore arriva alla faccia inferiore dell'atrio, sbocca all'interno passando per una valvola detta valvola di Eustachio, un lembo del endocardio che non funziona da valvola perché non permette l'unidirezionalità del flusso. Ha una funzione nella vita fetale perché fa' scivolare il sangue facendolo entrare meglio nell'atrio di sinistra. Davanti all'orifizio della vena cava inferiore si trova l'orifizio del seno coronarico che ha anch'esso una valvola detta valvola di Tebesio che chiude l'orifizio quando l'atrio si contrae così il sangue non ritorna all'interno del seno. La parte superiore della valvola di Tebesio si unisce alla valvola di Eustachio dando origine al tendine di Todaro. Nelle pareti dell'atrio destro si osseravano numerosi minuscoli orifizi che rappresentano lo sbocco delle vene minime del cuore ("foraminula di Tebesio") e, talvolta, delle vene cardiache anteriori. La valvola tricuspide è la valvola atrioventricolare di destra, forma praticamente la faccia inferiore dell'atrio. La valvola si inserisce sull'anello fibroso dell'ostio atrio-ventricolare di destra, è formata da tre lembi, da cui il nome. È una vera e propria valvola perché permette l'unidirezionalità del flusso ematico, è aperta nella diastole cardiaca mentre nella sistole è chiusa e permette di non far tornare il sangue all'interno dell'atrio. Ventricolo destro: Superiormente si trova la valvola tricuspide, le altre pareti sono costituite da muscolatura miocardica con trabecole carnee di primo, secondo e terzo ordine. Le trabecole di terzo ordine sono uguali ai muscoli pettinati, cioè muscolatura scolpita nella parete del miocardio, la muscolatura di secondo ordine è costituita invece da trabecole muscolari con la forma di manico di valigia collegate all'estremità alle pareti e nel mezzo sono libere, quelle di primo ordine sono dette muscoli papillari, con un'estremità si attaccano la parete mentre con l'altra estremità, attraverso le corde tendine, si inseriscono sulla valvola tricuspide e sono importanti nella chiusura della valvola. Nel ventricolo destro si distinguono la via di afflusso dalla via di efflusso, quella di afflusso è data dal sangue che dall'atrio entra nel ventricolo dirigendosi nella parete più inferiore, dopo la contrazione ventricolare, si crea la via di efflusso che convoglia il sangue nel lume del tronco della arteria polmonare, dove c'è una valvola che garantisce l'unidirezionalità del flusso. Le due vie sono separate da un anello muscolare costituito da: la cresta sovraventricolare, dal fascio settale che si continua nel "fascio moderatore di Leonardo da Vinci" (o trabecola settomarginale) che è una trabecola di secondo ordine posta trasversalmente che impedisce un'eccessiva dilatazione del ventricolo della diastole. Quindi la via di efflusso si trova sul davanti della via di afflusso. Atrio sinistro: Nella parete posteriore si aprono le quattro vene polmonari, due a destra e due a sinistra, delimitando il vestibolo dell'atrio sinistro. Il setto interatriale presenta una leggera depressione che corrisponde alla fossetta ovale dell'atrio destro. In avanti questa depressione è limitata da una plica semilunare che rappresenta il residuo della valvola del forame ovale. Sulla parete dell'atrio si trovano gli orifizi di sbocco di alcune vene cardiache minime. In basso e in avanti presenta l'ostio della valvola bicuspide o mitrale che dà accesso al ventricolo sinistro. Come dice il nome è composta da due lembi valvolari. La parete laterale presenta l'auricola sinistra, molto ricca di tessuto muscolare. Ventricolo sinistro: Nella parete superiore si trova la valvola bicuspide, detta anche mitralica della sua somiglianza alla mitra dei vescovi. Nella parte più superiore del ventricolo si trova anche la valvola aortica che dà accesso all'aorta ascendente. Si divide una via di efflusso da una via di afflusso; le due vie sono separate solo da lembo valvolare anteriore della valvola mitrale. Il sangue nella via di efflusso, si porta davanti al lembo valvolare anteriore, detta anche cuspide aortica proprio perché il sangue gli passa davanti per prendere la via dell'aorta. Le due valvole infatti sono affiancate. La parete ventricolare è sempre composta dai muscoli di primo, secondo e terzo ordine, ma le sue trabecole carnee sono meno sporgenti e quelle del ventricolo destro. Il ventricolo sinistro è sette volte superiore di forza in confronto al ventricolo destro.

 

DISABILE:

La disabilità è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale. 1 La disabilità, un concetto in cambiamento 1.1 La classificazione ICIDH 1.2 Il nuovo standard ICF 1.3 Differenze tra le due prospettive 2 Il diversamente abile: un nuovo paradigma 2.1 Pro 2.2 Contro 2.3 Possibile sintesi 3 Disabilità e diritti 3.1 La dichiarazione di Madrid 3.2 La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità 3.2.1 Principi generali della Convenzione 3.2.2 Il recepimento in Italia 4 Note 5 Voci correlate 6 Altri progetti 7 Collegamenti esterni. La disabilità, un concetto in cambiamento. Non esiste attualmente, a livello internazionale, un'univoca definizione del termine, anche se il concetto di disabilità è stato dibattuto in occasione della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, redigendo un documento finale approvato dall'Assemblea generale il 25 agosto 2006. La classificazione ICIDH: La classificazione ICIDH (International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps) del 1980 dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) distingueva tra: menomazione intesa come perdita a carico di funzioni fisiche o psichiche, e rappresenta l'estensione di uno stato patologico. Se tale disfunzione è congenita si parla di minorazione; disabilità, ovvero qualsiasi limitazione della capacità di agire, naturale conseguenza ad uno stato di minorazione/menomazione; handicap, svantaggio vissuto da una persona a seguito di disabilità o minorazione/menomazione. Questo significa che mentre la disabilità viene intesa come lo svantaggio che la persona presenta a livello personale, l'handicap rappresenta lo svantaggio sociale della persona con disabilità. L'ICIDH prevede la sequenza: Menomazione--->Disabilità--->Handicap, che, tuttavia, non è automatica, in quanto l'handicap può essere diretta conseguenza di una menomazione, senza la mediazione dello stato di disabilità. Le origini della parola “handicap” risalgono a descrivere una condizione di svantaggio fisico; questa parola descrive 2 dati di fatto che, dall’inglese possono fare scaturire un’immagine precisa di ciò che vuole descrivere. Scomponendo questa parola, si denota un significato che molti non sanno, perché è sempre stato dato per scontato il concetto vero e proprio di: "handicap". La parola handicap racchiude 2 parole: "hand" e "cap". Dall'inglese "hand" significa mano e "cap" significa cappello. Traducendo la parola intera, si deduce la seguente descrizione: “mano nel cappello”. Si parla di handicap per descrivere uno svantaggio fisico, senza tenere in considerazione la condizione che si crea, quando viene detta questa parola, che può manifestare nel disabile un senso di disagio e rabbia per la sua situazione. Per descrivere la situazione di una persona disabile molto spesso la tv usa il termine "handicap", senza contare a chi è disabile, la situazione di imbarazzo che si crea in lui. Lo schema è il seguente: Menomazione -Intellettive -Psicologiche -Linguistiche -Auricolari -Oculari -Viscerali -Scheletriche -Deturpanti -Sensoriali e altro Disabilità -Disabilità comportamentale -Comunicativa -Nella cura personale -Disabilità locomotoria -Assetto corporeo -Destrezza -Circostanziale -con attitudini particolari -Altre limitazioni -Handicap -Orientamento -Indipendenza fisica -Mobilità -Occupazionale -Integrazione sociale -Autosufficienza economica -Altri tipi di Handicap Non considera che la disabilità è un concetto dinamico, in quanto può anche essere solo temporanea. È difficile stabilire un livello oltre il quale una persona può considerarsi disabile. La sequenza può essere interrotta, nel senso che una persona può essere menomata senza essere disabile. Nell'ICIDH si considerano solo i fattori patologici, mentre un ruolo determinante nella limitazione o facilitazione dell'autonomia del soggetto è giocato da quelli ambientali. Negli anni 90, l'OMS ha commissionato a un gruppo di esperti di riformulare la classificazione tenendo conto di questi concetti. La nuova classificazione, detta ICF (International Classification of Functioning) o Classificazione dello stato di salute, definisce lo stato di salute delle persone piuttosto che le limitazioni, dichiarando che l'individuo "sano" si identifica come "individuo in stato di benessere psicofisico" ribaltando, di fatto la concezione di stato di salute. Introduce inoltre una classificazione dei fattori ambientali. Il concetto di disabilità cambia e secondo la nuova classificazione (approvata da quasi tutte le nazioni afferenti all'ONU) e diventa un termine ombrello che identifica le difficoltà di funzionamento della persona sia a livello personale che nella partecipazione sociale. In questa classificazione i fattori biomedici e patologici non sono gli unici presi in considerazione, ma si considera anche l'interazione sociale; l'approccio, così, diventa multiprospettico, biologico, personale, sociale. La stessa terminologia usata è indice di questo cambiamento di prospettiva, in quanto ai termini di menomazione, disabilità ed handicap (che attestavano un approccio essenzialmente medicalista) si sostituiscono i termini di Strutture Corporee, Attività e Partecipazione. Di fatto lo standard diventa più complesso, in quanto si considerano anche i fattori sociali, e non più solo quelli organici. Funzioni corporee -Funzioni - Funzioni Sensoriali e dolore -Funzioni della voce e dell'eloquio -Funzioni dei sistemi cardiovascolare, ematologico, immunologico, respiratorio -Funzioni dell'apparato digerente e dei sistemi metabolico ed endocrino -Funzioni riproduttive e genitourinarie -Funzioni neuro - muscolo - Scheletriche correlate al movimento -Funzioni cutanee e delle strutture correlate Strutture corporee -Sistema nervoso -Visione e udito -Comunicazione verbale -Sistemi cardiovascolare e immunologico, apparato respiratorio -Apparato digerente e sistemi metabolico ed endocrino -sistemi genitourinario e riproduttivo -movimento -Cute e strutture correlate Fattori ambientali -Prodotti e tecnologia -Ambiente naturale e cambiamenti effettuati dall'uomo -Relazione e sostegno sociale -Atteggiamenti Sistemi, servizi e politici Attività e partecipazione 1.Apprendimento ed applicazione delle conoscenze 2.Compiti e richieste generali 3.Comunicazione 4.Mobilità 5.Cura della propria persona 6.Vita domestica 7.Interazione e relazioni personali 8.Aree di vita principali 9.Vita sociale, civile e di comunità La nuova classificazione è subentrata all'ICIDH il 21 maggio 2001 quale nuovo standard di classificazione dello stato di malattia e di salute. Differenze tra le due prospettive L'ICIDH era coerente con una prospettiva organicistica, ed il punto di partenza è sempre lo stato morboso (malattia congenita o sopravvenuta, incidente) in seguito al quale si origina una menomazione, intesa come perdita (o anomalia) funzionale, fisica o psichica, a carico dell'organismo. Tale menomazione può sfociare in disabilità, intesa come limitazione della persona nello svolgimento delle "normali" attività, mentre questa può portare all'handicap, ovvero allo svantaggio sociale che si manifesta nell'interazione con l'ambiente. Quella dell'ICF è una prospettiva multidimensionale, che non si limita solo ai fattori organici, definiti come "funzioni" e "strutture corporee". In effetti l'intero schema dell'ICF è fondamentalmente una ripartizione in due macrocategorie, a loro volte ulteriormente suddivise: Parte 1: Funzionamento e disabilità, comprendente i fattori organici; -strutture corporee (organi e strutture anatomiche in genere) -Funzioni corporee (le Funzioni fisiologiche espletate da tali strutture) Parte 2: Fattori contestuali; -Fattori ambientali (ovvero dell'ambiente fisico - sociale) -Fattori personali, consistenti nella capacità d'interazione con l'ambiente fisico - sociale. Ogni fattore interagisce con gli altri, ed i fattori ambientali e personali non sono meno importanti dei fattori organici. Lo schema generale è: funzioni e strutture corporee <--> Attività <--> Partecipazione. In sostanza l'ICIDH valutava i fattori di disabilità iniziando dalla menomazione, mentre l'ICF valuta le abilità residue dell'individuo (tale ottica è evidente sin dal nome dello standard, ovvero "classificazione internazionale delle funzionalità"), sostituendo al concetto di "grado di disabilità" quello di "soglia funzionale". Ciò che è fondamentalmente diverso è l'ambito di applicazione: mentre l'ICIDH è limitato al semplice ambito della disabilità, l'ICF descrive i vari gradi di funzionalità partendo dall'interazione dei suoi fattori e prevedendo anche diverse sottoclassi dello stesso parametro. -strutture corporee -Funzioni mentali -Funzioni mentali globali -Funzioni dell'orientamento -Orientamento alla persona -Orientamento a sé stessi Quindi la disabilità stessa viene vista in senso dinamico, in quanto non solo dipendente da stati patologici cronici, ma anche da fattori psichici e sociali, fattori necessariamente in costante evoluzione Motivo: le citazioni di questa sezione sono attinte da altrettanti siti Pro«Nel 1999 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato la nuova "Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle Attività personali (ex-Disabilità) e della Partecipazione sociale (ex handicap o svantaggio esistenziale)" (ICIDH-2). [...In particolare,] con attività personali si considerano le limitazioni di natura, durata e qualità che una persona subisce nelle proprie attività, a qualsiasi livello di complessità, a causa di una menomazione strutturale o funzionale. Sulla base di questa definizione ogni persona è diversamente abile. Una persona - scrive Canevaro - è relativamente handicappata, cioè l'handicap è un fatto relativo e non un assoluto, al contrario di ciò che si può dire per il deficit. In altri termini, un'amputazione non può essere negata ed è quindi assoluta; lo svantaggio (handicap) è invece relativo alle condizioni di vita e di lavoro, quindi alla realtà in cui l'individuo amputato è collocato. L'handicap è dunque un incontro fra individuo e situazione.» «Il 22 maggio 2001 l'OMS perviene alla stesura di uno strumento di classificazione innovativo, multidisciplinare e dall'approccio universale: "La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute", denominato ICF. All'elaborazione di tale classificazione hanno partecipato 192 governi che compongono l'Assemblea Mondiale della Sanità. Il primo aspetto innovativo della classificazione emerge chiaramente nel titolo della stessa. L'applicazione universale dell'ICF emerge nella misura in cui la disabilità non viene considerata un problema di un gruppo minoritario all'interno di una comunità, ma un'esperienza che tutti, nell'arco della vita, possono sperimentare. L'OMS, attraverso l'ICF, propone un modello di disabilità universale, applicabile a qualsiasi persona, normodotata o diversamente abile.» Contro«Qualche anno fa, alcune persone disabili hanno avuto l'acuta e orgogliosa intuizione di sottolineare come, anche in presenza di una menomazione importante, riescano a produrre, realizzare, essere competitivi con il resto del mondo. Il che talvolta è vero. Per definire questa condizione hanno coniato il neologismo "diversamente abili". Nella loro bocca, in quel contesto, in quel momento poteva forse avere un senso. Forse. Ciò perché alla fin fine si enfatizza il concetto di abilità a tutti i costi, la concorrenza, la rincorsa ad una omologata normalità con tutti i paradossi che questa porta con sé. Ma ci sono persone, più di quante si creda, la cui principale e vitale esigenza non è quella dì trovare un lavoro e un collocamento mirato, ma quella di assicurarsi un servizio di assistenza che renda meno gravosa l'insostenibile pesantezza del quotidiano per i loro familiari a cui è delegata in toto da distretti, comuni e servizi sociali la loro stessa sopravvivenza. Sono le persone con handicap gravissimo e se il termine urtasse le sensibilità più raffinate potremmo definirle "diversamente ospedalizzate". Persone che al turismo accessibile non possono interessarsi, come pure alla possibilità di guidare un veicolo o alle opportunità dei servizi telematici o alla partecipazione a battaglie civili di avanguardia. La loro preoccupazione è - banalmente - sopravvivere, qualche volta malgrado i servizi socio-assistenziali pubblici. E se quei servizi verranno ulteriormente tagliati non diranno nulla perché non hanno voce. Altro che diversamente qualcosa. Niente di male, lo ripetiamo, se una persona disabile si autodefinisce "diversamente abile". Qualcuno potrà sorridere a qualcun altro si inumidirà il sopracciglio di fronte a cotanta fierezza, in qualcuno scatterà l'emulazione e la volontà di superare la provocazione definendosi financo "diversamente dotato" (evocando pruriginose rimembranze). Ma quando il termine deborda dalla boutade per assurgere a termine di uso comune, si comincia a percepire un sentore di ipocrisia. E mai come negli ultime mesi ci è capitato di annotare quel termine - "diversamente abili" - magistralmente inchiavardato nei pubblici sermoni di politici opinionisti, operatori, funzionari, responsabili di associazioni. Sembra si voglia far intendere che l'epoca dell'invalido povero ed emarginato sia stata sepolta da una nuova cultura fatta di promozione e di integrazione, di sperimentazione e di innovazione. Di questa "rivoluzione culturale" i "diversamente abili" sarebbero addirittura apportatori di ricchezza proprio grazie alla loro diversità. Siamo certi che le persone disabili farebbero volentieri a meno di quella ricchezza. Sono portatori semmai di esigenze particolari che tanto sono più gravi quanto meno trovano risposta. L'affermazione poi ce ne ricorda una di un po' più datata e svagata che interpretava la malattia mentale come una condizione comunque felice perché fuori dai rigidi e stereotipati paradigmi di una società bruta e poco creativa. Pregiudizio mascherato. Voglia di negare il profondo disagio che è proprio della malattia. La stessa superficiale ipocrisia di chi - e non sono in pochi - sostiene che le persone con Sindrome di Down sono comunque felici "perché sorridono e sono socievoli". Quindi "diversamente abili"! È quindi una definizione non stigmatizzante e che raschia di meno la crosta nelle paure di ognuno di noi, che siamo o meno disabili. Ma è una terminologia oltre che falsa, inefficace. Falsa perché distorce la realtà spalmandola su un quadro rassicurante, una rappresentazione buona per tutti i salotti e per tutte le stagioni. Inefficace perché non evidenzia il disagio e non rimarca l'obbligo civile della presa in carico da parte di tutti.» Possibile sintesi«L'espressione "diversamente abile" pone l'enfasi sulla differenza qualitativa nell'uso delle abilità. Esso viene utilizzato per specificare che attraverso modalità diverse si raggiungono gli stessi obiettivi. Vi sono delle situazioni di disabilità in cui questo uso può essere adeguato. Ad esempio allievi non vedenti o ipovedenti possono raggiungere lo stesso adeguati risultati scolastici e sociali utilizzando le risorse visive residue (potenziate con adeguati strumenti) o abilità compensative (ad esempio quelle verbali). Vi sono altre situazioni, come quelle riguardanti due terzi di tutti gli allievi certificati e cioè quelli con ritardo mentale, in cui l'uso della terminologia diversamente abile può risultare fuorviante. Consideriamo il caso di un tipico allievo con sindrome di Down. Dal punto di vista della qualità della vita forse si può anche dire che utilizzando le proprie capacità (o abilità) egli può comunque raggiungere obiettivi paragonabili a quelli di tutte le altre persone. In altre parole può raggiungere un benessere che non può essere considerato inferiore. Se questo è il riferimento, l'espressione "diversamente abile" potrebbe anche essere utilizzata. Se il riferimento diventa invece quello delle prestazioni scolastiche, sociali e di autonomia, l'espressione "diversamente abile" può risultare ingannevole, in quanto "nasconde" il fatto che tali prestazioni sono inferiori rispetto a quelle tipiche della normalità. Disabilità e diritti: La dichiarazione di Madrid Promulgata nel 2002 in occasione dell'Anno Internazionale della Disabilità (2003), essa sposta l'asse di interesse da una visione eminentemente medico - scientifica ad una prettamente sociale. Diversi i punti trattati: dall'integrazione scolastica a quella lavorativa, dall'assistenza all'associazionismo dei disabili. Ciò sul quale si pone più volte l'accento è sul concetto di discriminazione come atteggiamento generale da combattere non solo con strumenti legislativi ma anche culturali. Per questo uno dei concetti sviluppati è quello dell'autodeterminazione dei disabili, che si esplica anche attraverso la creazione di proprie associazioni (e qui il tema si intreccia con quello della Vita Indipendente. Chiaramente viene affrontata anche la questione delle donne disabili e della loro doppia discriminazione sociale. Per ottenere ciò è necessaria una visione globale, dove diversi attori interagiscono per un unico scopo: quindi certamente si richiamano alle loro responsabilità organizzazioni politiche sia centrali che locali, ma anche sindacati, massmedia, imprese. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità Promulgata dall'ONU nel 2007, la convenzione si richiama esplicitamente a diversi principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: non discriminazione, eguaglianza, pari opportunità, rispetto dell'identità individuale. Si compone di 50 articoli, dei quali i primi 30 si incentrano sui diritti fondamentali (associazionismo, diritto di cura, diritto alla formazione personale, ecc.), mentre gli altri 20 riguardano le strategie operative atte a promuovere la cultura della disabilità. Principi generali della Convenzione. La prima cosa che risulta evidente dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità è che manca una definizione chiara del concetto di disabilità, preferendo parlare, piuttosto, di persone disabili. Questo perché manca ancora, a livello internazionale, un'univoca e coerente definizione del concetto di "disabilità" (nonostante l'adozione dell'ICF), della quale pur si sente la necessità, in quanto basilare per qualsiasi strategia di ricerca e di pianificazione politica. Tuttavia l'articolo 1 parla esplicitamente di persone disabili, definendole come "coloro che presentano una duratura e sostanziale alterazione fisica, psichica, intellettiva o sensoriale la cui interazione con varie barriere può costituire un impedimento alla loro piena ed effettiva partecipazione nella società, sulla base dell'uguaglianza con gli altri. Inoltre l'articolo definisce anche lo scopo stesso della Convenzione, che è quello di promuovere tutti i diritti delle persone disabili al fine di assicurare uno stato di uguaglianza. Anche l'articolo 3 è fondamentale, perché indica i principi stessi entro i quali la Convenzione si muove, elencandoli esplicitamente: -il rispetto della persona nelle sue scelte di autodeterminazione; -la non discriminazione; -l'integrazione sociale; -l'accettazione delle condizioni di diversità della persona disabile; -rispetto delle pari opportunità e dell'uguaglianza tra uomini e donne; -l'accessibilità; -il rispetto dello sviluppo dei bambini disabili. Il recepimento in Italia: L'Italia ha recepito la Convenzione con legge ordinaria numero 18 del 3 marzo 2009. Con la ratifica si è dato anche il via libera al progetto d'istituzione di un osservatorio sulla disabilità presieduto dal ministro del lavoro e composto da 40 membri e che coinvolge sia i molti osservatori diffusi a livello regionale, sia le associazioni di disabili, sia anche le rappresentanze sindacali. Tale osservatorio dura in carica 3 anni (eventualmente prorogabili per un ulteriore triennio), ed oltre a promuovere la Convenzione, avrà anche il compito di promuovere la raccolta di dati statistici che illustrino le condizioni delle persone con disabilità, al fine sia di predisporre una relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità, sia di predisporre un programma biennale di promozione dei diritti e di integrazione sociale.

 

ECG (ELETTROCARDIOGRAMMA):

Storia - Nel XIX secolo divenne chiaro che il cuore generava elettricità. Il primo sistematico approccio al cuore dal punto di vista elettrico fu fatto da Augustus Desiré Waller, al St Mary's Hospital a Paddington, Londra. Nel 1911 si poterono apprezzare le prime applicazioni cliniche derivate dal suo lavoro. Il passo avanti venne fatto da Willem Einthoven con il suo galvanometro (costruito già nel 1903[1]), il quale era molto più preciso del galvanometro usato da Waller. Einthoven assegnò le lettere P, Q, R, S e T alle varie onde e descrisse i tracciati elettrocardiografici di molte malattie cardiovascolari. Per questa scoperta fu insignito del premio Nobel per la Medicina nel 1924. Tracciato dell'elettrocardiogramma del cuore è prettamente fisiologico: l'insorgere degli impulsi nel miocardio porta alla generazione di differenze di potenziale (in seguito ddp), che variano nello spazio e nel tempo e che possono essere registrate tramite degli elettrodi. La registrazione della ddp da parte di elettrodi posti sulla superficie corporea avviene grazie alla conducibilità dei liquidi interstiziali del corpo umano. Il tracciato elettrocardiografico rappresenta il metodo più facile, meno dispendioso e più pratico per osservare se l'attività elettrica del cuore è normale oppure se sono presenti patologie di natura meccanica o bioelettrica. Il normale tracciato ECG presenta un aspetto caratteristico che varia soltanto in presenza di problemi. Il tracciato è caratterizzato da diversi tratti denominati onde, positive e negative, che si ripetono ad ogni ciclo cardiaco. Prima derivazione. Onda P: è la prima onda che si genera nel ciclo, e corrisponde alla depolarizzazione degli atri. È di piccole dimensioni, poiché la contrazione degli atri non è cosi potente. La sua durata varia tra i 60 e i 120 ms, l'ampiezza (o altezza) è uguale o inferiore ai 2,5 mm. Complesso QRS: si tratta di un insieme di tre onde che si susseguono l'una all'altra, e corrisponde alla depolarizzazione dei ventricoli. L'onda Q è negativa e di piccole dimensioni, e corrisponde alla depolarizzazione del setto interventricolare; la R è un picco molto alto positivo, e corrisponde alla depolarizzazione dell'apice del ventricolo sinistro; la S è un'onda negativa anch'essa di piccole dimensioni, e corrisponde alla depolarizzazione delle regioni basale e posteriore del ventricolo sinistro. La durata dell'intero complesso è compresa tra i 60 e 90 ms. In questo intervallo avviene anche la ripolarizzazione atriale che però non risulta visibile perché mascherata dalla depolarizzazione ventricolare. Onda T: rappresenta la ripolarizzazione dei ventricoli. Non sempre è identificabile, perché può anche essere di valore molto piccolo. Onda U: è un'onda che non sempre è possibile apprezzare in un tracciato, dovuta alla ripolarizzazione dei muscoli papillari. Tratto ST: rappresenta il periodo in cui le cellule ventricolari sono tutte depolarizzate e pentanto non sono rilevabili movimenti elettrici. Da ciò deriva che di norma è isoelettrico, cioè posto sulla linea di base del tracciato, da cui si può spostare verso l'alto o il basso di non più di 1mm. Intervallo QT: rappresenta la sistole elettrica, cioè il tempo in cui avviene la depolarizzazione e la ripolarizzazione ventricolare. La sua durata varia al variare della frequenza cardiaca, generalmente si mantiene tra i 350 e i 440ms. Il tracciato ECG viene compilato su carta millimetrata, che scorre nell'elettrocardiografo ad una velocità di 25 mm al secondo, quindi cinque lati di quadrati da 5 mm rappresentano 1 secondo. È quindi facile immaginare come si possa immediatamente ricavare la frequenza cardiaca, valutando quanto tempo passa tra un ciclo e l'altro (si misura il tempo intercorso tra due complessi QRS). A solo titolo di esempio se abbiamo un complesso ogni 4 quadrati da 5 millimetri, significa che la nostra frequenza è attorno ai 75 battiti al minuto. Ovvero, visto che ogni quadrato da 5 mm corrisponde a 0.2 sec e, quindi, 4 quadrati a 0.8 sec, basterà dividere 60 sec (1 minuto) per 0.8 sec per ottenere la frequenza di 75 battiti al minuto, appunto. Il dipolo cardiaco Per approfondire, vedi la voce Vettori elettrici del cuore. Possiamo considerare il cuore, dal punto di vista elettrico come un dipolo. Prendiamo una fibra miocardica, isoliamola, poniamo due elettrodi (A e B) all'inizio e alla fine della fibra; gli elettrodi vengono collegati ad un voltmetro per misurare la differenza di potenziale. Quando siamo in condizioni di riposo, il voltmetro non segnerà nulla: questo accade perché la fibra è isopotenziale all'esterno e non essendoci nulla a mutare questa condizione, si avranno cariche positive all'esterno e negative all'interno. Eccitiamo ora la fibra; siamo nella condizione in cui un potenziale d'azione comincia a diffondersi. Dove il potenziale d'azione si propaga, la differenza tra esterno ed interno si inverte, l'elettrodo che è posto sulla parte interessata dalla depolarizzazione leggerà un valore negativo, nonostante sia posto all'esterno della fibra. Questo accade perché l'elettrodo, che legge il valore elettrico esterno, cioè quello che non sta nel citoplasma (negativo in condizione di riposo, positivo in condizione di eccitamento), ma quello sulla superficie cellulare (positivo in stato di riposo, negativo in condizione di eccitamento), registra il fenomeno dell'inversione da positivo a negativo sulla superficie cellulare perché lo stato della superficie cellulare è specularmente opposto a quello del citoplasma. Nel nostro caso è l'elettrodo A che viene investito per primo dal potenziale d'azione, esso sarà negativo se confrontato con l'elettrodo B, che sta ancora in una parte di fibra a riposo. Si parla in questo caso di dipolo in movimento. Desumiamo che: l'elettrodo che vede il fronte d'onda avvicinarsi, diventa positivo rispetto a quello che lo vede allontanarsi perché il primo elettrodo registra una positività dell'esterno della cellula corrispondente alla condizione per cui il potenziale d'azione non è ancora arrivato a quei limiti della cellula. Nel caso invece in cui si pongano due elettrodi A e A', perpendicolari al propagarsi dell'impulso, la misurazione del voltmetro sarà nulla, perché il fronte d'onda investe i due elettrodi contemporaneamente. Possiamo usare un artifizio matematico per semplificare e capire il problema: utilizziamo il vettore dipolo, che è un vettore che ha verso che va dall'elettrodo negativo al positivo, direzione parallela alla congiungente degli elettrodi e modulo proporzionale alla differenza di potenziale che si genera tra gli elettrodi. Gli elettrodi rilevano la proiezione del vettore dipolo sulla propria congiungente, di conseguenza due elettrodi paralleli al vettore misurano la differenza di potenziale massima, due elettrodi perpendicolari non misurano nulla. Chiamiamo la congiungente degli elettrodi derivazione. È necessario introdurre più di una derivazione ed è necessario che esse abbiano posizioni diverse; infatti se consideriamo che la fibra può presentare flessioni, questo significa che il vettore dipolo ruoterà e se poco prima una derivazione bastava a studiarlo, subito dopo se ne rendono necessarie almeno due non parallele tra loro. Il discorso fatto finora è una semplificazione, poiché abbiamo considerato una sola fibra cardiaca; nella realtà la massa cardiaca si comporta sincizialmente anche a livello elettrico e ogni fibra produce un proprio vettore dipolo. La registrazione, quindi, non avviene per singola fibra, ma considerando il miocardio tutto insieme; per questo motivo il vettore dipolo del cuore è la risultante dei vettori delle singole fibre. La registrazione di questo vettore risultante e la sua evoluzione nel tempo si chiama vettorcardiogramma. Le derivazioni elettrocardiografiche: Le 12 derivazioni standardCome già detto, per registrare un elettrocardiogramma è necessario disporre di elettrodi posti sulla superficie corporea, formando delle derivazioni sistemate in maniera tale da poter analizzare bene le variazioni del vettore dipolo del cuore. Derivazioni bipolari Per approfondire, vedi la voce Triangolo di Einthoven. Si usano tre elettrodi posizionati rispettivamente sulla spalla sinistra, sulla spalla destra e sull'osso pubico. Poiché dal punto di vista elettrico gli arti sono da considerarsi come conduttori, per facilitare il posizionamento degli elettrodi stessi, questi vengono posti sui polsi sinistro e destro e sulla caviglia sinistra. Abbiamo formato, con gli elettrodi un triangolo equilatero: il triangolo di Einthoven, che ha al suo centro il cuore. Ponendo tre elettrodi abbiamo altrettante derivazioni: la I derivazione tra spalla destra e sinistra, la II derivazione tra spalla destra e gamba sinistra, la III derivazione tra spalla sinistra e gamba sinistra. Per queste derivazioni è necessario porre delle convenzioni tali per cui: in I derivazione il tracciato va verso l'alto quando la spalla sinistra è positiva rispetto alla destra in II derivazione il tracciato va verso l'alto quando la gamba sinistra è positiva rispetto alla spalla destra in III derivazione il tracciato va verso l'alto quando la gamba sinistra è positiva rispetto alla spalla sinistra Considerando che si hanno a questo punto 3 derivazioni e che il piano frontale su cui noi dobbiamo analizzare il vettore dipolo è di 360°, deduciamo che si ha una divisione del piano in tre parti da 120° ciascuna. Questo tuttavia non è sufficiente per registrare in maniera adeguata gli eventuali cambiamenti del vettore; è necessario, di conseguenza, avere altre derivazioni. Derivazioni unipolari aumentate: L'idea è quella di aggiungere altre tre derivazioni, che esplorino il piano frontale lungo le bisettrici degli angoli del triangolo di Einthoven; collegando gli estremi di ciascuna derivazione con due resistenze uguali e utilizzando la giunzione tra di esse come riferimento, rispetto all'elettrodo posto sul vertice opposto del triangolo, ottengo la registrazione lungo altre tre direttrici, corrispondenti appunto alle bisettrici del triangolo stesso. In questo modo, considerando la giunzione delle due resistenze come l'elettrodo di riferimento e come gli elettrodi su spalla sinistra e destra e gamba sinistra come elettrodi esploranti, si ottengono le tre derivazioni unipolari degli arti. Esse sono chiamate Vfoot (Vf) fra punto centrale delle spalle e la gamba sinistra, Vright (Vr) tra punto centrale spalla sinistra-gamba e spalla destra e Vleft (Vl) tra punto centrale spalla destra-gamba e spalla sinistra. Anche in questo caso è necessario dare delle convenzioni: innanzi tutto i valori ottenuti vengono amplificati, in modo da poter essere raffrontati con quelli delle derivazioni bipolari, in questo modo i valori si indicano con aVr, aVl e aVf. per convenzione il pennino va verso l'alto quando l'elettrodo esplorante diviene positivo rispetto a quello di riferimento, ovvero quando l'onda di depolarizzazione va verso l'elettrodo esplorante. Poiché nella derivazione aVr, il tracciato diviene negativo, per facilitare la lettura si moltiplica questo segnale per -1 (questa è una operazione che la macchina elettrocardiografica attua automaticamente). Riassumendo siamo arrivati ad esplorare l'attività cardiaca con 6 derivazioni che ci permettono di dividere il piano frontale in zone da 60° l'una, dandoci un dettaglio abbastanza accurato. Derivazioni precordiali: Per concludere e per avere una maggior definizione dell'attività cardiaca è necessario avere degli elettrodi che siano abbastanza vicini al cuore, al contrario di quelli delle derivazioni uni e bipolari che si trovano lontane. In particolare questi nuovi elettrodi serviranno per identificare e localizzare, in maniera molto precisa, delle lesioni che potrebbero sfuggire con l'uso delle altre derivazioni, e per analizzare il vettore della depolarizzazione cardiaca sul piano trasversale, diverso da quello frontale precedentemente analizzato. Si usa allora un elettrodo di riferimento, detto di Wilson, ottenuto come media dei potenziali di Einthoven, e sei elettrodi esploranti posti rispettivamente: V1: nel 4° spazio intercostale sulla linea parasternale destra V2: nel 4° spazio intercostale sulla linea parasternale sinistra V3: tra V2 e V4 V4: nel 5° spazio intercostale sulla linea emiclaveare sinistra V5: nel 5° spazio intercostale sulla linea ascellare anteriore sinistra V6: nel 5° spazio intercostale sulla linea ascellare media sinistra In tutto eccoci arrivati ad avere 12 derivazioni che permettono una completa e particolare analisi dell'attività elettrica del cuore sia localmente che generalmente. Derivazioni ortogonali o di FrankCi si è posto il problema di passare dalle differenze di potenziali misurate dagli elettrodi alla proiezione del dipolo elettrico equivalente sui tre assi principali. Si pongono 5 elettrodi sul torace, uno sulla caviglia sinistra e un altro per determinare un potenziale di riferimento. Grazie a una rete di correzione che tiene conto del mezzo di conduzione si possono ottenere le proiezioni del dipolo cardiaco sui tre assi ortogonali diretti come le tre direzioni principali: testa-piedi, torace-schiena, spalla dx-sx. Uno dei vantaggi dell'utilizzo delle derivazioni ortogonali consiste nel registrare tre diverse misurazioni, linearmente indipendenti, da cui è possibile ottenere proiezioni in ogni possibile direzione. Ad esempio si possono ricavare le 12 derivazioni standard. Analisi del vettore dipolo del cuore sul piano frontale: Per ogni istante della propagazione dell'impulso attraverso il cuore, il vettore dipolo varia direzione, verso e modulo. Aiutandoci con una figura analizziamo le varie fasi della propagazione dell'impulso in relazione al vettore dipolo. 1.Lo stimolo parte dal nodo seno-atriale, qui il vettore è il vettore della depolarizzazione atriale; poiché l'impulso viaggia verso il nodo atrio-ventricolare è chiaro che la direzione del vettore è la congiungente dei due nodi e il verso va dal nodo seno-atriale a quello atrio-ventricolare. Il vettore sarà quindi inclinato leggermente verso sinistra e diretto verso il basso. Proiettando il vettore sulla I derivazione otteniamo un'onda positiva, l'onda P. 2.Arrivato al nodo atrio-ventricolare, l'impulso arriva al setto attraverso il fascio di His. La diffusione dell'impulso avviene, in questa parte del cuore, secondo la direzione endocardio-linea mediana. Nel setto si hanno due depolarizzazioni, una riguarda la parte sinistra, l'altra la parte destra; poiché per l'attività elettrica della parte sinistra è maggiore, le depolarizzazioni non si elidono, ma prevale quella sinistra. Il vettore ha direzione della linea endocardio-linea mediana e verso che va da sinistra verso destra. Proiettando il vettore così ottenuto sulla I derivazione otteniamo un'onda di segno negativo, l'onda Q. 3.Lo stimolo è arrivato all'apice del cuore, qui il vettore dovuto alla parte sinistra ha lo stesso verso di quello di destra, conseguentemente si ha la massima estensione del vettore lungo la linea parallela al setto. In questo caso avremo quindi un vettore inclinato verso sinistra e diretto verso il basso con un modulo molto elevato, questo produce in I derivazione un'onda positiva molto ampia, l'onda R. 4.Lo stimolo ha raggiunto le pareti dei ventricoli, anche qui è la parte sinistra che prevale su quella destra, il verso tende quindi a sinistra, mentre il modulo è leggermente diminuito perché, appunto, la parte destra esercita una diminuzione del vettore. In questo caso, in I derivazione, avremo una maggiore escursione dell'onda R. Per apprezzare invece singolarmente questa fase, possiamo vedere che in III derivazione abbiamo una piccola onda negativa, l'onda S. 5.Per ultimo ecco arrivare il vettore della ripolarizzazione dei ventricoli che ha un andamento simile a quello della depolarizzazione. Risulterà quindi in I derivazione una piccola onda positiva, l'onda T. Asse cardiaco: Partendo dalle registrazioni dell’andamento dell’onda di depolarizzazione delle sei derivazioni degli arti si può ottenere il vettore complessivo dell’andamento di tale onda sul piano frontale. Questo si ottiene facendo la somma dei vettori ottenuti nella registrazione di ogni onda da parte delle sei derivazioni. Perciò si otterrà prima il vettore che esprime la risultante (somma) dei valori ottenuti dalle sei derivazioni durante l'onda Q, poi il vettore registrato durante l'onda R e poi S. Si prendono in considerazione le onde del complesso QRS in quanto registrano gli eventi elettrici causati dai ventricoli che rappresentano la maggior parte della massa muscolare cardiaca e che perciò sono indicativi dell'asse complessivo. In tal modo si otterrà l’asse cardiaco, un parametro delle caratteristiche fisiologiche del cuore, che solitamente corrisponde all’asse anatomico del cuore. Anomalie cardiache ed ECG Risulta evidente, per tutto quello detto finora, l'utilità dell'ECG nel monitoraggio o nella diagnosi medica; sia per quanto riguarda situazioni normali, sia per quanto riguarda situazioni patologiche derivanti da cause fisiche e fisiologiche. L'elettrocardiogramma in situazioni normali presenta un'onda P iniziale, un caratteristico complesso QRS e un'onda T finale. Abbiamo visto che il ritmo fisiologico normale del cuore sano è di 70-80 battiti per minuto. Tutti questi parametri vengono alterati, più o meno fortemente, quando esiste qualche problema di natura cardiaca. È importante, per colui che interpreta il tracciato, sapere quali variazioni possono esistere, come fare per ricercarle e conoscerne il significato. L'ECG ci dà, infatti, informazioni circa: frequenza cardiaca; ritmicità dell'azione cardiaca, ovvero la presenza di aritmie indicanti eventuali "blocchi"; presenza di eventuali battiti ventricolari prematuri; presenza di eventuali slivellamenti dei tratti isoelettrici (ad es. un sopra- o sottoslivellamento del tratto ST è indice di infarto del miocardio) e alterazioni delle varie onde elettriche che possono indicare alterazioni morfologiche delle camere cardiache. Ritmi sinusali anormali: Si definisce "sinusale" un ritmo che presenta onde P in successione regolare, in rapporto costante con il complesso QRS che segue (tratto PR compreso tra 0.12 e 0.20s). Qualunque ritmo differente da quello sinusale rientra a far parte delle "aritmie". Tachicardia sinusale: Si parla di tachicardia sinusale quando notiamo una frequenza del battito cardiaco che supera i 100 battiti al minuto. In questo caso l'ECG risulta perfettamente normale, ad eccezione della frequenza del battito. La frequenza del battito è rilevabile dalla distanza temporale di due complessi QRS. Le cause che portano alla tachicardia possono essere fisiologiche (una risposta allo sforzo, alla temperatura corporea, alla stimolazione delle fibre ortosimpatiche) o patologiche (una spia di un'insufficienza cardiaca). Le onde P possono non essere visibili durante tachicardia ventricolare anche se l'attività atriale dissociata da quello ventricolare non viene influenzata. Bradicardia sinusale: Il termine bradicardia sinusale indica una ridotta frequenza del battito cardiaco, di norma si indica con questo termine un ritmo al di sotto dei 60 battiti al minuto. Come nel caso della tachicardia sinusale il tracciato dell'ECG risulta normale, ma con una ridotta frequenza temporale del complesso QRS. La bradicardia sinusale può essere una condizione normale, soprattutto per quanto riguarda il cuore degli atleti che possono avere frequenze molto basse dovute appunto ad un costante allenamento. Aritmia sinusale: Se tutti i complessi QRS di per sè sono normali, ma il ritmo in condizioni di riposo non è regolare (le distanze tra ogni complesso QRS e il successivo variano lungo il tracciato), viene diagnosticata una aritmia sinusale. Si pensa che, questa condizione possa essere causata da un conflitto di diversi tipi di riflessi circolatori atti ad alternare l'intervento del sistema ortosimpatico e parasimpatico sul nodo seno-atriale, nella maggior parte dei casi questa aritmia è sincrona con gli atti respiratori: parliamo di aritmia respiratoria. Si è verificato che questa condizione può risultare non patologica nei giovani e nei bambini, nei quali può addirittura diventare la regola, piuttosto che l'eccezione. Nelle persone anziane invece, l'aritmia sinusale può essere il segno di una malattia degenerativa del nodo seno-atriale. Ritmi anormali dovuti a blocco della conduzione degli impulsi[ Blocco seno-atriale In alcuni casi può capitare che l'impulso che si origina nel nodo seno-atriale non possa diffondersi completamente nel resto del miocardio. Questa condizione, nonostante possa sembrare molto pericolosa, è compatibile con la vita a causa di un sistema di sicurezza del cuore. Infatti in mancanza di conduzione (o di generazione) degli impulsi da parte del nodo seno-atriale, è il nodo atrio-ventricolare che prende il controllo del ritmo cardiaco. Nel tracciato elettrocardiografico questo è facilmente riconoscibile a causa di una diminuzione della frequenza cardiaca e della scomparsa dell'onda P, dovuto all'annullamento delle funzioni atriali. Il complesso QRS-T non viene influenzato, poiché il ventricolo viene guidato dal nodo atrio-ventricolare. Blocco atrioventricolare: In condizioni di frequenza normale. il tempo che intercorre tra l'onda P e l'inizio del complesso QRS è di circa 0,16 secondi. Se in condizioni normali, questo intervallo supera gli 0,2 secondi, allora si parla di blocco incompleto di primo grado. Si tratta di un problema che riguarda il trasferimento degli impulsi dagli atri ai ventricoli. Se l'intervallo P-R raggiunge una durata di 0,25 - 0,45 secondi i potenziali d'azione che investono il nodo atrio-ventricolare non sempre riescono ad oltrepassarlo, in questa condizione accade che i ventricoli "saltino" qualche battito rispetto agli atri. È il caso del blocco incompleto di secondo grado. La condizione più grave si verifica quando la conduzione degli impulsi nel nodo A-V è completamente impedita e si verifica un blocco completo tra atri e ventricoli. Nel tracciato elettrocardiografico questa condizione si evidenzia dal fatto che le onde P risultano completamente dissociate dai complessi QRS-T. Gli atri e i ventricoli hanno un ritmo indipendente. Extrasistole ventricolare: In una extrasistole ventricolare manca l'onda P, in quanto lo stimolo non è risalito fino agli atri. L'onda R è allargata e uncinata (lo stimolo impiega un tempo maggiore per diffondersi e si ha l'eccitamento prima di un ventricolo e successivamente dell'altro). Segue un intervallo più lungo del normale: la pausa compensatoria. Ritmi anormali dovuti a patologie cardiocircolatorie Ischemia e infarto miocardio. Quando si verifica una insufficiente irrorazione sanguigna del miocardio, questo deprime i suoi processi metabolici in quanto: c'è mancanza di ossigeno, si produce un eccesso ristagnante di anidride carbonica e il materiale nutritizio viene a mancare. In questi casi, dapprima il tessuto miocardico limita le proprie prestazioni (ischemia), ma se l'apporto di nutrizione si prolunga nel tempo si arriva alla morte del tessuto miocardico (infarto). In questi casi la ripolarizzazione delle membrane si verifica solo parzialmente o non si verifica più. Sul tracciato ECG l'infarto e l'ischemia sono caratterizzati da anomalie riguardanti le onde Q, i segmenti ST e le onde T. In condizioni normali abbiamo onde Q molto piccole, che sono dovute alla depolarizzazione del setto interventricolare che si verifica da sinistra verso destra, quindi le forze elettriche sono in allontanamento dal ventricolo sinistro (la penna si muove verso il basso). Poiché il setto è sottile, le forze che si generano sono di breve durata (0,04 secondi) e di piccola ampiezza (profondità inferiore al 25% dell'altezza dell'onda R). In caso di miocardio infartuato, esso non produce potenziali elettrici, pertanto le forze elettriche che si dirigono verso l'elettrodo (e che producono movimenti della penna verso l'alto) sono molto ridotte o assenti. La zona non infartuata, in questo modo, ha un'attività più preponderante che tende ad allontanarsi dall'elettrodo, che quindi registra forti potenziali negativi, che si traducono in un'ampia onda Q. Un'onda Q significativa, indicante un probabile infarto, ha una durata maggiore di 0,04 secondi e/o una profondità maggiore di un quarto dell'ampiezza dell'onda R corrispondente. L'ischemia produce un sottoslivellamento del segmento ST, associato talvolta all'inversione dell'onda T, il tutto dovuto ad anormalità nell'iperpolarizzazione. Fibrillazione ventricolare Fibrillazione ventricolareLa fibrillazione ventricolare è causata da impulsi cardiaci che si scatenano all'interno del miocardio, che portano, dapprima all'eccitazione di una parte del miocardio e poi ad una continua e progressiva rieccitazione delle parti ventricolari che precedentemente erano state eccitate. In questo modo è impossibile che si verifichi una contrazione coordinata della massa cardiaca e questo impedisce che il sangue possa essere pompato in maniera opportuna. Le camere ventricolari non si riempiono, né si svuotano, rimanendo in uno stato di contrazione parziale. Il perdurare di questa condizione per un periodo superiore ai 4-5 secondi, a causa della mancanza di flusso ematico a livello cerebrale, porta alla perdita di coscienza; dopo pochi minuti i tessuti vanno in ischemia e sopraggiunge la morte. Il tracciato ECG della fibrillazione ventricolare è caratterizzato da complessi QRS organizzati, ma non c'è mai un ritmo regolare. nelle prime fasi del fenomeno, il miocardio tende a contrarsi in maniera simultanea, portando onde irregolari, dopo pochi minuti l'ECG mostra onde molto irregolari a basso voltaggio. Asistolia : è un'eventualità più grave della fibrillazione, poiché quest'ultima è a volte espressione di un evento elettrico casuale e risulta compatibile con la vita se trattata immediatamente. L'asistolia invece si associa ad un danno miocardico massiccio, in questo caso nessun ritmo può essere generato o sostenuto dai ventricoli; si verifica quando l'attività fibrillatoria è insostenibile a causa del mancato apporto di sostanze che provvedano al nutrimento del miocardio. Il tracciato dell'ECG presenta solamente le onde P, mentre il resto del tracciato è una linea piatta, ciò indica ancora un'attività residua degli atri, ma una totale assenza di attività da parte dei ventricoli. È una condizione che determina, in breve tempo, arresto cardiaco e decesso molto rapido. Ingrandimenti delle camere cardiache: Ingrandimenti striali: INGRANDIMENTO ATRIALE SINISTRO: si manifesta con aumento della durata dell'onda P, che assume un aspetto ad "M". La durata dell'onda P è superiore a 0.12s. INGRANDIMENTO ATRIALE DESTRO: si manifesta con aumentato voltaggio (altezza) dell'onda P, superiore ai 2,5mm, senza modificazioni della sua durata. Ingrandimenti ventricolari. INGRANDIMENTO VENTRICOLARE SINISTRO: caratterizzato da un incremento in altezza dell'onda R nelle derivazioni precordiali sinistre (V5-V6) e una maggior profondità dell'onda S in quelle destre (V1-V2) e da un sottoslivellamento del tratto ST con inversione dell'onda T nelle derivazioni esploranti il ventricolo sinistro (V5-V6). Possono coesistere deviazione assiale sinistra e leggero aumento della durata del complesso QRS. INGRANDIMENTO VENTRICOLARE DESTRO: caratterizzato da incremento del voltaggio dell'onda R in V1 con sottoslivellamento del tratto ST e inversione dell'onda T nelle derivazioni esploranti il ventricolo destro (V1-V2). Possono coesistere deviazione assiale destra e ingrandimento atriale destro. Lo sviluppo in multiplo Studi sempre più accurati a partire dagli anni quaranta e cinquanta negli U.S.A. hanno dimostrato che il comportamento elettrico del cuore è più simile ad un multipolo che ad un dipolo. Multipole expansion: Il lavoro pionieristico di Nelson e Gabor punta sul fatto che la teoria del dipolo è inadeguata e vale solo come approssimazione per grandi distanze dalle regioni dove sono situati i dipoli. Per questo motivo hanno introdotto modelli più sofisticati per considerare i pattern del potenziale di superficie ed hanno stabilito che è necessario utilizzare un numero di curve ECG sul torace più grande di tre per ottenere informazioni riguardo all’insieme di tutti i dipoli. Un ruolo importante per l’approccio di Nelson e Gabor e stato giocato dal lavoro di alcuni ricercatori medici, che, tra il 1940 ed il 1952, hanno tentato di scoprire la distribuzione del potenziale sul torace ed hanno incominciato a sospettare che buona parte dell’informazione elettrocardiografica sia persa, usando solo segnali isolati. Alcuni di loro hanno iniziato quindi a registrare potenziali da un numero maggiore di punti (dell’ordine di 100). Un vero salto di qualità è stato il prendere in considerazione le mappe del potenziale o del campo elettrico sopra il torace ad istanti di tempo successivi invece che considerare una collezione di curve dipendenti dal tempo. Il lavoro svolto da Gabor e Nelson ha permesso un nuovo approccio alla ricerca ECG. A differenza di quanto avviene per la teoria del dipolo, si considera ora una sequenza di mappe temporali del potenziale. Quest’ultimo approccio è stato seguito tra gli altri da Bohning, Burger, Taccardi e Kienle. Questa via consente di avere una nuova organizzazione dei dati molto più interessante di una collezione di ECG dipendenti dal tempo presi in vari punti del torace. Una mappa è un insieme di n componenti, ciascuna delle quali rappresenta il valore del potenziale cardiaco misurato ad un certo istante di tempo in un punto preciso della superficie del torace. Possiamo considerare una mappa come un’istantanea di come si distribuisce il potenziale sul torace. A tal fine consideriamo un sistema di sonde disposte sul corpo, che permettono di misurare contemporaneamente il potenziale da diversi punti. Per avere una buona rappresentazione delle mappe ECG dobbiamo ricorrere all’interpolazione con un sistema di m armoniche sferiche. Le ultime ricerche, tra le quali si segnalano quelle svolte in Italia al politecnico di Catania, a Milano (Taccardi) ed a Torino (Favella, Istituto di Fisica di Torino) hanno utilizzato 64 armoniche sferiche. La scelta delle armoniche non è obbligata, si può ricorrere ad altri sistemi di funzioni, purché sempre ortonormali. L’utilità delle armoniche sferiche risiede nel fatto che ci consentono di approssimare il fusto del corpo come una sfera, tangente all’omero. In questo modo, dunque, si può immaginare che le sonde si distribuiscano sulla superficie di una sfera. Questo metodo è noto come multipole expansion. La scelta del numero di 64 armoniche non è casuale, ma corrisponde al numero di coefficienti linearmente indipendenti in uno sviluppo lineare del campo variabile delle mappe ECG e pertanto al numero di derivazioni che sono misurate. Originariamente il numero di armoniche utilizzato era 250, ma si è rivelato eccessivo. Grazie ai 64 valori misurati si possono rappresentare le mappe sia considerando le derivazioni prese sul torace, sia quelle prese sul dorso. Questo è una conseguenza delle proprietà di invarianza delle armoniche sferiche sotto rotazioni. La rappresentazione di una mappa in un orientamento non standard può essere ottenuta in questa maniera: dapprima si ruotano le mappe in orientamento standard, quindi si costruisce la loro rappresentazione in questo orientamento e si ritorna alla fine alla situazione iniziale. Quest’ultima operazione è una trasformazione lineare sui coefficienti della mappa nell’orientamento standard. Alla fine si ottiene che i coefficienti delle mappe nell’orientamento non standard sono in relazione con quelli dell’orientamento standard grazie ad una trasformazione lineare ben nota: si tratta di una matrice di rotazione nello spazio dei coefficienti dello sviluppo della mappa in termini di armoniche sferiche. Se utilizziamo, anziché le prime (nel nostro caso 64, se L=7) armoniche sferiche, un altro sistema di N funzioni ortogonali, con k che varia da 1 a N e non equivalente alle armoniche sferiche e per caso la mappa, in orientamento standard, è esprimibile nel sistema delle e viene ruotata indietro rispetto all’orientamento iniziale, allora è ancora esprimibile in termini di, dal momento che queste ultime non possiedono le stesse proprietà di invarianza delle armoniche sferiche rispetto al gruppo di rotazione. Sviluppo del potenziale di superficie con le armoniche sferiche. In pratica il cosiddetto sviluppo in multipolo consiste in uno sviluppo ortogonale del potenziale di superficie in armoniche sferiche. Si immagina che il torace sia una porzione di cilindro con sezione circolare. Approssimazione del fusto con armoniche sferiche. Il centro della sfera coincide con il centro di simmetria della porzione di cilindro. Inoltre l’area della sfera è uguale a quella del cilindro. Come centro di simmetria della porzione di cilindro si può scegliere il centro del miocardio. Poniamo inoltre che la sfera sia grosso modo tangente all’omero e descriviamo tutto in termini di coordinate polari, indicando con l’angolo longitudinale e l’angolo latitudinale. La notazione convenzionale per le armoniche sferiche è: Si può scrivere il potenziale come una funzione di ?, f e t in questo modo: Dove le gl,m(t) sono adeguate funzioni che variano nel tempo e sono valutate secondo la relazione: In questo modo si descrive lo sviluppo in multipolo della mappa del potenziale di superficie di un campo di derivazioni e di conseguenza la sovrapposizione di contributi dovuti alle correnti di dipolo, quadrupolo, ottupolo,… più in generale di poli di ordine 2L, che nascono tutti dalla distribuzione delle correnti del miocardio. Mappa ECG con multipole expansion - 3D Mappa ECG con multipole expansion - 2D - Una ricostruzione molto buona delle mappe, tale da preservare un grande numero di dettagli può essere ottenuto in termini di 64 armoniche sferiche. Si ottiene comunque una ricostruzione abbastanza buona anche con L=6 e dunque con 49 armoniche sferiche. Questo significa che la mappa del potenziale può essere ricostruita facilmente attraverso 64 segnali ECG da diverse posizioni sul torace. Ogni mappa ha delle caratteristiche speciali che dipendono dal fatto che il miocardio ha un orientamento nel torace che non è arbitrario e, oltre a questo, le zone di eccitazione sono strettamente collegate alla struttura anatomica ed a fenomeni fisiologici. A causa dell'invarianza rotazionale delle armoniche sferiche, 64 parametri possono essere utilizzati per ricostruire qualsiasi mappa che non contenga multipoli di ordine l più grandi di 7.

 

ECOCARDIOGRAFIA:

L' ecocardiografia, ovvero l'ecografia del cuore è un gruppo di tecniche che si basano sull'emissione di ultrasuoni nell'intervallo di frequenza fra 2 e massimo 10 MHz. L'esame riesce ad esprimere in frequenza l'onda di pressione, facendo apparire il tutto su uno schermo che il cardiologo osserva mentre effettua l'esame. L'insieme di esami sono composti da: -Ecocardiografia basale -Ecocardiografia con mezzo di contrasto, esame di recente diffusione, con diverse funzioni e di utilizzo soprattutto per studiare la perfusione miocardica. -Ecocardiografia transesofagea. Le immagini che si ottengono attraverso l’uso dei cosiddetti ETE (acronimo inglese per indicare in italiano le sonde ecocardiografiche transesofagee) sono standardizzate per permettere uno studio uniformato.[40] Tale esame -Ecocardiografia prenatale -Ecocardiografia perinatale -Ecocardiografia da sforzo (o da stress) è l’esame che si effettua in costante monitoraggio sia prima che durante e dopo uno sforzo a cui la persona viene sottoposta, molto utile per comprendere la provenienza del dolore toracico, sintomo evidenziato dai Inoltre l'ecografia può essere effettuata anche su vene e arterie, in tal modo prende il nome di Esame doppler e si suddivide nelle sue due forme: -Doppler venoso -Doppler arterioso Altri esami: Radiografia del torace, è stato uno dei primi esami ad essere utilizzato nel campo della cardiologia, consiste nell’immissione di raggi x verso il torace della persona, le proiezioni necessarie possono essere una o più. I raggi x vengono creati inducendo una corrente elevata con cui si generano elettroni diretti verso il metallo Test da sforzo TAC cardiaca (vedi anche cardioradiologia) Scintigrafia cardiaca, o Imaging cardiaco con radionuclidi. Risonanza magnetica cardiaca Monitoraggio pressione arteriosa Pacemaker Esami invasivi: Cateterismo cardiaco Angiografia coronarica Angioplastica coronarica per cutanea transluminale ECG: il principio del suo funzionamento: Impianto chirurgico di bypass aorto-coronarico Metodiche elettrofisiologiche Pacemaker Dispositivi antiaritmici Defibrillatore automatico  impiantabile.

 

ECOGRAFIA:

Ecografia di un feto: L'ecografia o ecotomografia è un sistema di indagine diagnostica medica che non utilizza radiazioni ionizzanti, ma ultrasuoni e si basa sul principio dell'emissione di eco e della trasmissione delle onde ultrasonore. Questa tecnica è utilizzata routinariamente in ambito internistico, chirurgico e radiologico. Oggi infatti tale metodica viene considerata come esame di base o di filtro rispetto a tecniche di Imaging più complesse come TAC, imaging a risonanza magnetica, angiografia. L'ecografia è, in ogni caso, operatore-dipendente, poiché vengono richieste particolari doti di manualità e spirito di osservazione, oltre a cultura dell'immagine ed esperienza clinica. Gli ultrasuoni utilizzati sono compresi tra 2 e 20 MHz. La frequenza è scelta tenendo in considerazione che frequenze maggiori hanno maggiore potere risolutivo dell'immagine, ma penetrano meno in profondità nel soggetto. Queste onde sono generate da un cristallo piezoceramico inserito in una sonda mantenuta a diretto contatto con la pelle del paziente con l'interposizione di un apposito gel (che elimina l'aria interposta tra sonda e cute del paziente, permettendo agli ultrasuoni di penetrare nel segmento anatomico esaminato); la stessa sonda è in grado di raccogliere il segnale di ritorno, che viene opportunamente elaborato da un computer e presentato su un monitor. Variando l'apertura emittente della sonda, è possibile cambiare il cono di apertura degli ultrasuoni e quindi la profondità fino alla quale il fascio può considerarsi parallelo. Stanno diventando normali le cosiddette sonde real-time, in cui gli ultrasuoni sono prodotti e raccolti in sequenza in direzioni diverse, tramite modulazioni meccaniche o elettroniche della sonda. Quando l'onda raggiunge un punto di variazione dell'impedenza acustica, può essere riflessa, rifratta, diffusa, attenuata. La percentuale riflessa porta informazioni sulla differenza di impedenza tra i due tessuti ed è pari a: Vista la grande differenza di impedenza tra un osso ed un tessuto, con l'ecografia non è possibile vedere dietro di esso. Anche zone di aria o gas (Z piccolo) fanno "ombra", per via di una riflessione totale. Il tempo impiegato dall'onda per percorrere il percorso di andata, riflessione e ritorno viene fornito al computer, che calcola la profondità da cui è giunta l'eco; questo punto si riferisce ad una superficie di suddivisione tra tessuti. Sostanzialmente un ecografo è costituito da tre parti: una sonda che trasmette e riceve il segnale un sistema elettronico che: pilota il trasduttore genera l'impulso di trasmissione riceve l'eco di ritorno alla sonda tratta il segnale ricevuto un sistema di visualizzazione Sistemi di scansione: I sistemi di scansione sono caratterizzati dal formato dell'immagine che a sua volta deriva dal trasduttore che si usa. Scansione lineare: Sonda a scansione lineareFormato dell'immagine rettangolare Trasduttori lineari: Gruppi di elementi (da 5 o 6) facenti parte di una cortina di cristalli (da 64 a 200 o più) posti in maniera contigua, vengono eccitati in successione in maniera da formare una scansione lineare. Scansione settoriale: Formato dell'immagine settoriale Trasduttori settoriali meccanici a singolo cristallo, anulari, array. Nel caso di un settoriale meccanico (singolo cristallo o anulare) la scansione viene data tramite un sistema di ingranaggi che fa oscillare il cristallo di un settore (normalmente 90°). Durante l'oscillazione il cristallo viene eccitato con una certa tempistica, in maniera da inviare gli impulsi ultrasonori, ricevere gli echi di ritorno e quindi permettere di creare l'immagine ultrasonoro all'interno del campo di vista. Scansione convexFormato dell'immagine a tronco di cono Trasduttori convex Nel caso di un trasduttore convex i cristalli vengono eccitati esattamente come nel trasduttore lineare, ma il campo di vista sarà a tronco di cono, dato che i cristalli sono posizionati su una superficie curva. Modi di presentazione: Si possono ottenere diverse rappresentazioni delle strutture oggetto di esame a seconda delle elaborazioni effettuate sul segnale in output dalla sonda Modo A (modulazione di ampiezza) Ogni eco viene presentata come un picco la cui ampiezza corrisponde all'intensità dell'eco stessa. Modo B (modulazione di luminosità)Ogni eco viene presentata come un punto luminoso la cui tonalità di grigio è proporzionale all'intensità dell'eco. Modo real-timeLe onde sono emesse e raccolte in direzioni diverse in sequenza, in modo da poter associare ad ogni istante una direzione. In questo modo è possibile avere un'immagine contemporaneamente su tutto il campo di osservazione. La maggior parte degli ecografi attuali opera in questo modo. Modo M (motion scan)È una rappresentazione in modo B, ma con la caratteristica aggiuntiva di essere cadenzata; viene utilizzata allo scopo di visualizzare sullo schermo in tempo reale la posizione variabile di un ostacolo attraverso l'eco da esso prodotta. Amplificazione e compenso di profondità: Molto importante è il sistema di amplificazione degli echi ed il compenso di profondità. Amplificazione: Gli echi ricevuti hanno un'ampiezza ridotta rispetto all'eco incidente. La tensione generata dal cristallo a seguito dell'eco di ritorno è molto bassa, deve essere quindi amplificata prima di essere inviata ai sistemi di elaborazione e quindi di presentazione. Compenso di profondità: A causa dell'attenuazione degli ultrasuoni nel tessuto umano (1 dB/cm/MHz) gli echi provenienti da strutture distali saranno di minor ampiezza rispetto a quelli provenienti da strutture similari ma prossimali. Per compensare ciò è necessario amplificare maggiormente gli echi lontani rispetto a quelli più vicini. Ciò viene svolto da un amplificatore dove il guadagno aumenta in funzione del tempo (T.G.C. Time Gain Compensation) cioè in funzione della profondità di penetrazione. Modo Doppler: Quando un'onda è riflessa su un oggetto in movimento, la parte riflessa cambia la propria frequenza in funzione della velocità dell'oggetto (effetto Doppler). L'ammontare del cambiamento della frequenza dipende dalla velocità del bersaglio. Doppler shift (Variazione di frequenza) f0 = Frequenza onda incidente C = Velocità di propagazione del suono nel tessuto umano (1540 m/s) V = Velocità di bersaglio T = Angolo di incidenza del fascio ultrasonoro con il bersaglio. Il computer dell'ecografo, conoscendo la differenza di frequenza, può calcolare la velocità del mezzo su cui l'onda si è riflessa, mentre la profondità è nota dal tempo impiegato. L'informazione della velocità è presentata a monitor con codifica a colori (normalmente rosso e blu) a seconda se si tratti di velocità in avvicinamento o in allontanamento; l'intensità del colore è questa volta legata alla frequenza dell'onda di ritorno. Uso tipico è lo studio vascolare (flussometro). Color Doppler di una Carotide: Sono possibili due modi interpretativi: Color Doppler (si hanno informazioni sulla velocità media del mezzo - adatto per un volume di studio ampio) e Gated Doppler (si ottiene lo spettro di tutte le velocità presenti nel mezzo, con la loro importanza - adatto per uno studio su un particolare). Nella modalità Doppler, il sistema fornisce normalmente anche un segnale udibile che simula il flusso del sangue; si tratta comunque di un segnale virtuale che non esiste, utilizzato solo per comodità (si può conoscere quanto riprodotto sul monitor anche senza guardarlo). Le immagini ecografiche sono a bassa risoluzione, tipicamente 256x256 ad 8 bit/pixel. Di solito il radiologo effettua la diagnosi direttamente sul monitor, passando alla stampa solo per documentazione. Modo 3D Ecografia 3d di un feto di 29 settimane. L'evoluzione più recente è rappresentata dalla tecnica tridimensionale, la quale, a differenza della classica immagine bidimensionale, è basata sull'acquisizione, mediante apposita sonda, di un "volume" di tessuto esaminato. Il volume da studiare viene acquisito e digitalizzato in frazioni di secondo, dopo di che può essere successivamente esaminato sia in bidimensionale, con l'esame di infinite "fette" del campione (sui tre assi x, y e z), oppure in rappresentazione volumetrica, con l'esame del tessuto o dell'organo da studiare, il quale appare sul monitor come un solido che può essere fatto ruotare sui tre assi. In tal modo si evidenzia con particolare chiarezza il suo reale aspetto nelle tre dimensioni. Con la metodica "real time", si aggiunge a tutto ciò l'effetto "movimento", per esempio il feto che si muove nel liquido amniotico. Quest'analisi strumentale serve per analizzare e verificare la presenza di alcune patologie a seconda degli strumenti utilizzati. Sonda tradizionale: Screening per il tumore della mammella Patologie tiroidee Patologie addominali (v. appendicite, colica biliare) Colica renale Eco doppler per i vasi epiaortici: Stenosi Placche Ulcerazioni Dissecazioni Doppler transcranico: Vasospasmo (aneurisma) Occlusione vasale (aterosclerosi).

 

FISIOTERAPIA:

La fisioterapia è la scienza della riabilitazione e della cura attraverso mezzi fisici. È una professione sanitaria che viene svolta dal fisioterapista (abbreviato Ft.), il quale fornisce servizi al singolo individuo o a gruppi di persone per sviluppare, mantenere o recuperare il movimento e le abilità funzionali, durante tutte le fasi della vita, specie in quelle circostanze in cui questi vengono compromessi da trauma, malattia, fattori ambientali, età. La fisioterapia si occupa di identificare e massimizzare la qualità della vita e il movimento potenziale entro le sfere della promozione, prevenzione, trattamento/intervento, abilitazione e riabilitazione. Questo include il benessere fisico, psicologico, emozionale e sociale. Ciò richiede l'interazione tra il fisioterapista, il paziente/cliente, altri professionisti sanitari, le famiglie, i care-giver, le comunità in un processo dove il movimento potenziale viene valorizzato e gli obiettivi condivisi attraverso la specifica conoscenza e competenza del fisioterapista. Il fisioterapista utilizza l'anamnesi, l'esame fisico e quando necessario i risultati di esami di laboratorio (esame radiografico, ecografico, elettromiografico, ecc.) per arrivare ad una diagnosi e stabilire un piano di trattamento La fisioterapia comprende numerose specialità: ortopedia, neurologia, reumatologia, geriatria, cardiologia, pneumologia, pediatria, stomatognatica, solo per citare i settori d'intervento più comuni. Il fisioterapista può esercitare la sua professione in varie modalità: in ambito pubblico o privato, come libero professionista o dipendente presso ospedali o cliniche, presso servizi di riabilitazione, presso servizi di assistenza domiciliari, in ambulatorio o studio professionale, presso centri di ricerca, ospizi, scuole, industrie, centri di fitness e servizi di allenamento sportivo.

 

GERIATRIA:

La geriatria è una disciplina medica che studia le malattie che si verificano nell'anziano e le loro conseguenze disabilitanti, con l'obiettivo fondamentale di ritardare il declino funzionale e mentale, mantenendo al contempo l'autosufficienza e la miglior qualità di vita possibile. La gerontologia è una branca della geriatria che cerca di identificare i meccanismi biologici dell'invecchiamento e della senescenza, oltre agli aspetti sociali e psicologici che si verificano nella terza età, e che sono in grado di influenzare direttamente lo stato di salute e l'insorgenza delle malattie tipiche della persona anziana. Il geriatra è quel medico che opera avendo ben presenti le nozioni fornite dalla gerontologia; non è rara la denominazione di "medico gerontologo". Cenni storici: La geriatria e la gerontologia sono strettamente legate alla medicina interna; la geriatria si è affermata inizialmente negli anni '40 e '50 in Inghilterra e negli Stati Uniti. Marjory Warren, chirurgo del Middlesex Hospital, può ritenersi l'iniziatore della geriatria: evidenziò che gli anziani in ospedale ricevevano insufficiente trattamento, diagnosi sommarie, e necessitavano di interventi riabilitativi e multidisciplinari. Lionel Cosin, chirurgo, è considerato il pioniere dell'ortogeriatria: coniò la frase Bed is bad ("l'allettamento è negativo"), e ridusse drasticamente la durata delle degenze per frattura del femore. E. Brooke stabilì che la valutazione a domicilio poteva migliorare la qualità delle cure per gli anziani. Storia della geriatria italiana: In Italia l'affermazione della geriatria avvenne a livello universitario negli anni '60: il nostro Servizio sanitario nazionale non prestò particolare attenzione, al contrario di quello inglese (che è precedente - 1948) e al quale si ispirò, all'organizzazione delle cure alla persona anziana; le conseguenze sono evidenziate dalla frammentarietà delle cure e dalle differenze regionali. Tuttavia, si costituirono Centri Geriatrici Regionali (con il Geriatra come consulente ed esperto), dedicati alla prevenzione ed alla cura delle malattie della vecchiaia; si riconobbe così il ruolo specialistico della geriatria. Nel 1950, su iniziativa di E. Greppi (Università di Firenze) si costituì a Firenze la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG); la sua mission era "promuovere e coordinare gli studi sulla fisiopatologia della vecchiaia, nonché quello di affrontare anche nei suoi aspetti di ordine sociale, il grave e complesso problema della vecchiaia". La disciplina "Geriatria e Gerontologia" si è progressivamente affermata a livello accademico e sanitario per affrontare due problemi oggettivi: uno demografico, rappresentato dal progressivo aumento della vita media della popolazione , ed uno epidemiologico, cioè l'aumento delle malattie croniche degenerative e della conseguente disabilità, più o meno rilevante. Dal 1953 viene pubblicato il Giornale di Gerontologia, organo ufficiale della SIGG; nel 1955 il Ministero della Pubblica Istruzione concede alla Facoltà di Medicina dell'Università di Firenze l'istituzione di un incarico di insegnamento di Gerontologia e Geriatria, il primo nell'ordinamento degli studi medici in Italia. La Gazzetta Ufficiale n° 275 del 1961 [2] istituisce la prima Scuola di Specializzazione in Geriatria, che inizierà a Firenze la propria attività nell'anno accademico 1961/1962; nel 1962 viene istituita a Firenze la prima Cattedra in Gerontologia e Geriatria, affidata a F.M. Antonini. Per quanto riguarda l'attività sanitaria, si rimanda alle voci Servizio sanitario nazionale: dopo la nazionalizzazione degli enti ospedalieri (Legge Mariotti del 1968) e la riforma sanitaria del 1978, solo nel 1990 ci si accorse dei problemi sanitari e sociali della crescente popolazione anziana, che sono presi in considerazione nella Legge 135 riguardante la tutela della salute degli anziani; l'attuazione delle direttiva è stata lenta e disomogenea fra le diverse Regioni, che sono i gestori diretti dei sistemi sanitari territoriali; anche le Regioni, seppur con posizioni differenziate, non prestarono particolare attenzione agli specifici problemi sanitari e sociali degli anziani. Solo nel 1986 viene fondata la Società Italiana dei Geriatri Ospedalieri (SIGOs),[8] che si prefigge di identificare compiti e funzioni specifiche della Geriatria ospedaliera, e di qualificarne le attività promuovendo la lotta all'emarginazione dei pazienti anziani, alla loro disabilità ed alla cronicizzazione delle malattie in occasione dei ricoveri ospedalieri. Ruolo della geriatria nella long term care: In Italia il 50% delle giornate di degenza è per le persone con più di 65 anni; uno dei principali obiettivi è quindi quello di operare in collegamento con la medicina territoriale per realizzare la "continuità assistenziale", intesa come medicina coordinata e collaborativa anche in senso verticale fra i diversi tipi di cura (primarie, secondarie e terziarie); il coordinamento si realizza su analoghe metodologie applicate nel processo curativo-assistenziale nei diversi setting (l'ospedale, le residenze per gli anziani e l'assistenza domiciliare); solo in questo modo è realizzabile un'efficace long-term care. Il processo curativo assistenziale della persona anziana si basa sulla valutazione multidimensionale geriatrica (VMD), che valuta i diversi componenti che concorrono allo stato di salute e di benessere dell'anziano, e cioè i versanti biologico, psicologico e sociale. Lo strumento più qualificato per questo scopo è InterRai [senza fonte]; la sua utilizzazione prevede la collaborazione interdisciplinare (in particolare di infermiere, assistente sociale, riabilitatore, oltre al geriatra ed al medico di famiglia) nella promozione degli interventi, anche preventivi oltre che curativi, per assicurare la migliore cura-assistenza all'anziano, e tenendo sempre presente l'obiettivo primario rappresentato dalla conservazione della autosufficienza e di una buona qualità di vita. Già da allora si parlava di "anziano fragile", portatore di problemi complessi da gestire in maniera integrata. Il Servizio Sanitario Nazionale e la geriatria. Nel 1994 il Piano Sanitario Nazionale finalmente prendeva iniziative per il crescente numero di anziani. Esso conteneva riferimenti importanti nel Progetto Obiettivo Anziani: "gli anziani ammalati, compresi quelli colpiti da cronicità e da non autosufficienza, devono essere curati senza limiti di durata nelle sedi più opportune, ricordando che la valorizzazione del domicilio come luogo primario delle cure costituisce non solo una scelta umanamente significativa, ma soprattutto una modalità terapeutica spesso irrinunciabile"; è istituita l'Unità di valutazione geriatrica (UVG); si potenziano servizi come il Day Hospital e l'assistenza domiciliare anche integrata - compresa l'ospedalizzazione a domicilio e le prestazioni riabilitative - prevedendo in casi specifici l'assegno di cura per mantenere l'anziano in famiglia; si pone inoltre attenzione alla qualità delle strutture a varia tipologia che accolgono gli anziani con maggior grado di disabilità e con maggior numero di patologie. La "regionalizzazione" del Servizio Sanitario Nazionale, che alla sua istituzione poco prevedeva per la popolazione anziana, e la genericità delle indicazioni fornite dal Ministero della Sanità e poi della Salute, hanno provocato un'estrema variabilità dell'attivazione dei servizi geriatrici territoriali, nonostante l'eguale assegnazione di fondi governativi (quota pro capite). La geriatria, nonostante il Piano Obiettivo Anziani, non ha avuto gli sviluppi prevedibili ed auspicati in base ai rilievi epidemiologici e demografici: ed anche a livello accademico si insegna prevalentemente la geriatria ospedaliera, anche se la maggior parte degli anziani sono allocati sul territorio. La geriatria ha come obiettivo fondamentale la continuità delle cure e dell'assistenza, che si realizza assicurando uniformità dei trattamenti nei diversi setting curativi, e tenendone presente i relativi costi e le evidenze di efficacia. Purtroppo mancano regole ed indirizzi per standardizzare i processi e le metodologie curative ed assistenziali nelle strutture per anziani, dove sono ospiti circa 200.000 pazienti: essi richiedono come strumento di lavoro la valutazione multidimensionale geriatrica. Ciò è da attribuire anche al lento trasferimento culturale delle procedure geriatriche, che si verifica già nei corsi di laurea sanitari e nei corsi di aggiornamento obbligatorio. L'esempio della Pediatria, le Scuole di Specializzazione. Nella pratica giornaliera, cioè nell'ambito delle cure primarie, mancano specifiche attività specialistiche di geriatria per la popolazione anziana: è il Medico di famiglia che cura gli anziani, mentre non ha più a carico la popolazione pediatrica territoriale che fa riferimento a specialisti Pediatri; in Italia sono attive nel 2008 34 scuole di specializzazione in geriatria con 121 posti al primo anno, meno di quelli delle scuole di Pediatria. Si può pensare che potrebbe essere utile una forte promozione culturale del settore come quella di Marjory Warren. Le cure intermedie sono rappresentate da strutture prevalentemente extraospedaliere, come le residenze per gli anziani; l'assistenza e le cure si svolgono ai tre livelli con obiettivi diversi; alla base (cure primarie) si dovrebbero realizzare programmi di prevenzione per l'anziano e per l'identificazione dell'anziano fragile. Finalità della geriatria e problemi attuali: La geriatria promuove la coordinating care che vede il coinvolgimento del paziente e della sua famiglia con l'obiettivo di fornire le cure migliori; la verifica dei risultati diventa un momento fondamentale. Il Medico geriatra dovrebbe fornire in modo chiaro un piano di azione da verificare con continuità nel tempo, con l'aiuto di un team qualificato. I maggiori problemi attuali rimangono i tempi di attesa, non compatibili con l'efficienza delle continuità delle cure, e la problematica per cui i LEA - Livelli Essenziali di Assistenza per la persona anziana non sono quelli validi per le persone adulte. Per quanto riguarda l'approccio medico, si deve ricordare che l'Evidence Based Medicine (EBM) non è sempre trasferibile alla popolazione anziana, costantemente esclusa nei trial clinici controllati che hanno forniti i dettami della EBM; in geriatria si parla sempre di più di Evidence Based Practice, che per ora si colloca in area diversa nello schema di Stacey che descrive i rapporti fra il consenso procedurale e la certezza - incertezza. L'Assistenza domiciliare epatologica è destinata ai malati di cirrosi epatica, scompensati e limitati nell'autosufficienza, possono essere assistiti a domicilio facendo riferimento ai Servizi distrettuali della ASL che deve essere la sede organizzativa di tutte le cure territoriali e, in particolare, dell'assistenza domiciliare integrata. L'Assistenza fiscale è un servizio che viene reso ai dipendenti ed ai pensionati dai Centri di Assistenza Fiscale (CAF), dai datori di lavoro o dagli Enti Previdenziali. L'Assistenza sanitaria, disciplinata dall'articolo art. 32 della Costituzione italiana, garantisce il diritto di salute dei cittadini. L'Assistenza sociale è un servizio finalizzato a dare sostegno a persone, gruppi e comunità in situazioni di bisogno e di disagio. L'assistenza infermieristica o nursing è una disciplina focalizzata nell'assistere gli individui, le famiglie e le comunità per ottenere, riottenere e mantenere salute e funzionalità ottimali. L'assistenza meccanica cardiaca risulta estremamente utile in tutte le situazioni di scompenso cardiaco refrattario al trattamento farmacologico. Tali dispositivi sono frequentemente utilizzati come ponte all'intervento di trapianto cardiaco. Il Lavoro di cura è una forma di assistenza generalmente non formalizzata e poco riconosciuta. L'Operatore socio sanitario è un operatore che svolge la propria opera assistenziale in ambito socio-sanitario. Il welfare state (stato di benessere tradotto letteralmente dall'inglese), conosciuto anche come Stato assistenziale o Stato sociale, è un sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, aiutando in particolar modo i ceti meno abbienti. Il termine di "welfare urbano", all' interno della disciplina urbanistica, può essere inteso come la capacità di un sistema urbano, o territoriale, di fornire agli individui che vi abitano, o che vi gravitano, un adeguato livello di benessere attraverso la realizzazione di attrezzature e spazi di interesse collettivo di adeguate caratteristiche qualitative, utili al soddisfacimento delle esigenze dei singoli individui.

 

GINOCCHIO:

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. Ginocchio sinistro visto da dietro: Il ginocchio è la regione anatomica che unisce la coscia e la gamba, le quali, insieme al piede compongono l'arto inferiore. L'incavo posteriore è chiamato cavità poplitea. L'articolazione del ginocchio è la più complessa articolazione dello scheletro umano. È un'articolazione estremamente mobile (diartrosi), classificata come un ginglimo angolare (o troclea). Ad essa partecipano il femore, con i suoi condili e con la superficie patellare, la rotula (o patella) e la tibia, con le sue superfici condiloidee. Il perone, invece, non partecipa alla formazione dell'articolazione del ginocchio, articolandosi solo con la tibia e parzialmente con l'astragalo. L'epifisi distale del femore anteriormente presenta una faccia patellare, per l'articolazione con la patella, mentre posteriormente presenta due condili, che sono separati da una fossa intercondiloidea, responsabili dell'articolazione femoro-tibiale con le superfici condiloidee della tibia. Essendo però i capi articolari non perfettamente sovrapponibili, servono dei dispositivi ausiliari, formati da cartilagine fibrosa: i menischi, che sono due (uno laterale, uno mediale) e si dispongono circondando l'estremità di ciascun condilo femorale e permettendo l'adesione di questi alle superfici condiloidee della tibia. Il menisco laterale ha una forma quasi circolare, mentre quello mediale è più grande ed ha una forma semilunare. Entrambi prendono inserzione sull'eminenza intercondiloidea della tibia. Naturalmente, come ogni diartrosi, il ginocchio è circondato da una capsula articolare, formata da una parte esterna e da una interna, che costituisce la membrana sinoviale, che delimita una cavità dove è presente liquido sinoviale. Esistono altre capsule che non sono comunicanti con questa, presenti tra la cute e la patella. Molti legamenti concorrono a tenere in situ il ginocchio: molto importanti sono i legamenti crociati, che sono due (anteriore, posteriore), prendono inserzione sull'eminenza intercondiloidea e si incrociano a livello della fossa intercondiloidea, i legamenti collaterali, che sono sempre due (mediale o tibiale, e laterale o fibulare), che si originano dagli epicondili femorali per poi prendere inserzione rispettivamente sulla tibia e sulla testa del perone, il legamento patellare, che unisce la patella alla tuberosità tibiale. Movimenti: L'articolazione del ginocchio consente movimenti di estensione e flessione della gamba rispetto alla coscia. I movimenti di rotazione sono limitati dalla presenza dei legamenti crociati e collaterali.

 

GRAVIDANZA:

Gravidanza o gestazione: è lo stato della donna che porta dentro di sé il frutto del concepimento. Il termine gravidanza deriva dal latino gravidus che significa: "pesante" (da gravis, stesso significato). Carica, pregna, viene detto della donna incinta in quanto porta dentro di sé un carico, una "peso" (gravedo). Inizio della gravidanza. Attualmente vi sono due diverse posizioni che pongono tale inizio in momenti diversi. L'Organizzazione mondiale della sanità fissa l'inizio della gravidanza al momento dell'impianto dell'embrione nell'endometrio della parete uterina. Per alcuni studiosi la gravidanza inizia con il concepimento, cioè coincide con il momento in cui lo spermatozoo incontra l’uovo maturo nella tuba e lo feconda. Tali posizioni diverse sono solo apparentemente formali, e possono influenzare le decisioni legislative in materia di interruzione della gravidanza e di contraccezione post-coitale, ed hanno ripercussioni su molti aspetti della bioetica. La durata della gravidanza è di circa 266 giorni (38 settimane). Il conteggio delle settimane di gravidanza, risultando non sempre possibile determinare l'esatto momento del concepimento, avviene dal primo giorno dell'ultima mestruazione. Le beta-HCG, dosabili nel sangue e nelle urine, sostanze ormonali sulla base delle quali si diagnostica la gravidanza, sono evidenziabili dalla II settimana di gestazione. I vari momenti della gravidanza: fecondazione e periodo germinale. La fecondazione dell'ovulo da parte dello spermatozoo avviene di norma nel terzo esterno (parte ampollare) della tuba di Falloppio. Lo spermatozoo inizia le sue modificazioni già a livello uterino e con la sua maturazione funzionale detta capacitazione acquista la capacità di perforare (col rilascio di enzimi litici) la parete dell'ovulo e quindi di inserire nel suo citoplasma il DNA paterno. In seguito, lo zigote così formato, continua il suo percorso lungo la tuba sino ad arrivare nell'utero e nel frattempo procede il processo di fusione dei patrimoni ereditari dei due genitori (23 cromosomi materni e 23 cromosomi paterni). Questa fase dura circa 24 ore, e solo dopo inizia la segmentazione della cellula uovo fecondata in 2 cellule, poi in 4 e così via sino ad arrivare a 64, e nel frattempo questo ammasso di cellule si impianta nell'endometrio uterino, che in questa fase del ciclo è pronto ad accoglierlo. In questo momento tutti gli autori sono concordi che si parla correttamente di embrione (per alcuni, come visto sopra, si parla di embrione già al momento della fecondazione). Quindi il periodo germinale inizia con la fecondazione e termina 2 settimane dopo, con la segmentazione dello zigote e la formazione della blastocisti. Periodo embrionale. Accrescimento dimensionale durante i mesi di gravidanza (schema). Il periodo embrionale è compreso tra le 2 e le 8 settimane. In questa fase l'embrione, che è formato da diversi foglietti embrionali, inizia ad abbozzare ed a differenziare tutti i principali apparati che dovranno costituire l'organismo umano (ectoderma, mesoderma ed endoderma). Il momento di inizio, dal punto di vista teminologico è oggetto di discussione. (Il termine embrione viene utilizzato talora con significati leggermente diversi fra loro. Le prime fasi dello sviluppo, in biologia, prendono il nome di: zigote, morula, blastula, gastrula) Con la fine del periodo embrionale si ha un abbozzo o uno sviluppo quasi completo di alcuni apparati ed anche di alcuni organi. apparato tegumentario - Si origina dall'ectoderma. Alla fine del periodo è ad un buon grado di sviluppo. apparato locomotore (scheletrico e muscolare) - Si origina dal mesoderma. apparato respiratorio - Si origina dall'endoderma. apparato circolatorio - Si origina dal mesoderma. Alla fine della 7º- 8º settimana il cuore è funzionante. apparato digerente - Si origina dall'endoderma apparato genitale ed urinario - Si origina dal mesoderma apparato endocrino - Si origina dall'endoderma apparato (o sistema) nervoso - Si origina dall'ectoderma. Attorno alla 4º settimana esiste un primo abbozzo, ma la complessità del sistema rende questo sviluppo praticamente continuo, e non completato neppure al momento della nascita. Periodo fetale - A partire dalla 8º settimana circa si inizia a parlare correttamente di feto (sino a pochi anni fa tale limite era fissato attorno ai 3 mesi). Tutti gli organi e gli apparati o sistemi arrivano pian piano alla loro struttura semidefinitiva, tale da permettere, al momento della nascita, una autonomia fisiologica dell'organismo. -Apparato tegumentario -Apparato locomotore (scheletrico e muscolare) -Apparato respiratorio -Apparato circolatorio -Apparato digerente -Apparato genitale ed urinario -Apparato endocrino -Apparato (o Sistema) nervoso Come accennato nel paragrafo della fase embrionale, è il sistema nervoso la parte più complessa e che subisce i cambiamenti più importanti di questa fase, oggetto di studio delle moderne Neuroscienze. Su questo processo molto delicato incidono fortemente gli stili di vita della futura madre sul processo. Ad esempio l'uso di alcolici, il fumo, i farmaci e l'uso di droghe possono avere effetti sullo sviluppo del sistema nervoso e dell'organismo in genere. Per sintetizzare i momenti di tale sviluppo si elencano di seguito i passaggi fondamentali: 1.Proliferazione (da 3 settimane a 2 mesi): i neuroni vengono prodotti in modo omogeneo al ritmo di 250.000 al minuto, in misura molto superiore alle necessità. 2.Migrazione (entro 6 mesi): grazie alla funzione di sostegno della glia, i neuroni si dispongono nel tubo neurale (i più interni sono i primi) e cominciano a differenziarsi a seconda degli stimoli esterni. 3.Sinaptogenesi (fin dopo la nascita): le cellule nervose cominciano a legarsi tra di loro tramite sinapsi. 4.Morte cellulare: l'organismo effettua una selezione naturale dei neuroni 5.Riorganizzazione sinapsi: i collegamenti che si formano sono in parte casuali. Le sinapsi continueranno a formarsi fino alla radicale potatura a 11-12 anni. Le aree del cervello si cominciano a formare a partire dall'interno. Prima si completano le aree primarie, poi le aree associative e infine le aree prefrontali, di integrazione visiva e di riconoscimento dei volti. L'ultima fase è la mielinizzazione, ossia l'isolamento degli assoni neuronali con una sostanza grassa che fa da isolante e permette un passaggio efficace dei segnali elettrici. Il parto è un momento molto traumatico per il bambino poiché passa da un ambiente ovattato, umido, caldo e silenzioso ad un ambiente rumoroso, asciutto e freddo.

 

HOLTER:

Holter ECG: Il monitor Holter è uno strumento di misura studiato per essere usato durante le normali attività quotidiane, prende il nome dal suo inventore, il Dr Norman J. Holter. TipologiaHolter ECG è uno strumento portatile in grado di monitorare in maniera continua l'attività elettrica del cuore per 24 o più ore, registra l'attività cardiaca utilizzando lo stesso principio dell'elettrocardiogramma. Holter pressorio è uno strumento portatile in grado di monitorare in maniera periodica la pressione sviluppata dal cuore per 24 o più ore. Descrizione: Per l'Holter ECG, si ha Sul torace del paziente che deve essere sottoposto a elettrocardiogramma dinamico, ossia a monitoraggio continuo dell'attività cardiaca, vengono posizionati alcuni elettrodi. Per la posizione si scelgono piani ossei, al fine di minimizzare gli artefatti da attività muscolare. Gli elettrodi variano per numero (per lo più fra tre ed otto) e per posizione, a seconda del modello utilizzato e sono connessi ad una apparecchiatura, agganciata alla cintura, che riceve e registra i segnali. Per l'Holter pressorio, si ha Sul braccio del paziente che deve essere sottoposto a controllo pressorio periodico, viene applicato un bracciale che viene periodicamente gonfiato, l'apparecchiatura è agganciata alla cintura, che riceve e registra i segnali. Applicazione e caratteristiche: Il paziente resta collegato all'apparecchio almeno 24 ore, durante le quali può continuare a svolgere le sue normali attività. Durante la giornata gli viene chiesto di annotare su un diario le varie attività svolte (dormire, mangiare, assumere farmaci, lavorare, copulare, correre) e la comparsa di eventuali sintomi, in modo che ciascun evento registrato possa essere messo in relazione, ove possibile, con una delle attività descritte dal paziente. I dispositivi attualmente in uso prevedono inoltre la presenza di un pulsante che il paziente può azionare in caso di insorgenza di dolore toracico o di altri sintomi rilevanti. In quel momento rimane così registrato un segnale, che costituisce un punto di repere durante la lettura del tracciato da parte del medico. Per la registrazione dei segnali, i primi modelli usavano bobine o audiocassette standard (C120) che giravano a velocità ridotta e la lettura dei tracciati era pertanto molto lenta; oggi la registrazione avviene su memorie digitali flash, i dati sono trasferiti su computer. VantaggiL'Holtre ECG permette di evidenziare occasionali aritmie, non identificabili durante il breve tempo di un elettrocardiogramma standard. Per pazienti con sintomi ancora più transitori l'Holter ECG può essere usato anche per più giorni, tramite i sistemi più moderni uno specifico software effettua in automatico una prima analisi, conteggia i complessi QRS, indica la frequenza cardiaca media, massima e minima, ed evidenzia le aree che meritano una più attenta osservazione. L'Holter pressorio permette di evidenziare l'ipertensione arteriosa instabile.

 

ICTUS:

È detto ictus, dal latino colpo, un evento vascolare cerebrale patologico, con conseguente perturbazione acuta della funzionalità encefalica, focale o generalizzata. Viene chiamato anche apoplessia o più appropriatamente attacco apoplettico o colpo apoplettico. Rientra nelle sindromi vascolari acute. L'attacco ischemico transitorio (TIA) è un ictus ischemico definito dalla regressione completa della sintomatologia in meno di 24h (ma solo il 5% dei casi evolve in più di 12 h). I termini aulici utilizzati per definire questa patologia rispecchiano la storia della medicina, attraverso le lingue che hanno dominato le scienze nel corso dei secoli, poiché si passa dal greco apoplessi, al latino ictus, all'inglese stroke, che significano tutti allo stesso modo "colpo". Un termine più preciso è accidente cerebrovascolare. L'accidente cerebrovascolare è causato nell'80% dei casi da un'ischemia (ictus ischemico), mentre nel restante 20% dei casi da un'emorragia (ictus emorragico) intracerebrale-intraventricolare (15%) o meningea (5%).

 

INCONTINENZA URINARIA:

Per vescica neurogena si intende una particolare forma di incontinenza urinaria dovuta perdita del controllo della minzione conseguente a lesioni nervose. 1 Epidemiologia2 Anatomia3 Fisiopatologia4 Note5 Voci correlate Epidemiologia - L’incontinenza urinaria è un problema che colpisce 260 milioni di persone in tutto il mondo (fonte WFIP - World Federation of Incontinent Partients . Può presentarsi a qualunque età, anche se colpisce più frequentemente le donne dopo i 36 anni e la causa principale è il "parto". In Italia sono 5milioni le persone che soffrono di incontinenza, il 60% (3milioni) sono donne. L'Associazione che si prefigge di tutelare queste persone è la Federazione Italiana Incontinenti -La FINCO, Associazione di pazienti certificata UNI ISO 9001: 2008, nel 2006 ha ottenuto dal Ministero della Salute e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M. del 10 maggio 2006) il riconoscimento della "Giornata nazionale per le prevenzione e la cura dell'incontinenza", che in Italia ogni anno si svolge il 28 giugno. Anatomia - La vescica è innervata prevalentemente dal sistema nervoso parasimpatico le cui fibre la collegano al centro sacrale del midollo spinale, posto tra le vertebre S2 e S3. Fisiopatologia Si identificano: vescica neurogenica disinibita Per perdita dell'inibizione centrale da lesioni delle fibre efferenti frontali e/o spinali. La sensibilità vescicale è conservata, le contrazioni vescicali avvertite ma disinibite con svuotamento della vescica a basso volume. Si ha incapacità di controllare la minzione. vescica neurogenica riflessa Per lesioni spinali tra mesencefalo e centri sacrali della minzione con interruzione delle fibre afferenti ed efferenti al centro corticale. La sensibilità vescicale è perduta, la minzione è riflessa e inconscia, le contrazioni vescicali non sono avvertite né inibite, con svuotamento vescicale a basso volume. vescica neurogenica autonoma Per lesioni della corda sacrale o della cauda equina con interruzione delle fibre afferenti ed efferenti dell'arco diastaltico sacro-vescicale. Si ha insensibilità vescicale, abolizione della minzione volontaria e anche riflessa, sovradistensione con svuotamento da sovrappieno (iscuria paradossa). vescica neurogenica atonica Per lesioni delle radici del nervo sacrale posteriore con interruzione delle fibre afferenti dell'arco diastaltico sacro-vescicale. Si ha insensibilità vescicale, abolizione della minzione riflessa, sovradistensione (ritenzione urinaria), svuotamento da sovrappieno. La perdita involontaria di urina può verificarsi anche per altre condizioni: incontinenza da stress, per indebolimento dei muscoli del pavimento pelvico sovradistensione della vescica (incontinenza da sovrappieno).

 

INFERMIERA:

È generalmente considerato come un approccio sistematico di problem solving che viene utilizzato nell'assistenza infermieristica individualizzata. È utilizzato dagli infermieri per identificare e trattare le risposte umane a problemi reali o potenziali. Esso possiede le seguenti caratteristiche: modello per erogare assistenza infermieristica ai pazienti alle famiglie e alla comunità è ordinato e sistematico; è interdipendente; offre assistenza individualizzata; è centrato sul paziente e sui suoi punti di forza; il suo uso è appropriato in tutto l'arco della vita; può essere usato in tutti gli ambienti. Il processo d'assistenza ha come importanza: -Promuove la collaborazione tra le varie discipline e figure professionali, -Incoraggia la partecipazione del paziente e promuove la sua autonomia, -Spiega agli altri le funzioni di un infermiere, -Promuove l'assistenza personalizzata, -È efficiente (miglior rapporto costo-beneficio). Fasi del processo di assistenzaLe fasi del processo di assistenza sono: -Accertamento: nel processo di nursing l'accertamento è la raccolta sistematica di dati soggettivi e obiettivi, con lo scopo di esprimere un giudizio infermieristico clinico su un paziente. -Diagnosi: diagnosticare le risposte umane a dei problemi di salute reali o potenziali, è la seconda fase del processo. Le diagnosi sono gli atti clinici dell'identificazione dei problemi ma anche la definizione di tali problemi. -Problemi collaborativi: problema che l'infermiere deve riconoscere e risolvere in collaborazione con le altre figure sanitarie. -Identificazione degli obiettivi: questa è una fase integrale, che porta a considerare i problemi e a usare i punti di forza del paziente nella pianificazione degli interventi. -Pianificazione: questa fase riguarda la preparazione di un piano di assistenza che sovrintende e coordina le attività dell'equipe nell'erogazione dell'assistenza. -Attuazione: questa è la fase attiva del processo di nursing. È l'inizio reale del piano e il riconoscimento delle azioni infermieristiche e delle risposte del paziente a queste azioni. -Valutazione: si riferisce al giudizio: l'infermiere scopre perché il piano di assistenza è stato un successo o un fallimento. L'infermiere valuta le reazioni del paziente agli interventi e giudica se l'obiettivo è stato raggiunto.

 

INTERVENTO CHIRURGICO:

Per chirurgia etimologicamente si intende una attività lavorativa manuale. In effetti essa si identifica nella scienza che si occupa di studiare quelle malattie che potendo essere curate con le proprie mani vengono appunto dette chirurgiche. Considerata una branca delle scienze mediche, in realtà riveste pari dignità, come testimonia la storia della sua evoluzione, delle contrapposizioni e dei percorsi diversificati rispetto alla medicina nel corso di molti secoli e la definitiva riunificazione in un corso di studi universitari comune che conferisce appunto la laurea in Medicina e Chirurgia. Si interessa dei vari aspetti (eziologia, diagnosi, terapia) di tutte le patologie di sua pertinenza e pertanto è detta Chirurgia Generale. Ma anche di molte malattie considerate mediche e che possono diventare chirurgiche per vari motivi: complicazioni, non responsività alla terapia farmacologica, scelte del paziente. Nel corso dell'ultimo secolo lo sviluppo delle conoscenze, la specificità di approccio a determinate malattie ed il loro incremento, problemi organizzativi, hanno reso necessario suddividere la Chirurgia Generale in numerose branche specialistiche. Alcune dedicate alla medesima Patologia generale: Chirurgia Oncologica, altre volte a quella specifica d'organo o di apparato: Cardiochirurgia, Chirurgia Toracica, o ancora alla medesima finalità: Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, o caratterizzate da tecniche peculiari: Chirurgia Laparoscopica, Chirurgia Robotica, Chirurgia Endoscopica. In alcuni casi esistono, nell'ambito della stessa branca, ulteriori specializzazioni; come ad esempio la Chirurgia della mano nell'ambito di quella ortopedica.

 

ISCHEMIA:

In medicina, l'ischemia (Greco  isch- riduzione, haima sangue) è una riduzione dell'apporto di sangue con un risultante danno o disfunzione del tessuto. L'ischemia è una mancanza assoluta o parziale di sangue in un organo (per parziale si intende una differenza tra fornitura di sangue e la richiesta di sangue necessaria per la corretta ossigenazione del tessuto). Essa può anche essere descritta come inadeguato flusso sanguigno verso una parte del corpo, causata da una costrizione o ostruzione dei vasi sanguigni. L'ischemia del muscolo cardiaco può manifestarsi con angina pectoris. Questo può essere dovuto a: tachicardia (battito del cuore eccessivamente rapido) aterosclerosi (placche lipidiche che ostruiscono il lume delle arterie) ipotensione (bassa pressione sanguigna, p.es. in shock settico, infarto) tromboembolia (coaguli di sangue) eccessiva compressione di vasi sanguigni, p.es. a causa di un tumore intravasale o extravasale, ascessi, granulomi o semplice schiacciamento muscolare sul vaso embolia gassosa arteriosa (sub che non rispettano le regole della decompressione) embolia gassosa corpi o sostanze estranee nella circolazione (p.es. vaccini, liquido amniotico in caso di embolia da liquido amniotico) freddo intenso per vasocostrizione violenta (può essere accompagnata in questo caso allo shock) catecolamine per vasocostrizione Briglie aderenziali a seguito di infiammazioni croniche o interventi chirurgici Poiché l'ossigeno è principalmente legato all'emoglobina nei globuli rossi, l'insufficiente afflusso di sangue rende i tessuti biologici, ipossici o, in caso di mancanza completa di ossigeno, anossici. Questo può causare la malfunzione e/o la morte della cellula (necrosi) sia per la mancata produzione di ATP per la quale è indispensabile l' ossigeno quindi carenza energetica sia per il quadro di acidosi dovuto alla glicolisi anaerobia che s' instaura in mancanza di ossigeno, l' acido lattico formatosi denatura le proteine tissutali. I tessuti particolarmente sensibili all'inadeguato afflusso di sangue sono: cuore, reni, cervello. L'ischemia cerebrale, per esempio dovuta a traumi, causa l'innesco di un processo chiamato cascata ischemica in cui enzimi proteolitici e altre sostanze chimiche tossiche possono danneggiare e uccidere il tessuto cerebrale. Forme ischemiche: Coronaropatia Angina pectoris Infarto del miocardio Ictus Attacco ischemico transitorio Ischemia cardiaca silente Cerebropatia Ischemica Silente

 

KINESIOLOGIA:

La kinesiologia applicata (che non va confusa con la chinesiologia, anche scritta come Kinesiologia o come cinesiologia e che concerne lo studio scientifico del movimento corporeo) è una terapia alternativa che si fonda su una presunta modalità di comunicazione con il sistema corporeo rivolta ad una valutazione e ad un miglioramento dello stato di benessere individuale. Essa si fonda sull'utilizzo del cosiddetto test muscolare kinesiologico (o più semplicemente test kinesiologico, da non confondersi con il test muscolare), che consentirebbe, a detta dei sostenitori, di valutare la risposta del sistema nervoso della persona a fronte di differenti fattori di tipo strutturale, biochimico, emozionale ed energetico. Descrizione: Il fondatore della kinesiologia applicata è il chiropratico George Joseph Goodheart Jr. (Detroit, 18 agosto 1918 - Grosse Pointe, 5 marzo 2008), originariamente diplomatosi nel 1939 all'allora National College of Chiropractic. Egli nel 1964 pubblicò sul Digest of Chiropractic Economics il primo articolo in assoluto relativo alla kinesiologia, all'interno del quale riassumeva i risultati degli studi e delle ricerche da lui compiuti negli anni precedenti. Le nuove e differenti opportunità offerte dalla kinesiologia applicata suscitarono subito l'entusiasmo di vari colleghi unitamente alle critiche di vari altri. Nel corso degli anni vari riconoscimenti sono stati attribuiti a Goodheart (e alla kinesiologia applicata da lui fondata), fra cui il suo inserimento nel Comitato Medico Statunitense per gli Sport Olimpici alle XIII Giochi olimpici invernali disputate a Lake Placid nel 1980, e nel 1988 la nomina da parte dei Membri del Congresso Statunitense per la Medaglia Presidenziale, il più alto riconoscimento civile assegnato dal Presidente degli Stati Uniti a nome della nazione. È stato anche definito “the man with magic fingers” (“l'uomo dalle dita magiche”) in un servizio che la rivista Time gli ha dedicato nel 2001. Un contributo fondamentale fornito subito dalla kinesiologia è stato quello di evidenziare l'esistenza e il possibile utilizzo terapeutico delle specifiche connessioni neurologiche mantenute da singoli muscoli corporei nei confronti di organi e funzioni a loro espressamente associati. Ciò ha offerto al sistema corporeo della persona una inaspettata opportunità di espressione diretta nei confronti dell'operatore (tramite l'introduzione del test muscolare kinesiologico) e ha richiesto di conseguenza una corrispondente capacità da parte del kinesiologo di gestire gli elementi strutturali, biochimici, emozionali ed energetici così evidenziati all'interno di un quadro intrinsecamente olistico della condizione individuale. Un ulteriore contributo sviluppato attraverso la successiva evoluzione della disciplina è stato quello di costruire una modalità di lavoro intrinsecamente ecologica nei confronti della persona, che favorisce direttamente un suo processo di recupero e integrazione attraverso quanto espresso e condiviso tramite il test kinesiologico. Tale contributo originale offre così un approccio assai differente (e a maggior titolo indipendente) da quello seguito nella medicina convenzionale. A livello operativo la kinesiologia è una disciplina eclettica, che si è venuta caratterizzando proprio in funzione delle esigenze manifestate attraverso il test kinesiologico. Le tecniche utilizzate comprendono normalmente la stimolazione di riflessi specifici di varia natura e risultano dunque particolarmente sicure, non includendo al loro interno alcuna modalità invasiva o manipolativa. Il sistema di lavoro sviluppato dalla kinesiologia si presta inoltre molto bene ad essere integrato con altre discipline terapeutiche. Kinesiologie - In misura sempre maggiore nel corso degli anni la kinesiologia, originariamente indicata da Goodheart con il termine “kinesiologia applicata” (“applied kinesiology”), ha avuto modo di differenziarsi in centinaia di differenti modalità, accomunate fra loro dall'utilizzo dello strumento che più la caratterizza, il test muscolare kinesiologico. Già nel 1973 la diffusione di una sua forma divulgativa, ad opera di John Francis Thie e Mary Marks e da essi denominata “Touch for Health”, ha voluto caratterizzarsi come “kinesiologia specializzata” (“specialized kinesiology”). La differenziazione iniziale in tali due modalità, anche alla luce delle centinaia di ulteriori modalità resesi nel frattempo disponibili, ha perso oramai il suo significato, ma a volte viene ancora impiegata per indicare un ambito di utilizzo maggiormente rivolto Il test muscolare kinesiologico (o test kinesiologico): Il test muscolare kinesiologico, o più semplicemente test kinesiologico, è spesso erroneamente confuso con il test muscolare. In realtà mentre lo scopo del test muscolare è quello di determinare la maggiore o minore forza di uno specifico muscolo o gruppo muscolare, lo scopo del test kinesiologico (nelle sue differenti forme sviluppatesi a partire da quella originariamente introdotta da Goodheart nel 1964) è invece quella di determinare la risposta selettiva del sistema nervoso a fronte di stimoli specifici. Nella sua forma manuale classica, il test kinesiologico determina quindi la capacità della persona di mantenere stabile un arto a fronte di un'azione pressoria da parte del kinesiologo. Se la posizione dell'arto può risultare simile o anche identica rispetto ad un corrispondente test muscolare, vi è però una importante differenza di esecuzione e di scopo. Infatti nella esecuzione di un test kinesiologico la pressione applicata dal kinesiologo è molto limitata, e comunque insufficiente per determinare la forza effettiva del muscolo coinvolto. Lo scopo infatti non è rivolto a determinare la potenza del muscolo, bensì la capacità del sistema nervoso di controllare in maniera equilibrata l'azione di quel muscolo, offrendo o meno una effettiva stabilità dell'arto a fronte della pressione così applicata. Tale risposta (che nel test kinesiologico classico può assumere solamente due stati, “stabile” o “non stabile”, ma che in forme più avanzate di test kinesiologico si articola in una gamma molto più ampia di possibili risposte) varia direttamente in funzione del fattore con cui la persona si confronta in quel momento, e consente così fra l'altro di rilevare in tempo reale l'eventuale stress manifestato dalla persona nei confronti di quel fattore specifico, fattore che può essere indifferentemente di tipo fisico – strutturale, biochimico – nutrizionale, emotivo – mentale, o anche puramente energetico. La sensibilità offerta dal test kinesiologico non sempre trova un'appropriata competenza e responsabilità da parte dell'operatore, e la sua (relativa) semplicità d'uso lo rende sempre più diffuso anche al di fuori di un ambito puramente terapeutico. Va però sottolineato come l'affidabilità dell'esito risulti necessariamente correlata con la competenza dell'esecuzione. Un utilizzo del test muscolare a mo' di test kinesiologico, al di là di evidenziare un'incompetenza specifica da parte dell'operatore, non potrà evidentemente produrre i medesimi risultati. Va anche sottolineato come il voler ricondurre i due risultati del test kinesiologico classico (a volte inopportunamente indicati come “forte” e “debole” evidenziando così ulteriormente la confusione con il corrispondente test muscolare) a delle risposte di tipo “sì” e “no” a fronte di domande verbali poste dall'operatore, nulla ha a che fare con un utilizzo appropriato del test kinesiologico e della kinesiologia, come espressamente ricordato anche dal suo stesso fondatore George J. Goodheart Jr. La confusione fra test muscolare e test kinesiologico, che rimane purtroppo ancora assai diffusa (anche fra molti sedicenti operatori), costituisce la causa primaria da cui deriva la maggior parte delle obiezioni rivolte. Si riscontrano addirittura indagini volte a verificare in maniera “scientifica ed oggettiva” la correlazione fra una misurazione dinamometrico-strumentale della potenza del muscolo ed il risultato del corrispondente test kinesiologico, come se le misure di due differenti grandezze (quali la massa e il tempo) dovessero per forza coincidere per poter risultare “scientifiche”.

 

LUNGODEGENZA:

Reparto di una struttura sanitaria ospedaliera destinato a pazienti che devono affrontare un lungo periodo di degenza ospedaliera.

 

MASTECTOMIA:

Per mastectomia (dal greco: mastòs, mammella ed ek tome, portare via da) si intende la asportazione chirurgica della mammella, momento essenziale della terapia di gran parte dei tumori maligni che colpiscono quest'organo. La exeresi può essere limitata alle sole strutture mammarie quali la ghiandola, la cute che la riveste, l'areola ed il capezzolo o allargata anche ai sottostanti Muscolo grande pettorale e Muscolo piccolo pettorale. Tempo conclusivo della mastectomia è l'asportazione delle stazioni linfatiche che drenano la linfa in direzione del cavo ascellare Anatomia della mammella: muscoli pettorali e linfonodi :Questo intervento conta numerose varianti, più o meno demolitive, che vengono eseguite a seconda della gravità della malattia di base. Utile a definirla è la stadiazione, basata sulla classificazione TNM, che contribuisce anche determinare in percentuale le probabilità di sopravvivenza delle pazienti a 5 e 10 anni di distanza dall'intervento.

 

MEDICINA:

La medicina è la scienza che si occupa della salute di persone o animali, in particolare riguardo alla definizione, alla prevenzione e alla cura delle malattie, e in collegamento con altre discipline quali ad esempio la biologia, la chimica, la fisiologia, e incluse le applicazioni della scienza medica in altri ambiti, come ad esempio la medicina legale o la medicina forense. Le prime informazioni mediche egizie sono contenute nel papiro, il mezzo di scrittura degli egizi, di Edwin Smith. Datate circa nel 3000 a.C. Vigeva già allora una legislazione sanitaria e un'arte medica progredita, ricca di strumenti chirurgici ed elenchi di piante con proprietà medicinali. A quei tempi era comune indicare come origine delle malattie eventi superstiziosi o l'implicazione di demoni, come riportato nel papiro di Ebers (datato nel 1550 a.C. circa). Anche se nello stesso papiro si descriveva quello che in seguito verrà denominato tumore. Raffigurazione di un medico che cura un paziente: Ai tempi dei greci e dei romani, il primo medico greco conosciuto è stato Alcmaeone di Crotone, vissuto intorno al 700 a.C., egli è stato l'autore del primo lavoro di anatomia. Ippocrate ha creato la sua scuola medica nella città di Cos. I greci hanno avuto diverse influenze dall'Egitto soprattutto in campo farmacologico, tale influenza diventò molto più chiara quando si aprì una scuola di medicina greca in Alessandria. Nell'impero romano si assistevano alle prime specialità mediche quali l'urologia, l'oftalmologia ed altre, con il passare del tempo il popolo comprese che la cura dell'igiene preveniva la nascita di molte malattie perciò costruirono i vari acquedotti. I chirurghi romani avevano molti attrezzi per lavorare, fra i quali scalpelli, cateteri, gli estrattori delle frecce, ed altri, per curare il dolore usavano l'oppio e le scopolamine e per lavare le ferite usavano l'aceto. Antichi cateteri ai tempi dei romani: Ma i grandi furono Ippocrate e Galeno di Pergamo, che importante ruolo ebbero non solo nell'anatomia e nella patologia, ma anche nella chirurgia. Galeno, ha scritto più di 500 trattati sulla fisiologia, l'igiene, dietetica, patologia e farmacologia ed è accreditato come colui che scoprì l'esistenza del midollo spinale. Se Celso descrisse i quattro sintomi classici dell'infiammazione (rubor rossore, dolor dolore, calor calore, tumor gonfiore), Galeno ne osservò anche la limitazione funzionale (functio laesa). Notevole anche il trattato. Procedimenti anatomici, basati sulla dissezione delle scimmie. Nel Medioevo: Il decadimento dell'Impero romano ha contribuito alla regressione delle pratiche mediche; sono stati i religiosi a tramandare il sapere dell'antica cultura consentendo così il risveglio della medicina, assieme alla scuola araba e a quella salernitana (1100). Nacquero le prime Università mediche e nel 1300 la scuola bolognese aprì la prima scuola di anatomia. La medicina medievale era un insieme di idee antiche e di influenze spirituali: Claude Lévi-Strauss identificò tale commistione come un "complesso sciamanico". Nel XIV secolo la medicina fu scossa da quella che in seguito venne chiamata la "morte nera", ovvero la peste bubbonica. Le teorie mediche prevalenti dell'epoca misero la loro attenzione sulle spiegazioni religiose piuttosto che scientifiche, ma ciò risultò del tutto inutile poiché circa un terzo della popolazione europea venne sterminato. Tacuinum sanitatis Casanatense (XIV secolo) Il divulgarsi della stampa (XVI secolo) diede un nuovo impulso alla ricerca scientifica e una dopo l'altra vennero scoperte ed approfondite la circolazione sanguigna e linfatica, i meccanismi del cuore, della respirazione e della contrazione muscolare. Divennero sempre più stretti i rapporti tra medicina e le scienze naturali: grazie a questa interdisciplinarità i ricercatori fondarono l'anatomia patologica, la chimica organica e quella biologica, la fisiologia sperimentale. In tempi moderni: Negli ultimi secoli grazie agli avanzamenti nella chimica e nelle tecniche ed attrezzature dei laboratori, ai miglioramenti nell'alimentazione e nell'igiene, il tasso di mortalità delle varie malattie è diminuito notevolmente, aumentando di conseguenza l'aspettativa di vita. Molte scoperte importanti nel campo medico sono avvenute per caso come per esempio quelle di Gregor Mendel (1822-1884) che ha pubblicato nel 1865 i suoi libri sulle piante, dai quali si formarono e si diffusero le leggi di Mendel, che poi costituiranno la base della genetica classica; tutto questo ha consentito la scoperta della struttura del DNA avvenuta nel 1953. Altro caso emblematico fu quello di Alexander Fleming che nel 1928 constatò, alquanto meravigliato, la scomparsa di alcune colonie di stafilococco da una provetta grazie all'azione di una piccola muffa, verificando, in tal modo, il concetto di antagonismo batterico e di attività antibiotica fondamentali per debellare le malattie infettive. Spesso, soprattutto nei tempi moderni, le malattie vengono scoperte prima come un insieme di manifestazioni di sintomi che coinvolgono più organi e quindi denominate "sindromi", per poi, dopo un loro adeguato inquadramento, essere denominate malattie. Questo, ad esempio, è accaduto in casi noti come l'AIDS (acronimo di Acquired Immune Deficiency Syndrome), con la quale si definisce la sindrome in cui si riscontra un insieme di manifestazioni dovute alla deplezione di linfociti T, e la SARS, (acronimo di Severe Acute Respiratory Syndrome), una forma atipica di polmonite, provocata da uno specifico virus, apparsa per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong (Canton) in Cina, ed ha portato 813 morti al mondo per poi quasi sparire. Asclepio, il dio greco della medicina: Premio Nobel per la medicina Il premio Nobel per la medicina fondato nel 1901, ha visto ogni anno ricompensare con tale riconoscimento prestigioso i medici per le loro scoperte. Ad esempio nel 1905 fu premiato Robert Koch per le sue importanti scoperte della tubercolosi, nel 1923 Frederick Grant Banting e John James Richard Macleod furono premiati per la scoperta dell'insulina. L'anno successivo fu scoperto da Willem Einthoven l'elettrocardiogramma. Fra gli italiani premiati si ricordano Camillo Golgi[15], Renato Dulbecco[16] e Rita Levi-Montalcini Scienze di base della medicina ufficiale: Anatomia, è lo studio delle strutture fisiche degli organismi Biochimica, studia le relazioni molecolari tra le varie strutture del corpo, a livello microscopico, per individuarne tutte le funzioni Biologia molecolare, ossia i rapporti tra geni e proteine Biostatistica, è fondamentale per una pianificazione, valutazione e interpretazione dei molteplici dati della ricerca medico-scientifica. Citologia, si occupa dello studio microscopico delle cellule Embriologia, è lo studio dell'immediato sviluppo di un organismo appena concepito Epidemiologia, è lo studio comparato delle malattie contagiose, con particolare riferimento alle epidemie Farmacologia, che studia come certe sostanze attive molecolarmente possano beneficiare a un organismo Fisiologia, si occupa dell'individuazione ragionata delle varie funzioni organiche delle parti del corpo Fisiopatologia, studia specificamente l'evolvere di stati patologici in particolari organi Istologia, è lo studio dei tessuti Immunologia, si occupa del sistema immunitario Fisica medica, è l'applicazione dei principi fisici alla medicina Microbiologia, che si occupa di microorganismi e dell'interazione con l'uomo, per esempio Neuroscienze, include varie branche di studio del sistema nervoso, anche dal punto di vista psichico Parassitologia, lo studio dei parassiti Patologia, che si dedica alle malattie e ai disordini organici Tossicologia, che studia come sostanze tossiche interferiscano con la corretta funzionalità di un organismo Virologia, lo studio dei virus Specialità e ripartizioni della medicina scientifica Per approfondire, vedi la voce Specialità mediche. Esistono tre tipologie in cui si racchiudono tutte le discipline mediche, quelle chirurgiche di tipo operativo, quelle internistiche e altre diverse di tipo diagnostico-clinico, e quelle analitico-tecniche di laboratorio. Discipline internistiche Un medico che fa visita ai suoi pazienti, Allergologia e Immunologia clinica, il medico specialista si chiama allergologo-immunologo, cura le allergie, studia il sistema immunitario e cura le malattie ad esso relative. Angiologia, che diagnostica, cura e riabilita i pazienti affetti da malattie del sistema cardiovascolare e del sistema linfatico. Cardiologia, il medico specializzato in tale disciplina si chiama cardiologo, studia tutte le patologie riguardanti il cuore e il sistema cardiocircolatorio. Ematologia, il medico specializzato in tale disciplina si chiama ematologo, cura le malattie del sangue e degli organi emopoietici. Endocrinologia e malattie del metabolismo, il medico specialista si chiama endocrinologo, studia le malattie relative alle ghiandole endocrine. Gastroenterologia, il medico specialista si chiama gastroenterologo e studia le malattie gastrointestinali, quindi in particolare di organi quali l'esofago, lo stomaco, pancreas esocrino, l'intestino tenue e crasso, il colon, la milza, il retto ed il fegato. Infettivologia, il medico specialista si chiama infettivologo, studia le malattie infettive. Tale disciplina clinica integra aspetti sia immunologici che microbiologici delle infezioni. Malattie tropicali, il medico specializzato è un infettivologo che appunto cura le infezioni ambientali tipiche dei tropici. Medicina interna, il medico specialista si chiama internista e studia le patologie interne del corpo umano. Ha delle affinità con varie branche specialistiche, ma affronta i medesimi aspetti da un punto di vista più generale. Nefrologia, il medico specializzato in tale disciplina si chiama nefrologo e studia le malattie dell'apparato urinario (reni, uretere, vescica, uretra). Neurologia, il medico specializzato in tale disciplina si chiama neurologo, diagnostica e cura le patologie del cervello (encefalo) e del sistema nervoso periferico. Differisce dalla neuropsichiatria in quanto si occupa esclusivamente di malattie organiche, senza indagare sulle possibili concause o conseguenze psichiche di una determinata disfunzione. Oncologia, il medico specializzato in tale disciplina si chiama oncologo, studia i vari tumori (neoplasie) che si ritrovano nel corpo umano. Pneumologia, il medico specialista si chiama pneumologo; studia le malattie relative all'apparato respiratorio. Reumatologia, il medico specialista si chiama reumatologo, e studia le malattie delle articolazioni, del tessuto connettivo e di altri tessuti su base infiammatoria o autoimmune. Tossicologia medica, il medico specialista si chiama tossicologo medico, e si occupa della diagnosi e del trattamento delle intossicazioni acute e croniche, comprese (ma non solo) quelle di tipo voluttuario (droghe d'abuso ed alcol). Discipline di laboratorio Anatomia patologica, il cui medico si chiama anatomo-patologo e studia dal punto di vista morfologico, macromolecolare, micromolecolare e ultrastrutturale le patologie cellulari. Si occupa anche di effettuare accertamenti citopatologici e istopatologici su pazienti deceduti (esame necroscopico). Biochimica clinica, il medico specializzato in questa disciplina si chiama biochimico clinico, e studia le alterazioni biochimiche di natura patologica. Farmacologia medica, lo specialista studia le relazioni tra farmaci e strutture molecolari. Genetica medica, il cui specialista si occupa dell'interdipendenza tra gene e funzionalità organica. Questa disciplina medica differisce dalla genetica in senso stretto, che rappresenta una branca della biologia. Il medico specializzato si chiama infatti genetista clinico. Medicina legale, colui che accerta la morte di una persona ed effettua l'autopsia; una pratica che non essendo una cura, visto che la persona è già morta, non è considerata chirurgia. Microbiologia e Virologia, studia l'assetto clinico di pazienti affetti da gravi infezioni e/o disfunzioni generali dovute a microrganismi, che potrebbero essere batteri, miceti, protozoi, virus o parassiti. Neurofisiopatologia, il cui specialista è un anatomo-patologo che individua i malfunzionamenti o le disfunzionalità del sistema nervoso. Patologia clinica, il cui specialista, il patologo, effettua su singoli casi clinici studi microscopici e macroscopici, prelevando tessuti e/o analizzando sangue e altri liquidi corporei. Le sue indagini comprendono l'analisi delle strutture chimico-molecolari e delle morfologie microbiologiche ed immunologiche. Scienza della nutrizione, il medico specialistica si chiama nutrizionista e si dedica dal punto di vista medico alla diagnosi e cura di patologie derivate da disfunzioni dei processi di nutrizione. Altre discipline non chirurgiche: Anestesia e Rianimazione, il medico specialista è l'anestesista-rianimatore: si occupa dell'anestesia e del risveglio del paziente in sala operatoria e dell'assistenza del paziente critico in rianimazione. Dermatologia e Venereologia, il medico specializzato in tale disciplina si chiama dermatologo, studia la cute umana. Ematologia,si occupa della diagnosi e terapia delle malattie, che interessano sia la composizione del sangue sia gli organi che lo riproducono. Fisica sanitaria, integra lo studio della fisica alla cura medica. Geriatria, il medico specializzato in tale disciplina si chiama geriatra, si occupa degli anziani. Igiene e Medicina preventiva, lo specialista in questione suggerisce al paziente il modo migliore per non fare insorgere certe malattie. Audiologia e Foniatria, è la disciplina che si occupa delle patologie dalla voce e della comunicazione. Medicina d'emergenza-urgenza, prepara il medico ad affrontare situazioni clinico-terapeutiche d' emergenza. È la specialità dei reparti di pronto soccorso Medicina del lavoro, i cui specialisti sono coloro che prevengono e diagnosticano le malattie da causa professionale, anche nella figura del medico competente, ed effettuano la sorveglianza sanitaria sui lavoratori. Medicina dello sport, disciplina che previene e cura le malattie derivate da una pratica sportiva compiuta in modo scorretto. Fra i suoi compiti più particolari, effettua servizio di vigilanza sulle possibilità di frode nel mondo dello sport. Medicina di comunità, il cui specialista studia in che modo il contatto sociale determini il diffondersi di certe patologie Medicina fisica e riabilitativa, è la materia che si occupa del recupero delle abilità perse o non acquisite a causa di un evento patologico. Il medico specialista si chiama fisiatra. Medicina nucleare, il cui specialista si occupa di diagnosi e terapia attraverso l'uso di isotopi radioattivi. Neuropsichiatria infantile, si occupa dello sviluppo neuropsichico e dei suoi disturbi, neurologici e psichici, nell'età compresa fra zero e diciotto anni. Pediatria, il medico specializzato in tale disciplina si chiama pediatra e si occupa delle patologie nei bambini e preadolescenti. Psichiatria, si occupa della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali. La figura dello psichiatra presenta alcuni punti di contatto con quella dello psicoterapeuta; a differenza di questo, essendo medico può prescrivere farmaci, e generalmente si occupa di pazienti affetti da gravi disturbi psichici. Psicologia clinica, che, laddove intesa nell'accezione di specifica specializzazione post-lauream, può essere esercitata o da uno psicologo psicoterapeuta o da un medico specializzato in psicologia clinica. Radiodiagnostica, il cui specialista si chiama radiologo, è una branca della medicina che si occupa di fornire immagini dell'interno del corpo umano, allo scopo di fornire informazioni utili alla diagnosi ("diagnostica per immagini"). Radioterapia, il cui medico specialista viene chiamato radioterapeuta, si occupa dell'utilizzo controllato delle radiazioni a scopo terapeutico (ad esempio, in ambito oncologico). Statistica medica, che applica i metodi della statistica ai processi di interesse sanitario: l'evolvere di epidemie, malattie a contagio parziale, fattori di rischio in età specifiche, effetti benefici a lungo termine di terapie sperimentali, ecc. Terapia Intensiva, il medico che si occupa delle cure intensive del paziente critico si chiama intensivista, ed è uno specialista in anestesia e rianimazione. Discipline chirurgiche Un'operazione chirurgica del XVII secolo, Cardiochirurgia, il medico specializzato in tale disciplina si chiama cardiochirurgo, ed effettua operazioni sul cuore. Chirurgia dell'apparato digerente, svolge la sua azione chirurgica sullo stomaco, l'intestino tenue e crasso, il colon e il retto. Chirurgia generale, la principale specialità chirurgica, che si occupa in particolare (ma non esclusivamente) di interventi in area addominale. Chirurgia maxillo-facciale, si occupa delle lesioni congenite o traumatiche del volto. Chirurgia odontostomatologica, lo specialista è un medico dentista e il suo sito di operazione è la bocca. Chirurgia pediatrica, focalizzata sui pazienti di età pediatrica. Chirurgia plastica, che cura le lesioni del derma e le alterazioni anatomiche (comprese le ustioni). Effettua anche interventi a scopo estetico. Chirurgia toracica, che si occupa di interventi nel distretto toracico (esofago, polmoni, trachea e diaframma) Chirurgia vascolare, che si occupa dell'intervento sui grossi vasi ed il sistema circolatorio. Ginecologia e Ostetricia, il cui medico specializzato si chiama ginecologo e si occupa della cura delle patologie dell'apparato riproduttivo in pazienti di sesso femminile, anche intervenendo chirurgicamente. Neurochirurgia, il medico specializzato in tale disciplina si chiama neurochirurgo, e si occupa dell'intervento clinico per via chirurgica a livello di sistema nervoso centrale o periferico. Oculistica, lo specialista si chiama oculista od oftalmologo; si occupa delle patologie dell'occhio e delle sue strutture. Ortognatodonzia, trattasi di ortopedia del distretto facciale Ortopedia e Traumatologia, lo specialista è l'ortopedico-traumatologo, che si occupa della gestione clinica dei traumi fisici, con particolare riferimento al sistema locomotore (scheletrico, tendineo, muscolare). Otorinolaringoiatria, si occupa delle patologie interessanti le orecchie, le vie uditive, il naso e le prime vie respiratorie (faringe e laringe). Radiochirurgia, specifica applicazione della radioterapia alternativa ad interventi chirurgici oncologici. Urologia, il medico specialista si chiama urologo, e si occupa del sistema uropoietico e delle patologie riguardanti l'apparato uro-genitale. Discipline di perfezionamento: Sono aree di ultra-specializzazione, oggetto di studio anche in corsi di perfezionamento o master. Queste le più note: Allergologia e immunologia pediatrica avanzata, monitora le attività allergiche del sistema immunitario dei bambini. Andrologia, il cui specialista ha conoscenze di endocrinologia e urologia, studia in particolare le disfunzioni ormonali nel maschio. Anestesia d'emergenza, opera prevalentemente in contesti sociali degradati, dove non c'è abituale assistenza medica (specie nel Terzo Mondo) Bioetica Biofisica molecolare, studia i processi fisico-chimici delle macromolecole organiche Biologia molecolare clinica, cerca di capire i rapporti molecolari tra proteine e geni. Bioinformatica: applicazioni biomediche Chirurgia aortica, sezione aggiuntiva della vascolare Chirurgia bariatrica, specifica applicazione della plastica su pazienti obesi gravi. Chirurgia colon-rettale, specificazione della chirurgia gastrointestinale Chirurgia d'emergenza pediatrica, settore interdisciplinare della chirurgia d' urgenza e della chirurgia pediatrica Chirurgia dei trapianti Chirurgia della caviglia e del piede, è dedicata alla cura clinico-terapeutica e all'intervento chirurgico nelle zone suddette. Chirurgia della mammella, ha delle assonanze con la senologia, ma al contrario di questa è una disciplina solamente chirurgica Chirurgia della mano, interviene sui traumi fisici subiti dalla mano Chirurgia d' urgenza, opera in concomitanza con la medicina d' emergenza, anche in condizioni di guerra. Chirurgia epato-biliare, concentra la sua attività sul fegato, è un' applicazione della chirurgia generale Chirurgia flebologica Chirurgia laparoscopica, non è una specialità autonoma, ma una modalità applicativa specifica di varie discipline chirurgiche, basata sull'approccio mini-invasivo e l'uso di specifica strumentazione. Chirurgia linfatica, interviene microscopicamente sulle malattie linfatiche. Sottosezione della chirurgia vascolare Chirurgia neonatale, specialità della pediatrica, basata solo su neonati Chirurgia oncologica, asporta i vari tumori Chirurgia refrattiva, specialità unicamente chirurgica dell'oculistica. Cure palliative Diabetologia, subspecificazione dell'endocrinologia, studia le varie forme di diabete Diagnostica ecografica, mezzo fondamentale di diagnosi medica per numerose patologie internistiche Dietistica, sottosezione della scienza della nutrizione, il medico specialista si chiama dietologo Elettrofisiologia ed elettrostimolazione cardiaca, fornisce al cardiologo le tecniche più avanzate di diagnostica elettrofisiologica Endocrinochirurgia, interviene sulle ghiandole endocrine, soprattutto tiroide e paratiroidi Endoscopia operativa, tecnica microchirurgica di fondamentale supporto diagnostico per il chirurgo Epatologia, il cui specialista è un gastroenterelogo che focalizza la sua attenzione sulle patologie epatiche Epidemiologia, studia i meccanismi di propagazione delle infezioni epidemiche e pandemiche e le classifica, cercando di prevenire effetti insormontabili. Il medico specialista solitamente è un infettivologo Farmacogenomica Fisiologia cellulare e molecolare, studia in generale il funzionamento del corpo umano dal punto di vista biomolecolare Genetica forense, specificazione della genetica di laboratorio, opera in studi legali (per esempio identifica i legami di Dna). Ginecologia oncologica, che riunisce aspetti della ginecologia e dell'oncologia Governo clinico ed economico delle strutture sanitarie, fornisce al medico gli strumenti manageriali più adeguati per la gestione della strumentazione clinica e per il mantenimento finanziario dell'azienda ospedaliera. Immunoematologia, un indirizzo speciale della patologia clinica Laserchirugia dermatologica ed estetica Laserchirurgia odontoiatrica Laserchirurgia oftalmologica Malattie neurodegenerative, il medico specializzato in tale disciplina è un neurologo abilitato alle terapie sperimentali per i disordini degenerativi del cervello, come il morbo di Alzheimer o la sindrome di Parkinson Medicina aerospaziale, interviene per adattare il meglio possibile l'organismo in condizioni ambientali estreme (spazio extra-planetario) Medicina estetica, disciplina che si occupa di correggere o eliminare gli inestetismi del corpo senza ricorrere alla chirurgia, ma con trattamenti poco invasivi. Malattie neuromuscolari, il cui specialista è un neurologo che si interessa delle patologie muscolari di origine cerebrale Medicina del traffico, lo specialista si occupa degli effetti psico-fisici che il traffico prolungato può avere sull'organismo Medicina del sonno, cerca di curare i disturbi organici o psichici cronici del sonno Medicina di montagna, il medico specializzato cerca di scoprire come l'ambiente di montagna possa influire sull'organismo. Medicina generale, il medico specializzato in questo ambito è il medico generico, o di famiglia. Medicina scolastica, la cui attività viene rivolta soprattutto a chi frequenta le scuole dell'obbligo, si basa sull'individuazione di eventuali anomalie del normale sviluppo psicosomatico del ragazzo. Medicina subacquea, e la sua branca medicina iperbarica, studiano le prevenzione e il trattamento delle condizioni patologiche causate dell'entrata dell'essere umano nell'ambiente subacqueo. Microchirurgia, modalità applicativa prevalentemente usata dalla neurochirurgia, ricostruisce tessuti muscolari e nervosi a livello microscopico, con l'uso di avanzate apparecchiature Neonatologia, lo specialista si chiama neonatologo, e presta cure mediche nei neonati. Neurobiologia cellulare e molecolare avanzata, studia i processi biomolecolari del cervello, occupandosi delle patologie derivate da alterazioni delle reti neurali e del corretto funzionamento fisiologico del sistema nervoso centrale Neurochirurgia spinale, ulteriore specializzazione della neurochirurgia, opera solo sulla spina dorsale e sul midollo osseo Neurofarmacologia, ricerca l'azione benefica di farmaci sul sistema nervoso centrale, con particolare attenzione per i disturbi cerebrali più debilitanti Neurogenetica, cerca di scoprire i fattori genetici alla base delle neuropatie, delle malattie nervose e dei disturbi psichiatrici più gravi, come schizofrenia e disturbo bipolare Neuroncologia, il cui specialista è un neurologo attento esclusivamente alla terapia sperimentale dei vari tumori cerebrali, anche con l'uso avanzato della radioterapia Neuropsicologia, si occupa della riabilitazione di pazienti affetti da gravi malattie nervose. Il neuropsicologo è solitamente uno psicologo con formazione specialistica in quest'area, o un medico specialista con conoscenze di neurologia, fisiatria, psicologia e neuroscienze Neurosonologia, si interessa della fisiologia cerebro-vascolare, tramite l'uso di ecografie ed altri tipi di ultrasuoni. Neurotraumatologia, specificazione della neurochirugia che opera su traumi subiti dal sistema nervoso centrale o periferico Odontoiatria, settore che cura il cavo orale Odontostomatologia legale, parte medico-legale della chirugia odontostomatologica Oncoematologia, settore interdisciplinare dell'ematologia e dell'oncologia, solitamente relativo alla clinica delle leucemie, del plasmocitoma e dei linfomi Parodontologia clinica, branca dell'odontoiatria Patologia clinica renale, sezione interdisciplinare di nefrologia e patologia clinica Psichiatria forense, costituisce la parte medico-legale della psichiatria, e presenta delle affinità con la criminologia Psicofarmacologia clinica, destinata a psichiatri e/o psicologi clinici per un'alta formazione nell'ambito farmacologico Psicogeriatria, si occupa della cura psichiatrica, psicoterapeutica e riabilitativa di pazienti anziani affetti da patologie neuropsichiatriche o da difficoltà cognitive Psiconcologia, branca speciale della psicologia clinica e della psichiatria, che si occupa del sostegno e del trattamento psicoterapeutico di pazienti affetti da cancro Radiobiologia, si occupa gli effetti delle radiazioni, (sole od in associazione), su organismi viventi o su 'substrati biologici'. Radiologia pediatrica, uso di radiazioni sia a scopo diagnostico che terapeutico su pazienti di età minore. Radioprotezione Riflessoterapia, che tratta specificamente delle tecniche scientifiche di agopuntura, tradizionalmente ritenuta una pratica medica alternativa, soprattutto in occidente Senologia, sottospecializzazione della ginecologia, interviene anche chirurgicamente. Statistica sanitaria Storia della medicina Terapia del dolore Terapia intensiva pediatrica Tossicologia forense, sottosezione della tossicologia medica, lo specialista agisce in particolare in ambito medico-legale Trapianto delle cellule staminali, lo studio delle applicazioni terapeutiche delle cellule staminali Virologia molecolare, parte della virologia clinica che si occupa delle alterazioni molecolari legate agli agenti virali (è questa la disciplina che, per esempio, studia i meccanismi di evoluzione dell'HIV) Uroriabilitazione, il cui medico è un urologo e fisiatra che si interessa dell'aspetto riabilitativo. Vocologia, sottospecializzazione della Foniatria, si occupa delle problematiche inerenti alla produzione della voce, anche per quanto riguarda la voce professionale ed artistica. Medicina alternativa Per approfondire, vedi la voce Medicina alternativa. Al di fuori della medicina accademica, ci sono varie medicine alternative che utilizzano metodiche differenti da quelle della medicina scientifica. Queste pratiche terapeutiche sono definite alternative perché la loro effettiva validità non è stata stabilita scientificamente, e quindi si scostano dalla medicina che invece procede sempre al vaglio sperimentale e al rigoroso esame scientifico. Le terapie alternative sono state oggetto di svariate critiche. Un esempio ne è l'omeopatia ad oggi priva di riscontro scientifico sia per ciò che concerne l'efficacia (ricondotta, laddove presente, dalla comunità scientifica all'effetto placebo) sia per ciò che riguarda i presunti meccanismi di funzionamento, in totale contrasto con le più elementari regole della chimica molecolare. Secondo i medici alternativi l'ostilità accademica è dovuta, principalmente, ai reciproci interessi economici che legherebbero i medici ufficiali alle aziende bio-farmaceutiche. In particolare, secondo gli omeopati, l' industria farmaceutica costituirebbe un florido business che non tiene conto della salute del paziente; producendo farmaci che curano solo certi aspetti della malattia, causando però altri problemi, per i quali si potranno in seguito trovare altri farmaci da somministrare, gli unici a ricavare un qualche guadagno sarebbero i produttori, mentre i pazienti sarebbero costretti ad accettare questa condizione senza poter essere veramente curati. Questo fenomeno è noto come Disease mongering. Terminologia Per approfondire, vedi la voce Glossario medico. Soprattutto per quanto riguarda lo studio e la cura delle varie patologie (malattie) in medicina si utilizzano vari termini: La farmacologia è un mezzo con cui i medici curano le malattie, la scienza che si occupa di studiare i farmaci. Una cura non equivale alla guarigione in quanto esistono malattie croniche per cui, anche se trattate, la guarigione non avviene mai. Principio attivo e farmaco. Spesso si confondono due concetti basilari per quanto riguarda la farmacologia: Farmaci in fiale: Il principio attivo è la molecola utile all'organismo di una persona, per migliorarne in qualche modo la salute Il farmaco è l'insieme di uno o più principi attivi con i componenti aggiuntivi e il rivestimento, che racchiude il tutto. Nel farmaco vi sono indicati alcuni dati di importanza rilevante: Indicazioni, per cosa viene utilizzato; Controindicazioni, una condizione che aumenta il rischio dell'utilizzo di un certo farmaco. Effetti collaterali, quali danni non desiderati può apportarne l'uso: meno un farmaco è selettivo e più sarà probabile la comparsa di effetti collaterali; Posologia, il dosaggio, quanto e ogni quanto tempo deve essere somministrato; Modalità di somministrazione, se per via orale, per endovena, ecc. Sovradosaggio, effetti dovuti a dose troppo elevata, di solito comporta gli effetti collaterali più gravi, primo fra tutti l'intossicazione La medicina in Italia: Strutture mediche -Ospedale, pronto soccorso Ospedale, diviso in più dipartimenti, ognuno dei quali costituito da vari reparti, detti anche strutture complesse. All'interno di un reparto possono esserci anche unità operative semplici. -Poliambulatorio -Clinica privata, strutture private -Guardia medica, istituita presso l'ASL -ASL (o AUSL), è un ente pubblico regionale, al quale compete l'organizzazione finanziaria e gestionale delle prestazioni sanitarie. -Consultorio -Sert o Ser.T (Servizio TossicoAlcoldipendenze), dedicati alla cura, alla prevenzione ed alla riabilitazione delle persone che hanno problemi conseguenti all'abuso di sostanze come le droghe o l'alcool che generano dipendenza dalle stesse. -Ufficio igiene, dove avvengono le vaccinazioni -Medicina di urgenza: -118, (Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza Medica) è il numero telefonico attivo in Italia per la richiesta di soccorso medico per emergenza sanitaria. -Pronto soccorso, il reparto dove vengono accolte le urgenze. -Personale Medico: una volta laureati in medicina e superato l'esame di Stato si diventa medici abilitati alla professione. Senza specializzazione non si può lavorare nei reparti o come liberi professionisti esperti di una determinata branca medica. -Medico di Medicina generale: altrimenti chiamato medico di base, medico di famiglia o medico generico. Ogni medico ha un tot di pazienti: il numero non è fisso ma si va dai "minimalisti" ai "massimalisti" che hanno il massimo numero di pazienti (intorno Medico sostituto: sono i medici specializzati in medicina generale che non hanno ancora rilevato un ambulatorio o medici con la sola abilitazione o frequentanti il corso di specializzazione in medicina generale o altra specializzazione che sostituiscono il medico di base quando esso è in ferie o in malattia. Queste sostituzioni fanno acquisire punteggio utile per la graduatoria. Un chirurgo esamina una radiografia. Assistente medico: collabora attivamente in una specifica unità operativa Dirigente medico: coordina l'attività di unità operativa semplice o di una struttura complessa. Noto anche come primario. Può anche dirigere contemporaneamente un dipartimento. Direttore sanitario: si tratta di un medico con competenze prettamente gestionali. Infatti si occupa del funzionamento della struttura ospedaliera, dell'avanzamento tecnico e qualitativo della strumentazione clinica, inoltre monitora l'operato complessivo dei vari dipartimenti. Ricercatore: i ricercatori medici (ma possono essere anche non medici) sono coloro che si occupano della continua ricerca e relativa scoperta in campo scientifico. Le loro ricerche, effettuate sempre in un gruppo, durano anni prima di venire pubblicate, e prima di ciò devono essere sottoposte ad una commissione di esperti che le giudica. Specializzando: è un professionista laureato in medicina-chirurgia che sta conseguendo una determinata specializzazione, prestando servizio di tirocinio obbligatorio presso l'ospedale universitario. -personale infermieristico Un'ambulanza Infermiere -Coordinatore infermieristico -infermiere specializzato (es. strumentista) -infermiere pediatrico -Ostetrico Altre figure professionali -Igienista dentale -Psicologo clinico -Fisioterapista -Dietista -Logopedista -Tecnico di radiologia -Tecnico di laboratorio biomedico -Operatore socio-Sanitario -Tecnico della riabilitazione psichiatrica -Terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva La formazione dei medici: Per esercitare la professione medica in Italia è necessario iscriversi al corso di Laurea a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, la cui durata è 6 anni. L'immatricolazione è possibile previo superamento del test d'ammissione, poiché questi corsi sono a numero chiuso. Conseguita la laurea, dopo un tirocinio obbligatorio di tre mesi (un mese in un reparto chirurgico, un mese in un reparto di medicina e un mese presso l'ambulatorio di un medico di base), bisogna sostenere l'esame di Stato, superato il quale è possibile l'iscrizione presso l'Albo provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri. Il medico chirurgo può scegliere in quale disciplina specializzarsi frequentando, dopo il superamento dell'esame di ammissione, una Scuola di Specializzazione in ambito medico o chirurgico, di durata variabile (dai cinque ai sei anni, a seconda del tipo di specializzazione: in tutta Italia la specializzazione in chirurgia generale dura sei anni, mentre tutte le altre durano cinque anni). Diverso il caso della specializazione in medicina generale, che dura tre anni, il cui scopo è formare i medici di famiglia. In questo caso la programmazione è in base alle necessità della Regione. Rispetto ad altri sistemi formativi, la differenza è evidente: ad esempio negli Usa, dove la qualifica accademica consiste in fasi progressive, il dottorato in medicina (che è differente dal dottorato di ricerca italiano) si ottiene, generalmente, dopo 8 anni di studi, perché vengono richiesti un bachelor of science, che dura 4 anni e altri 4 anni di scuola medica che non equivale al master (laurea magistrale italiana); in Italia, invece, il corso di medicina è a ciclo unico e dura 6 anni. Per quanto riguarda le specializzazioni, negli Stati Uniti si chiamano M.D.s., dopo il bachelor e la scuola medica, esse possono durare da tre fino a sette anni. Per specializzarsi in neurochirurgia, per esempio, un medico americano dovrebbe studiare per altri 7 anni, che sommandosi con gli 8 precedenti, darebbero un totale di 15 anni di studi, mentre in Italia un neurochirurgo studierebbe al massimo per 12 anni (6 anni la laurea + 5 o 6 anni la specializzazione). In realtà il neurochirurgo americano studia la propria materia di specializzazione tanto quanto il corrispettivo italiano; il bachelor of science richiesto per entrare alla scuola medica, può anche non avere niente in comune con la medicina e la chirurgia. Il corso di laurea in medicina, in Italia, è abbastanza selettivo, e richiede un impegno costante, innanzitutto per la difficoltà della materia, e poi, soprattutto, per l'elevatissima dose di responsabilità professionale e morale che viene richiesta al medico. Il giuramento di Ippocrate è il giuramento che medici ed odontoiatri prestano prima di iniziare la professione. I medici-chirurghi possono anche iscriversi a dei dottorati di ricerca, che esprimono competenze molto specifiche e avanzate e vengono destinati alla ricerca universitaria o a quella privata-aziendale. Il dottorato di ricerca rappresenta, anche per i medici, il più alto riconoscimento accademico, e generalmente, per molti, rappresenta una rampa di lancio per l'inserimento nell'ambiente universitario.

 

MEDICO:

proporre ed eventualmente eseguire interventi e cure terapeutiche o palliative. Tutte le fasi dell'attività medica devono essere sottoposte al consenso informato da parte del paziente, eseguire l'anamnesi o storia clinica; diagnosticare disturbi o malattie. Il medico: professione e abilitazione Per molto tempo la professione del medico fu appannaggio prettamente maschile, e solo in età moderna vi furono donne che cominciarono a praticare la professione. In Italia, la prima donna laureata in medicina (a Firenze nel 1877) e attiva poi come medico fu Ernestina Paper. In Italia il medico è il laureato in medicina e chirurgia e odontoiatria e protesi dentaria che abbia inoltre conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione da parte del proprio ordine professionale, attraverso il superamento di un apposito esame di stato. L'odontoiatra è il medico della bocca. In altre nazioni europee non costituisce un titolo ma la semplice descrizione di un mestiere allo stesso modo dei termini sarta, fabbro, docente, etc. In Italia poi, a differenza di altri paesi, compie un reato chi si definisce medico senza il possesso dei requisiti richiesti in ordine alla laurea e all'abilitazione. In Svizzera, ad esempio, ci si può autodefinire "Medico naturista NVS" senza aver mai frequentato l'università. Dopo il conseguimento della laurea è possibile seguire dei corsi di specializzazione post-laurea. In Italia, attualmente, il medico può svolgere qualunque specialità tranne l'anestesia e la radiodiagnostica, per le quali è richiesta la specializzazione, e l'odontoiatria, per la quale da alcuni anni è previsto il corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria (6 anni); prima invece si conseguiva la laurea in medicina e poi si faceva la specializzazione in odontoiatria. È riconosciuta la specializzazione per le generazioni prima dell'introduzione della laurea. In altri paesi l'ordine può limitare l'attività del medico ad una specialità medica. Tuttavia nella prassi i concorsi pubblici per l'assunzione dei medici nei reparti ospedalieri delle aziende sanitarie sono articolati in maniera tale da rendere necessario il possesso del titolo di specialità nella disciplina del reparto per cui il concorso si tiene o, in seconda battuta, il possesso di titoli in specialità considerate affini. Nei recenti anni è stata inoltre istituita una scuola di specializzazione anche per i medici di famiglia. Questa prassi ha reso, almeno nell'ultimo decennio, il possesso di un titolo di specialità nei fatti praticamente obbligatorio. Allo stato attuale le strutture autorizzate a conferire i titoli di specialità sono strutture universitarie, le quali possono, a loro discrezione, stabilire convenzioni con strutture ospedaliere. Dal novembre 2006 è stato stipulato il contratto di formazione specialistica, un contratto tra l'università e il singolo medico in formazione (specializzando), da rinnovare ogni anno per la durata del corso di specializzazione. La nascita di questo contratto ha permesso per la prima volta ai medici specializzandi che lavorano nelle cliniche universitarie nel contesto del corso di specializzazione di versare contributi pensionistici, ed inoltre di regolamentare la disciplina della gravidanza, delle ferie e della malattia in maniera più chiara e rigida. Norme etiche (deontologiche): Sin dai tempi di Ippocrate (vedi Giuramento di Ippocrate), i medici approvati sono sottoposti a severe regole etiche (la c.d. Deontologia Medica) che sono controllate dagli Ordini dei Medici e regolate e controllate socialmente dalle leggi sanitarie.

 

MORBO DI PARKINSON:

La malattia idiopatica di Parkinson (sovente definita morbo di Parkinson) è dovuta alla degenerazione cronica e progressiva delle strutture nervose che costituiscono sistema extrapiramidale. Tale alterazione si estrinseca maggiormente in un'area del sistema nervoso centrale detta sostanza nera o substantia nigra, un nucleo situato a livello del mesencefalo in cui viene prodotta la dopamina, un neurotrasmettitore in grado di facilitare il movimento agendo su recettori presenti nel nucleo striato. In definitiva, il momento patogenetico che caratterizza il morbo di Parkinson è la perdita di gruppi cellulari in grado di facilitare il movimento attraverso la secrezione di dopamina. Tale elemento patologico trova il suo corrispettivo clinico nella classica triade che definisce il morbo di Parkinson: Acinesia, definita come riduzione della mobilità autonoma e volontaria senza riduzione della forza muscolare. Rigidità, sovente asimmetrica, di tipo plastico, per cui cercando di muovere un arto di un soggetto con morbo di Parkinson si ha la sensazione di piegare un "tubo di piombo" o di modellare la cera. Tremore a riposo, a 4-6 cicli per secondo, che si differenzia per il tremore intenzionale (durante il movimento) tipico delle malattie cerebellari. Il tremore esordisce nelle porzioni distali degli arti, per il cui soggetto sembra contare le monete. La rigidità, unitamente all'acinesia, porta il soggetto ad assumere un atteggiamento posturale tipico ed instabile, definito camptocormico. Disturbi della parola e della scrittura, turbe vegetative e spesso sintomi ansioso-depressivi possono completare il quadro clinico. Sebbene il deterioramento intellettivo non rappresenti un elemento tipico del quadro clinico delle fasi precoci della malattia, la demenza appare come uno degli esiti più frequentemente riscontrabili nelle fasi tardive, nella misura di circa un terzo dei casi. Si osserva stretto legame di proporzionalità tra la perdita di cellule dopaminergiche e la sintomatologia clinica, anche se esiste una fase di malattia preclinica, in cui la perdita neuronale non è ancora tale da determinare, in condizioni basali, sintomi. Quando il numero di neuroni dopaminergici che in condizioni normali sono circa 500.000, scende al 20-30%, si ha esordio clinico. Ma le alterazioni alla base della malattia di Parkinson sono molto più vaste. I neuroni ricevono, oltre ad una innervazione dopaminergica, anche una stimolazione colinergica che nella malattia sembra essere aumentata. Lo squilibrio tra sistemi neurotrasmettitoriali sembra dunque essere alla base della malattia, anche se il ruolo della dopamina è chiaramente centrale. Detta anche paralisi agitante, fu descritta per la prima volta nel 1817 dal medico inglese James Parkinson (1755-1824) nel suo trattato An Essay on the Shaking Palsy. L'alterazione biochimica che ne causa i sintomi è stata identificata negli anni sessanta. La malattia di Parkinson è la più comune malattia del sistema extrapiramidale. Fattori di rischio, Sintomatologia, Diagnosi , Diagnosi strumentale, Decorso,Terapia,Strategie terapeutiche,Terapia sintomatologia,Terapia neuroprotettiva,Terapia chirurgica,Terapia con cellule staminali,Terapia genica, Altri presidi terapeutici, Progetti informatici di calcolo distribuito. Fattori di rischio: Questa patologia colpisce generalmente soggetti oltre i cinquant'anni, con una leggera prevalenza per il sesso maschile; attualmente in Italia ci sono più di 200.000 malati di Parkinson, con circa dagli 8.000 ai 12.000 nuovi casi l'anno. È diffusa in tutto il mondo ma ha minore incidenza in Cina e Africa. Le cause del blocco nella produzione della dopamina sono ancora sconosciute; il Parkinson può comparire dopo traumi alla testa, esposizione a sostanze tossiche nell'ambiente, arteriosclerosi cerebrale. In ogni caso è un disturbo caratterizzato dalla degenerazione e dalla morte dei neuroni produttori di dopamina; quando questi neuroni scendono sotto il 30% compaiono i primi sintomi tipici della malattia. I sintomi di ansia e depressione collegati alla malattia, sono anche degli effetti collaterali derivati dall'assunzione di dopamina. La dopamina è impiegata come farmaco per malati psichiatrici e ha vari effetti collaterali, noti dal 1997, quali: ansia o depressione, che possono sfociare in gioco d'azzardo patologico, alcolismo, bulimia, ipersessualità, shopping compulsivo. La dopamina può produrre ansia o depressioni per dosaggi superiori a 0.125 milligrammi al giorno, protratti per lunghi periodi di tempo. Dosaggi inferiori e/o interruzioni temporanee della cura proteggono da questi problemi.I recettori della dopamina sono altamente concentrati nella zona del cervello che definisce l'umore della persona, il comportamento e la ricerca delle soddisfazioni dei propri bisogni. Questa zona si trova in prossimità dell'area che controlla il comportamento che porta al vizio, e all'appagamento dei sensi incontrollato. Clinicamente la Malattia di Parkinson può essere confusa con i molti parkinsonismi, rispetto ai quali però manca di una causa identificabile. I motivi per cui si verifica un improvviso blocco nella produzione di dopamina, da parte delle cellule dei gangli posti alla base del cervello, sono ancora sconosciuti, anche se sono state avanzate varie ipotesi tra le quali prevalgono quella genetica e quella tossica. Il fatto che la malattia di Parkinson, pur presentando sintomi piuttosto specifici, sia stato descritto per la prima volta solo nel 1800 costituisce un indizio a favore dell'ipotesi tossica, che fa risalire la causa ad una sostanza chimica prodotta dall'inquinamento ambientale, ipotesi mai confermata ma tuttora presa in considerazione dalla ricerca. L'ipotesi tossica è stata ulteriormente avvalorata dalla scoperta di una particolare tossina (MPTP), che è causa di una patologia reversibile simile al Parkinson. Questa scoperta ha aperto la via alla ricerca di cause tossiche per spiegare la genesi della malattia (il rischio sembra più elevato in ambiente rurale, forse in relazione all'uso di pesticidi). Il suo ruolo emerse alla fine degli anni settanta, quando fu riscontrato che numerosi pazienti in gioventù avevano fatto uso di sostanze stupefacenti contenenti MPTP. Quanto all'ipotesi ereditaria, essa non pare confermata da studi su gemelli identici: la diagnosi di Parkinson in uno dei due non aumenta la probabilità che l'altro fratello possa contrarre la malattia, quantomeno in forma conclamata. Studi più recenti, effettuati per mezzo della tomografia ad emissione di positroni, sembrano attribuire all'ipotesi genetica un'importanza maggiore. Certamente esiste una componente ereditaria nella predisposizione a sviluppare la malattia, ma solo il 10% circa dei malati ha un familiare affetto. La componente genetica sembra essere più importante nei casi ad esordio precoce. I pugili professionisti, a seguito dei violenti colpi al capo cui sono soggetti, possono sviluppare una sindrome di Parkinson di carattere progressivo (il caso di Cassius Clay ne è triste dimostrazione). Da non trascurare, infine, l'ipotesi legata all'età. La malattia presenta un picco di insorgenza attorno ai sessant'anni, e nell'adulto sano la perdita di cellule e pigmento nella sostanza nera è maggiore proprio intorno al sessantesimo anno d'età. Viene meno così la protezione delle cellule contenenti dopamina e il cervello delle persone anziane è, inevitabilmente, più predisposto al Parkinson. Altra ipotesi attribuisce un ruolo patogenetico a prodotti del catabolismo endogeno, che producendo radicali liberi, danneggerebbe le cellule della sostanza nera. Un'ulteriore ipotesi imputa alla microglia (sistema immunitario cerebrale) un ruolo importante, dato che la substantia nigra dei pazienti, contiene microglia molto attiva (forse a causa di un aumento di citochine) e questo fatto aumenta la produzione di radicali liberi e i danni ossidativi nei neuroni. Sintomatologia :Nella maggior parte dei casi il sintomo d'esordio è il tremore, ma in una percentuale non indifferente l'esordio è caratterizzato da impaccio motorio, senso di rigidezza o disturbi molto poco specifici. In genere all'esordio la sintomatologia è unilaterale e può restare tale anche per anni. La triade cardine della malattia è costituita da: tremore, rigidità ed acinesia, con variabile gravità. L'acinesia è la complessiva riduzione della motilità volontaria ed involontaria, e di regola si associa a lentezza dei movimenti (bradicinesia). Il tremore è tipicamente "a riposo", con bassa frequenza, scompare durante i movimenti volontari e in genere peggiora nelle situazioni di stress emozionale mentre è assente durante il sonno. Nelle fasi iniziali è localizzato soprattutto ai settori distali degli arti (è descritto spesso come "contare monete", meno frequente agli arti inferiori, può essere presente al volto (in particolare alla mandibola). La rigidità è un segno caratteristico e costante e a volte costituisce per lungo tempo il solo segno di malattia. Si apprezza aumentata resistenza al movimento passivo, con caratteristiche di "plasticità". Colpisce tutti i distretti muscolari, anche se in genere esordisce ai muscoli assiali e col passare del tempo diventa prevalente ai muscoli flessori ed adduttori determinando il caratteristico atteggiamento "camptocormico", con capo flesso sul tronco, avambracci semiflessi ed intraruotati, cosce addotte e in leggera flessione sul tronco. Per eseguire movimenti il paziente necessita di molta concentrazione e tipicamente la gestualità e la mimica sono molto scarse. La mimica facciale è scarsa, l'espressione impassibile. La deambulazione è tipicamente a piccoli passi, strisciati, con avvio molto problematico e spesso si apprezza il fenomeno della "festinazione", cioè progressiva accelerazione della camminata sino a cadere. Il linguaggio diviene monotono, poco espressivo. Nella fase avanzata di malattia la disartria sfocia spesso nella anartria. Anche la scrittura in un certo senso evolve nello stesso modo (micrografia parkinsoniana) con grafia che tende a rimpicciolirsi. Oltre alla triade di base molti altri sintomi si possono associare a completare un quadro molto variabile da paziente a paziente. -alterazioni posturali (correlate alla rigidità ma comprendenti anche -perdita del controllo posturale con frequenti cadute) -disturbi soggettivi delle sensibilità -ridotta velocità dei movimenti Oculari -scialorrea -disfunzioni vegetative -disturbi del sonno -turbe dell'affettività sono molto frequenti nei pazienti con malattia di Parkinson. Una alterazione delle capacità cognitive è presente invece in circa un quinto dei pazienti, con caratteristiche che differenziano la demenza dei parkinsoniani che sembra legata ad un maggiore interessamento dei lobi frontali (compromissione visiva spaziale, alterazioni della fluenza verbale, etc). Diagnosi: La diagnosi della malattia di Parkinson si basa essenzialmente sull'esame clinico, e a questo scopo è stata proposta una classificazione che divide la diagnosi in Possibile, Probabile e Certa, in modo simile a quello che accade in altre patologie neurologiche, come la paralisi sopranucleare progressiva. Questa classificazione mette in evidenza il fatto che la diagnosi della malattia di Parkinson in vivo sia solo presuntiva, e che la certezza la si riserva all'esame neuropatologico. La somiglianza clinica della malattia con altre forme di Parkinsonismo rende anche ragione del fatto che vi sia una percentuale di errore diagnostico del 20-25%. D'altra parte diverse caratteristiche della malattia di Parkinson all'esordio sono presenti anche in altre condizioni. Le condizioni con le quali deve andare in diagnosi differenziale sono essenzialmente queste: Degenerazione senile della SN: con la vecchiaia si ha una perdita parafisiologica dei neuroni della sostanza nera, probabilmente dovuta ad insulti ossidativi nel corso della vita; Tremore essenziale: il tremore essenziale è caratterizzato da un tremore che non si inibisce con il movimento volontario e quindi interferisce tipicamente con azioni come, ad esempio, il bere da una tazzina; esso tende ad essere bilaterale, ma è frequentemente monolaterale, è a frequenza maggiore che nel Parkinson, è inibito dall'alcol, e ha una componente famigliare; Atrofia Multisistemica: l' Atrofia multi-sistemica è una rara patologia caratterizzata, nelle sue diverse forme cliniche da sintomi di tipo Parkinsoniano, cerebellare e disautonomico; nella sua espressione Parkinsoniana rende la diagnosi differenziale molto ardua; Paralisi sopranucleare progressiva: la Paralisi sopranucleare progressiva è una rara patologia che esordisce con paralisi sopranucleare dello sguardo verticale, instabilità posturale e ipertono assiale che rende ragione delle frequenti cadute all'indietro. In mancanza di una eclatante sintomatologia sopranucleare, uno dei metodi di diagnosi differenziale consiste nella somministrazione ex juvantibus di L-DOPA, in quanto i pazienti con PSP non ne sono responsivi. Degenerazione cortico basale: la diagnosi con il Parkinson risulta molto ardua, specie quando la demenza non è molto pronunciata e vi è tremore. Parkinsonismo vascolare: il Parkinsonismo vascolare è causato da infarti multipli a carico della sostanza bianca e dei nuclei della base, che si presenta con difficoltà motorie, demenza, sintomi pseudobulbari, disautonomia e segni piramidali, e non risponde alla L-DOPA. Idrocefalo normoteso Parkinsonismo da farmaci: i farmaci che possono provocare parkinsonismo sono i farmaci facenti parte della classe dei neurolettici. Diagnosi strumentale: La diagnosi strumentale si avvale soprattutto di metodi di studio radiologici e nucleare della malattia: al primo gruppo possiamo mettere l'imaging a risonanza magnetica, anche sotto forma di risonanza magnetica funzionale, affiancata anche dalla spettroscopia di risonanza magnetica nucleare, e la sonografia transcranica; nuova metodica che permette di studiare in modo non invasivo e a basso costo il parenchima dei nuclei della base e del mesencefalo, con l'ausilio della finestra temporale; in recenti studi questa metodica ha avuto una sensibilità diagnostica > 90%. La medicina nucleare permette uno studio accurato della patologia dal punto di vista anatomico e funzionale: essa sfrutta l'uso di traccianti radioattivi iniettati nell'organismo, i quali vanno a depositarsi nei distretti corporei oggetto di studio, evidenziandone il metabolismo, e quindi in maniera diretta o indiretta, caratteristiche come la vitalità o l'attività. Essendo la malattia di Parkinson una patologia a carico del sistema dopaminergico, i traccianti sono diretti verso: -il trasportatore della dopamina -il trasportatore vescicolare delle monoamine di tipo 2 -l'enzima DOPA decarbossilasi Un altro meccanismo di studio dei nuclei della base è quello metabolico: alcuni traccianti hanno la proprietà di studiare la captazione regionale di glucosio, e di evidenziare quindi zone vitali o attive, o zone dove c'è sofferenza metabolica, per perdita anatomica o funzionale delle cellule. Decorso - È variabile ma nella maggior parte dei casi si ha una lenta ed inarrestabile progressione. In base alla prevalenza di alcuni sintomi e segni piuttosto che altri si possono distinguere due forme di evoluzione: forma ipercinetica dominata dal tremore, con età di esordio più precoce, evoluzione meno invalidante e più lenta forma acinetico-ipertonica dominata da rigidità ed acinesia, più rapidamente invalidante. Oggi la terapia con levodopa ha reso la durata della vita dei pazienti solo poco inferiore a quella della popolazione sana. Ma la terapia ha molti limiti e uno dei problemi è costituito dalla cosiddetta "sindrome da trattamento con levodopa", cioè l'insieme di complicazioni e fenomeni clinici che insorgono nel paziente dopo alcuni anni di terapia: fenomeno del wearing-off (effetto di fine dose): (molto comune) con il passare del tempo la durata dell'effetto terapeutico della dose si riduce. fluttuazioni on/off: alternanza a breve distanza di periodi di conservata motilità con momenti di marcata acinesia, tremore scarsamente responsivo alla levodopa, senza una vera correlazione con la somministrazione del farmaco; nella fase "on" si hanno movimenti involontari. turbe neuropsichiatriche: disturbi del sonno, allucinazioni notturne, soprattutto nei soggetti di età avanzata; si può arrivare a franchi stati psicotici o di confusione mentale. Una classificazione della stadiazione (in inglese: staging) della malattia di Parkinson nel tempo è fornita dalla tabella di Hoehn e Yahr, la quale suddivide la progressione della sintomatologia clinica in 5 stadi, di cui il primo è quello più lieve e il quinto è quello più invalidante; è una classificazione non precisissima, ma che ben si correla con la pratica clinica. Strategie terapeutiche: La terapia della malattia di Parkinson è principalmente di tipo medico. La terapia tradizionale mira a risolvere la sintomatologia di tipo motorio (tremori, rigidità, acinesia), e permette una remissione dei sintomi specialmente a breve termine, laddove nel tempo essa non permette un controllo soddisfacente a causa di effetti collaterali importanti e di “wearing off” come nel caso della L-DOPA. Alla luce delle ultime scoperte scientifiche, però, i ricercatori e i clinici si sono accorti che questa malattia può essere corretta tanto meglio quanto più precocemente si riesce a ottenere la diagnosi, ma soprattutto a iniziare la terapia; partendo dal presupposto che la IPD è una malattia neurodegenerativa progressiva il cui esordio clinico avviene in una fase neuropatologicamente avanzata di malattia, e per questo quasi irreversibile, le nuove tendenze della diagnosi e della terapia si sono rivolte alla ricerca di farmaci neuroprotettori che preservino le cellule della sostanza nera dagli insulti principalmente ossidativi a cui sono sottoposte. Terapia sintomatologia: Nonostante tutte le critiche e tutti i farmaci sperimentati per questa malattia, la levodopa resta il farmaco principale e più utilizzato. Essa va somministrata in associazione con un farmaco inibitore della decarbossilasi in modo da evitare gli effetti collaterali a livello sistemico. Si associa la levodopa/carbidopa (Sinemet), e la levodopa/benserazide (Madopar). Non vi è alcun elemento che possa impedire l’utilizzo della levodopa nella terapia della IPD, e anzi, la levodopa è il farmaco più efficace e quello che permette la maggiore riduzione di mortalità legata alla malattia. La levodopa deve essere presa indefinitamente. Dopo un certo numero di anni, però (in media 5), compaiono una serie di complicazioni e di effetti collaterali denominati con il termine di “long term levodopa syndrome”. Questa sindrome è caratterizzata da: “wearing off”, ossia la riduzione del tempo di efficacia del farmaco, che in certi casi deve essere assunto ogni ora, con notevole peggioramento dei sintomi prima della dose successiva; “fasi on-off”, caratterizzati da alternanza anche molto ampia di risposta alla terapia, con periodi di remissione (fasi on) associati a periodi di refrattarietà alla terapia (fasi off); turbe neuropsichiatriche, caratterizzate da disturbi del sonno e allucinazioni. Per questo motivo si è cercato di trovare dei farmaci che possano sostituire o essere associati a questo farmaco, in modo da ritardare l’insorgenza di queste manifestazioni collaterali. Gli agonisti dopaminergici stimolano, con diversa specificità rispetto ai diversi tipi, i recettori per la dopamina. Si dividono in ergolinici (bromocriptina, pergolide, lisuride, cabergolina), e non ergolinici (pramipexolo, ropinirolo, apomorfina). Il vantaggio rispetto alla levodopa consiste nella minor frequenza di effetti collaterali e di oscillazione nella risposta. Il razionale nel loro utilizzo in pazienti giovani, o che presentano sintomi poco pronunciati consiste nel posticipare in questi soggetti quanto più possibile il ricorso alla levodopa. I dopaminoagonisti possono presentare effetti collaterali importanti come ipotensione ortostatica e nausea. Il razionale dell’utilizzo dei farmaci anticolinergici risiede nella riduzione dell’attività colinergica che di riflesso è aumentata in questi pazienti, causando tremore e rigidità; i farmaci più utilizzati sono triesfenidile, biperidene, orfenadrina. Il loro utilizzo è al momento molto diminuito rispetto al passato, per due motivi principali: la frequenza di effetti collaterali di tipo neurovegetativo, e la possibile interferenza farmacologica con la levodopa. L’amantadina (Mantadan) ha una leggera azione sia anticolinergica che dopaminergica, e viene utilizzata specialmente in politerapia per ridurre il tremore e la bradicinesia. L'entacapone, un inibitore delle COMT, incrementa la biodisponibilità della dopamina a livello della via nigrostriatale, inibendo la degradazione della levodopa a livello periferico. Terapia neuroprotettiva: La neuroprotezione è un tipo di trattamento che sempre di più sta prendendo piede nella concezione delle patologie del SNC e il suo razionale nella IPD risiede nella evidenza che questa malattia è successiva alla perdita di almeno il 70% dei neuroni della SN, e che le ultime scoperte a livello molecolare stanno aiutando nella comprensione dei meccanismi patogenetici, e nell’elaborazione di presidi terapeutici capaci di agire alla base del problema. Il farmaco neuroprotettivo più conosciuto e utilizzato è la selegilina (Deprenyl). La Selegilina è un inibitore irreversibile della MAO-B che ha un effetto antiossidante, neurotrofico e antiapoptotico. Essa nella pratica clinica permette di posticipare il ricorso alla levodopa con un buon controllo della sintomatologia. Quello sulla neuroprotezione nella IPD è un capitolo ancora tutto da scrivere: diversi farmaci sono in fase di sperimentazione, e stanno ottenendo buoni risultati: tra questi un altro inibitore della MAO-B, la Rasagilina, è un farmaco che ha ottenuto risultati significativi in fase II di sperimentazione. Altre categorie di farmaci sulle quali la ricerca sta andando avanti sono: farmaci favorenti la funzione mitocondriale, antagonisti degli aminoacidi eccitatori, antibiotici, antinfiammatori, fattori neurotrofici. Terapia chirurgica. Anche in campo neurochirurgico la terapia si sta evolvendo verso forme sempre più efficaci; attualmente la tecnica più utilizzata è la chirurgia stereotassica. La chirurgia stereotassica permette di trattare punti in profondità nel parenchima cerebrale con precisione millimetrica, con l’aiuto di dispositivi radiologici. La scoperta che alcuni nuclei responsabili come il globo pallido ed il nucleo subtalamico potevano essere un bersaglio aggredibile nella IPD, ha permesso di elaborare una tecnica, detta Deep Brain Stimulation (DBS), che permette una buona remissione clinica e una significativa riduzione della dipendenza da levodopa. Le persone candidate a questo tipo di intervento sono persone anziane in stadio già avanzato di malattia, che presentano effetti collaterali da uso di levodopa già abbastanza importanti. Scopritore della tecnica di stimolazione cerebrale profonda fu Alim-Louis Benabid, neurochirurgo all'Università di Grenoble. Nel 1987 utilizzò questa tecnica per la prima volta per curare casi di Parkinson divenuti resistenti ai farmaci. La tecnica prevede l'impianto di due elettrostimolatori sotto pelle, uno per lato del cervello, collegati a una batteria esterna tramite sottili cavi isolati, detti elettrocateteri. Il sistema indirizza microcorrenti elettriche, variando opportunamente l'intensità e la direzione, verso le aree del cervello che governano, dalle quali parti la stimolazione nervosa per un certo movimento. L'ultima generazione di questi apparecchi è due volte più piccola e le batterie durano cinque volte di più delle precedenti. La miniaturizzazione consente l'impianto nei bambini, oltre a essere meno invasiva. Uno studio pubblicato nel Journal of the American Medical Association (marzo 2009) prova che il 71% dei pazienti affetti da Parkinsom, in un campione di 225 malati, ha evidenziato decisivi miglioramenti nei movimenti e nella diminuzione dei tremori, rispetto al 30% che prendeva solo farmaci. Terapia con cellule staminali: La scoperta che cellule staminali embrionali stimolate in vitro con il prodotto del gene Nurr1 si differenziavano in cellule dopaminergiche, e che queste, se introdotte per via stereotassica nel cervello di ratti affetti da malattia di Parkinson ne rallentavano la progressione fino all’arresto, ha aperto orizzonti rivoluzionari nel trattamento di questa malattia. Questa tecnica, peraltro, al momento è soltanto sperimentale e problemi di tipo etico e pratico ne limitano l’utilizzo. Terapia genica: Nel caso della malattia di Parkinson la terapia genica arriva dagli Stati Uniti. A metterla a punto è stato un team di ricercatori guidati da Michael Kaplitt del New York Presbyterian Hospital/Weill Cornell Medical Center. Il virus con il gene viene iniettato in una zona precisa del cervello, il nucleo subtalamico, che regola il circuito motorio. Il neurotrasmettitore GABA "calma" i neuroni iperattivi ed è deficitario nei pazienti affetti da Parkinson che, di conseguenza, presentano disturbi motori e tremori. Iniettando il gene per il GABA all'interno del cervello, i ricercatori hanno tentato di stimolare la produzione del neurotrasmettitore per normalizzare la funzione del circuito motorio. La tecnica, ancora in fase di sperimentazione 1 (di 3) ha dato risultati promettenti senza effetti collaterali (se non i rischi di una "iniezione" nel cervello), dimostrandosi ragionevolmente sicura, ma è necessario avere cautela e continuare la sperimentazione con studi più ampi. Altri presidi terapeutici: Altri mezzi per rallentare la progressione della malattia consistono nella terapia dietetica (utilizzo di alimenti ricchi in antiossidanti – Vitamina C,E), esercizio fisico, psicoterapia.

 

ORTOPEDIA:

L'ortopedia è la disciplina chirurgica relativa al trattamento delle affezioni dell'apparato locomotore. Essa include la traumatologia che ha come oggetto principale il trattamento di lesioni dovute a traumi. Storia: La pratica ortopedica risale a epoche lontane. Eppure la parola "ortopedia" viene usata solo dal 1741: fu coniata dal medico francese Nicolas Andry, a partire da due parole greche (orthòs: diritto; pàis: bambino), perché aveva come obiettivo quello di correggere le deformità del fisico nei bambini. Il simbolo dell'ortopedia è infatti un albero torto legato ad un tutore tramite una corda. Un'altra possibile etimologia associa le radici greche orthos e paiden (camminare), assegnando al termine il significato di "camminare diritto". IV secolo a.C. I primi dispositivi ortopedici apparvero nel IV secolo a.C. per merito di Ippocrate. egli mise a punto una tavola di legno che doveva ridurre le lussazioni e le fratture, secondo il principio di immobilizzazione dell'osso o dell'articolazione. Sempre ad Ippocrate si deve la tecnica ancora attuale per la riduzione della lussazione della spalla. XVIII secolo Nel 1741 Nicolas Andry, professore di Medicina a Lione, coniò il termine "ortopedia" nel suo libro "L'orthopédie ou l'art de prévenir et corriger les difformités du corps chez les enfants; le tout par des moyens à la portée des pères et mères et toutes les personnes qui ont des enfants à élever". Nello stesso testo veniva pubblicata l'immagine dell'albero torto. Nel 1779, Jean-Pierre David scrisse Dissertation sur les effets du mouvement et du repos dans les Maladies chirurgicales, divenuto presto un classico della materia e tradotto in inglese già dal 1790. L'ortopedia fu esercitata fino all'inizio del XIX secolo solo da medici in istituti specializzati, tra cui quello di Venel (1740-1791) in Svizzera, di Delpech a Montpellier, di Pravaz a Parigi e poi a Lione. Nel corso del XIX secolo apparve la pratica della tenotomia per raddrizzare i piedi deformi (la prima tenotomia sul tendine di Achille fu realizzata nel 1816 da Delpech), per le scoliosi e per diverse posture viziose. La vera e propria chirurgia ortopedica rimase riservata ai bambini e agli adolescenti, con la imponente opera del parigino de Saint-Germain. Per costui, "la chirurgie orthopédique corrige toutes les déformations de l'enfant, du bec de lièvre à l'hypospade, en passant par le genu valgum". Louis Xavier Edouard Léopold Ollier medico francese, fin dal 1858 si dedicò ai problemi della ossificazione. Seguendo l'esempio del suo maestro Amédée Bonnet, praticò la chirurgia ossea con degli apparecchi di raddrizzamento, che guidavano le ossa prendendo la forma voluta. Fino al 1860, il termine di ortopedico venne riservato ai fasciatori, ai fabbricanti di corsetti, e ai fabbricanti di calzature per le deformità del piede. Il corsetto raddrizza il rachide, trattando le scoliosi e le cifosi. Il sabot pour pied bot (scarpa per piede deforme o invertebrato) modella la deformazione, senza correggerla, ma permettendo una marcia indolore e più comoda. Le fasciature immobilizzano o proteggono le articolazioni fragili riducendo le lussazioni. Sempre nel XIX secolo, il dottor Pravaz di Lione riuscì a ridurre le lussazioni di anca mediante carrelli ed apparecchi di estensione. Nel 1881, il chirurgo generale britannico Arbuthnot Lane propose una tecnica per il trattamento delle fratture, l'osteosintesi, che consiste nel fissare sull'osso delle placche e delle viti per immobilizzarlo aspettando che l'osso si risaldi. Nel 1890, Gluch mise a punto la prima protesi interna di ginocchio: era in avorio e funzionava con una cerniera. Generalità - Di che cosa si occupa l'ortopedia: L'attuale ambito d'azione dell'ortopedia comprende: prevenzione e cura delle malformazioni congenite e acquisite dell'apparato locomotore; la diagnostica e la terapia di una lunga serie di malattie che hanno localizzazione negli organi di sostegno e movimento, cioè colonna vertebrale e arti; la traumatologia, che negli ultimi decenni, in conseguenza dell'aumentato ritmo di vita, è divenuta parte integrante dell'ortopedia ed è cresciuta enormemente. Tutto ciò ha dilatato moltissimo il patrimonio scientifico e tecnico dell'ortopedia, con la conseguente nascita di superspecialità dotate di autonomia operativa, come la chirurgia della mano, del rachide ecc. Traumatologia - La traumatologia è una branca dell'ortopedia, che si occupa di applicare le opportune terapie (normalmente, terapie d'urgenza) nei confronti di persone colpite da trauma acuto, in genere per incidenti stradali, domestici o sul lavoro, oppure per ferite di arma di taglio o da fuoco. I traumi costituiscono la causa più frequente di morte negli individui al di sotto dei 30 anni e sono al quarto posto tra le cause di morte della popolazione nel suo complesso. Lo sviluppo della terapia ortopedica: La terapia ortopedica si è sviluppata enormemente negli ultimi vent'anni e si avvale sempre più di una raffinata scelta di materiali e della sempre maggior conoscenza nell'ambito della tecnologia degli stessi. Ciò ha consentito una migliore tenuta delle osteosintesi metalliche e una sempre più perfetta funzionalità delle protesi articolari. Tali protesi si avvalgono di materiali utilizzati dall'industria aerospaziale (come ceramiche, plastiche ecc.) che hanno inedite caratteristiche meccaniche e presentano maggiore tollerabilità locale.

 

PACEMAKER:

Per pacemaker, termine inglese che significa "segnapassi", si intende un apparecchio capace di stimolare elettricamente la contrazione del cuore quando questa non viene assicurata in maniera normale dal tessuto di conduzione cardiaca Il tessuto cardiaco dal quale, in condizioni normali, prende origine l'impulso fisiologico (o comunque autologo) che provoca il battito del cuore prende il nome di nodo senoatriale (SA). Da qui l'impulso si propaga agli atri fino al nodo atrioventricolare e poi ai ventricoli. Se il nodo del seno non funziona, un'altra porzione del tessuto cardiaco assumerà il ruolo di pacemaker, solitamente a una frequenza minore del nodo SA. Se il pacemaker batte a una frequenza inferiore a 40 battiti per minuto ("bradicardia"), la contrazione cardiaca non sarà emodinamicamente stabile, e si renderà necessario l'utilizzo di uno stimolatore cardiaco esterno, impiantabile o meno. Questo non è vero per gli atleti o comunque le persone allenate, che possono avere questo ritmo senza alcun problema emodinamico. Addirittura, col riposo notturno, la frequenza diminuisce ulteriormente senza procurare particolari disturbi. Stimolatore cardiaco: Lo stimolatore cardiaco è un dispositivo medico, che funge da ausilio alla funzione cardiaca di soggetti nei quali il normale ritmo risulta non emodinamicamente adeguato. Inventato dal canadese John Hopps nel 1950 ha oggi assunto un ruolo preminente nella terapia di molte malattie cardiache, sia per impedire aritmie indotte da una patologia cronica, sia per prevenire alterazioni del ritmo cardiaco ad insorgenza sporadica che possono avere prognosi infausta. Tale diffusa utilizzazione è stata possibile sia utilizzando tecnologie elettroniche, caratterizzate da assorbimento di corrente estremamente modesto ed alto grado di miniaturizzazione, sia per la possibilità di utilizzare materiali biocompatibili complessi, con i quali è possibile rendere ideali le funzioni di accoppiamento stimolatore-miocardio. Le persone che portano uno stimolatore cardiaco possono svolgere attività professionali, sportive e di tempo libero come di consueto. Poiché apparecchi elettromagnetici possono interferire con lo stimolatore cardiaco, (programmazione fantasma, fino a blocco dello stesso) il portatore di impianto stimolatore deve portare sempre con sé un documento che identifichi il proprio stato e le caratteristiche tecniche dello strumento. FunzioneLo stimolatore cardiaco è un generatore di impulsi elettrici autonomi o triggerati (cioè stimolati da una causa naturale). Questi devono indurre eccitazione negli atrii o nei ventricoli causandone la contrazione, consentendo al cuore di svolgere il suo normale lavoro di pompa. Gli impulsi vengono applicati tramite un elettrocatetere introdotto attraverso la vena succlavia destra o la vena brachiocefalica sinistra e condotto nelle cavità cardiache. Gli elettrodi possono essere bipolari (anodo e catodo entrambi interni al cuore) o monopolari (catodo nel cuore ed anodo solitamente costituito dalla custodia metallica dello stesso stimolatore cardiaco). I circuiti, la batteria e gli altri componenti interni dello stimolatore sono racchiusi in una cassa ermetica realizzata in titanio. Il dispositivo viene impiantato, per via chirurgica, sotto cute fino a quando, esaurita la batteria interna, deve venire espiantato e sostituito con uno nuovo. Le dimensioni fisiche dello stimolatore cardiaco sono molto contenute: peso circa 21 gr., 7x6x1 cm. Funziona alimentato da particolari batterie, solitamente Litio-Iodio che a allincirca autonomia di circa 7/8 anni (il dato è puramente indicativo in quanto la longevità può variare anche sensibilmente, in relazione alla modalità di programmazione del dispositivo, alla tipologia, alle condizioni cliniche del paziente, etc.). L'intervento chirurgico è di piccola entità e si può effettuare senza problemi e senza particolari preparativi anche nelle persone anziane. L'impianto dura un'ora e mezza circa e richiede una degenza in ospedale di due giorni. In anestesia locale si pratica una piccola incisione della pelle, generalmente nella regione della clavicola, attraverso la quale si introduce l'elettrocatetere in una vena e poi la si sospinge fino al cuore. Sotto controllo radiologico l'estremità dell'elettrocatetere viene saldamente fissata alla punta del ventricolo destro. Se lo stimolatore cardiaco funziona con due elettrocateteri (pacemaker bicamerale), il secondo viene fissato allo stesso modo all'atrio destro. Tipologia: Per la denominazione degli stimolatori cardiaci vengono utilizzate cinque lettere, il cui significato segue questo schema: 1.Luogo della stimolazione: A atrio, V ventricolo, D=A+V 2.Luogo di rilevazione del segnale autologo: come sopra 3.Tipo di funzione: I inibizione, T trigger (impulso originato durante il periodo refrattario dell'onda R), D=I+T 4.Tipo di programmazione: M multiprogrammabile, R adattabile sulla base dei dati raccolti dal sensore di attività 5.Funzione antitachiaritmia: 0 assente, P stimolazione antiaritmica, S defibrillazione, D=P+S Frequenza minima 30-120min con intervalli di 5min 125-180min con intervalli di 5min 80-180min con intervalli di 5min Poiché stimola direttamente i ventricoli si ottiene un'onda atriale retrograda con contrazione atriale su valvola AV chiusa. Questo può portare, nel 20% dei pazienti, a una sindrome da stimolatore con ipotensione riflessa e stato vertiginoso per aumento brusco della pressione nell'atrio. Stimolatore AAI Usato nei deficit isolati della funzione sinusale con conduzione AV intatta. Il paziente non deve avere fibrillazione atriale intermittente. La stimolazione avviene se la frequenza minima attesa non è soddisfatta. L'attività propria del seno inibisce lo stimolatore. Il vantaggio è che permette di conservare la sincronia AV, con un miglioramento, rispetto a VVI del 20%, della portata cardiaca. Stimolatore DDD In un paziente con blocco AV lo stimolatore a doppia camera sequenziale permette di intervenire in caso di defaillance sinusale e/o nodale. Miglioramento della portata cardiaca. Stimolatori R VVI-R è indicato nelle bradiaritmie con fibrillazione atriale. DDI-R nelle malattie di entrambi i nodi SA e AV Questi permettono un adattamento in tempo reale alle attività di tutti i giorni. La frequenza viene parametrata, per esempio, all'intervallo QT, alla frequenza respiratoria, all'attività muscolare (misurando l'impedenza), alla temperatura, al tasso di ossigeno e altro. Stimolatori antitachicardia Indicati in caso di tachiaritmie ventricolari recidivanti con rischio di morte improvvisa, in particolar modo la fibrillazione ventricolare. Agiscono per defibrillazione, cioè un'elettrostimolazione di frequenza superiore a quella del pacemaker ectopico.

 

PANNOLONE:

In età adulta le stesse funzioni del pannolino sono svolte dal pannolone, soprattutto da persone anziane con problemi di incontinenza.

 

PARTO:

In ostetricia si definisce parto l'espulsione spontanea o l'estrazione strumentale del feto e degli annessi fetali dall'utero materno. Il termine può riferirsi sia all'uomo come alle altre specie di mammiferi. Il parto nella specie umana. Neonato subito dopo il parto: Il parto può distinguersi in "eutocico" o "fisiologico" se avviene spontaneamente, oppure in "distocico" o "non fisiologico" se, in seguito a complicazioni, è necessario l'intervento medico. A seconda del momento della gestazione in cui si verifica, il parto viene detto: Abortivo: prima della 22ª settimana (in passato il termine era 25 settimane + 5 giorni); Parto pretermine: prima dell'inizio della 37ª settimana; A termine: tra l'inizio della 37° e la fine della 41ª settimana (41 + 6 giorni); Post-termine: dall'inizio della 42ª settimana. In relazione alla gravidanza post-termine, nella pratica clinica, se le contrazioni non iniziano spontaneamente, l'induzione del parto viene proposta in genere già a partire da 41 settimane + 1 giorno. Questo perché numerosi studi hanno evidenziato un aumento della mortalità e morbilità neonatale dopo le 41 settimane. Il calcolo dell'epoca gestazionale va eseguito partendo dal 1º giorno dell'ultima mestruazione (a tale scopo risulta utile un regolo ostetrico) oppure con l'ausilio dell'ecografia mediante la misurazione della biometria fetale (I trimestre, Lunghezza Vertice Sacro). La nascita naturale: A scopo puramente didattico, il parto può essere suddiviso in 4 fasi: -fase prodromica (latente) -fase dilatante -fase espulsiva -Secondamento Le prime due fasi costituiscono il travaglio che inizia con forti e regolari contrazioni uterine accompagnate da modificazioni a carico della cervice (assottigliamento e dilatazione). Fase prodromica: È caratterizzata dalla presenza di contrazioni dell'utero a carattere inizialmente irregolare ma con una certa tendenza alla regolarizzazione con il passare delle ore. Queste contrazioni sono diverse dalle contrazioni valide che identificano l'inizio del travaglio ma sono definite di Braxton Hicks. La frequenza e la durata di tali contrazioni varia a livello individuale. La donna avverte il dolore a livello della zona sovrapubica. Inoltre può verificarsi l'espulsione del cosiddetto "tappo mucoso", assieme a piccole striature di sangue dovute alle iniziali modificazioni della cervice uterina. L'inizio del travaglio può avvenire improvvisamente o gradualmente, e viene definito come regolare attività uterina in presenza di dilatazione della cervice. La durata di questa fase è molto variabile (anche in base a quando si stabilisce l'inizio); in genere dura circa 5-6 ore nelle nullipare e anche meno nelle pluripare. Fase dilatante: Le contrazioni diventano regolari (una ogni 3-4 minuti) e in genere aumenta la loro durata (30-40 secondi) e l'intensità. Durante una contrazione i muscoli lunghi dell'utero si contraggono, dall'alto verso il basso, fino alla fine. Quando la contrazione finisce, i muscoli si rilassano e diventano più corti di quanto erano all'inizio della contrazione stessa. Ciò alza la cervice al livello della testa del bambino. Ogni contrazione dilata la cervice fino alla sua completa dilatazione, che spesso può raggiungere 10 e più centimetri di diametro. Questa fase termina con il raggiungimento della dilatazione completa della cervice uterina, quando spesso avviene la rottura spontanea delle membrane amniotiche ("rottura delle acque"). Tuttavia quest'ultima può presentarsi spontaneamente anche prima della dilatazione completa (rottura precoce delle membrane) e addirittura anche prima dell'inizio del travaglio di parto (rottura pretravaglio delle membrane o PROM). Il dolore interessa maggiormente la zona lombosacrale. Questa fase dura circa 4-5 ore nelle nullipare e 2 ore nelle pluripare ma anche qui la variabilità da caso a caso può essere molto ampia. Fase espulsiva: Inizia quando la dilatazione è completa. In essa si svolgono i principali fenomeni meccanici del parto ovvero tutti quei movimenti e quelle rotazioni che il feto deve compiere all'interno del canale del parto per poter nascere. Le contrazioni del miometrio sono favorite dall'ormone ossitocina, che viene prodotto dall'ipotalamo e secreto delle strutture capillari che perfondono la neuroipofisi. La secrezione di ossitocina viene stimolata dai segnali nervosi periferici che hanno origine in seguito alla dilatazione dell'utero. La durata è di un'ora nelle nullipare e circa 20-30 minuti nelle pluripare. In questo caso il medico e l'ostetrica sono molto più fiscali nel dover rispettare il tempo massimo di 1 ora dal momento della dilatazione completa. Tuttavia non tutte le donne sono uguali quindi anche in questo caso si valuta l'intero quadro clinico piuttosto che guardare soltanto l'orologio. Inizia subito dopo l'espulsione del feto dall'utero materno e termina con l'espulsione degli annessi fetali (placenta, cordone, membrane amniocoriali). Di solito la placenta viene espulsa entro 20-30 minuti dall'espulsione del feto. Il limite fisiologico è di un'ora, poi si interviene con la rimozione manuale della placenta eseguita in anestesia generale (secondamento manuale). Fase Post-partum: Una puerpera osserva la neonata che ha appena dato alla luce. Inizia subito dopo l'espulsione degli annessi fetali e termina 2 ore dopo. Essa non appartiene alle fasi del parto ed è invece la prima fase del puerperio. Tuttavia è bene menzionarla in quest'ambito poiché le principali complicanze correlate al parto (in particolare quelle di tipo emorragico) si verificano in queste prime 2 ore. L'ostetrica controllerà la regolarità dei parametri vitali, quali la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, assieme alla perdita ematica. Questa fase è importante anche dal punto di vista medico legale. In Italia, per legge, chi ha assistito al parto deve controllare la paziente per queste 2 ore: controllo generale, perdite di sangue, contrazione e retrazione dell'utero. Qualora si verifichino significativi rischi medici nel continuare la gravidanza, potrebbe essere necessaria l'induzione della nascita. Dal momento che questa pratica comporta alcuni rischi, viene effettuata soltanto se il bambino o la madre sono in pericolo a causa della gravidanza prolungata. Spesso una gestazione di 42 settimane senza travaglio spontaneo viene usata come indicatore per praticare un'induzione di nascita, sebbene non siano dimostrate conseguenze effettive quando il travaglio viene indotto nelle gravidanze post-termine. Il travaglio indotto aumenta il rischio di ricorso al taglio cesareo e di rottura uterina nelle mamme che fossero già state sottoposte a taglio cesareo. Seconda fase: il parto. Nella seconda fase del travaglio, il bambino viene espulso dall'utero attraverso la vagina sia attraverso contrazioni uterine, sia tramite gli sforzi da parte della madre, che "spinge". L'imminenza del momento del parto può essere valutata basandosi su una scala che misura la dilatazione della cervice, ossia sul cosiddetto Malinas score. All'uscita del canale del parto lo stimolo luminoso colpisce la rètina, sostanza cerebrale, attivando il cervello. La reazione della sostanza cerebrale allo stimolo luminoso determina la nascita della realtà psichica umana per trasformazione del rapporto del feto con il liquido amniotico in immagine. Un neonato col cordone ombelicale pronto per essere tagliato: Di solito il bambino nasce presentando per prima la testa. In alcuni casi però il bambino si presenta "podalico", nel senso che presenta prima le natiche o i piedi. I bambini in posizione podalica possono essere partoriti dalla vagina con l'aiuto di una ostetrica, anche se in alcune zone può risultare difficile trovare personale con esperienza e qualificato. Ci sono molti tipi di presentazione podalica, ma il più comune è quello in cui le natiche del bambino vengono espulse per prime e le gambe sono piegate sotto il corpo del bambino, con le ginocchia piegate ed i piedi vicino alle natiche (full or breech). Simile al caso sopra citato è quello in cui le gambe del bambino sono stese e vicine alle sue orecchie, mentre in altri casi una o entrambe le gambe stese si presentano per prime. Un raro caso di presentazione è quello disteso lateralmente. Qui il bambino giace di fianco all'interno dell'utero e una mano o un gomito sono entrati per primi nel canale del parto. Anche se spesso i bambini che si presentano trasversalmente possono cambiare posizione, ciò non si verifica sempre, e in tal caso un taglio cesario diventa necessario. La quantità di dolore sofferto durante il parto varia in maniera notevole da donna a donna. Per alcune il dolore è intenso ed agonico, mentre altre provano poco o nessun dolore. Molti sono i fattori che influenzano la percezione del dolore: la paura, la quantità di parti precedenti, la presentazione del feto, alcune idee culturali sul parto, la posizione in cui si partorisce, il sostegno ricevuto durante il travaglio, i livelli di beta-endorfina e la soglia di dolore naturale peculiare alla gestante. Le contrazioni uterine, sempre intense durante il parto, vengono percepite generalmente come dolorose, anche se il grado di dolore varia da donna a donna e ci sono addirittura alcune persone che trovano piacevoli queste sensazioni. Controllo del dolore con strategie non mediche: Il corpo umano possiede dei sistemi per controllare il dolore del travaglio e del parto attraverso la secrezione di beta-endorfine. Come oppiaceo naturale, prodotto dal cervello, la beta-endorfina ha proprietà simili alla pethidine, alla morfina, ed all'eroina, ed è stato dimostrato che agiscono sugli stessi recettori del cervello. Come l'ossitocina, la beta-endorfina è secreta dalla ghiandola pituitaria, e sono presenti alti livelli durante il sesso, la gravidanza, il parto, e l'allattamento. Questo ormone può indurre sensazioni di piacere ed euforia durante il parto. Per alleviare le sensazioni dolorose del travaglio e del parto è possibile ricevere aiuto da una qualche preparazione psicologica, educazione, massaggio, ipnosi, terapia idrica in una vasca o doccia. Ad alcune donne piace avere qualcuno che le fornisca sostegno durante il travaglio e il secondamento, spesso componenti di sesso femminile della famiglia come la madre, la sorella, una cara amica, il padre del bambino, un partner oppure un professionista addestrato (doula, levatrice, ostetrica). Alcune donne, avendone la possibilità, preferiscono partorire inginocchiate oppure sedute per poter spingere più efficacemente durante la seconda fase del parto, in modo che la gravità fornisca il suo aiuto favorendo la discesa del bambino attraverso il canale del parto. Parto in acqua: È in continuo aumento il numero di donne che effettuano il parto in acqua, che viene scelto come opzione per avere sollievo durante il travaglio e la nascita. Molte ricerche hanno dimostrato che il parto in acqua non soltanto è sicuro per la madre ed il bambino, ma in molti casi vi è una riduzione nella necessità di ulteriore analgesia ed un maggiore tasso di nascita di bambini "senza danni". Controllo medico del dolore da parto alcune donne pensano che l'affidarsi ai farmaci analgesici sia innaturale, o si preoccupano che possa danneggiare il neonato in qualche modo, ma nonostante questo si preoccupano del travaglio del parto. Il metodo adottato comunemente per il controllo medico del dolore da parto, è la partoanalgesia o analgesia peridurale (chiamata anche epidurale), che agisce riducendo i dolori associati alle contrazioni e all'espulsione del feto. La partoanalgesia si ottiene inserendo una piccola cannula pieghevole (o "caterino") negli spazi intervetebrali della porzione lombare della spina dorsale; questa metodica prevede l'utilizzo di aghi appositi e di una blanda anestesia locale che elimina il dolore durante la manovra. Una volta inserito, il cateterino viene lasciato in sede, consentendo al personale medico di somministrare analgesici senza ripetere la manovra.

 

PERONE:

Parte bassa del perone destro: Il peróne o fibula (è errata, secondo l'Accademia della Crusca, la pronuncia "pèrone") è un osso dell'arto inferiore. È lungo e pari, si presenta di circa 4-5 volte più sottile della tibia e, assieme ad essa completa lo scheletro della gamba. Anatomia umana - È costituito da un corpo (o diafisi) e due estremità (o epifisi). Il corpo è orientato verticalmente e presenta tre facce e tre margini, disposti allo stesso modo della tibia. La faccia laterale è convessa in alto e concava verso il basso, leggermente voltata in senso anteriore. La faccia mediale (o, secondo alcuni testi, anteriore, o antero-mediale) presenta un allargamento all'incirca a metà altezza, una sorta di cresta longitudinale chiamata cresta interossea, su cui poggia l'omonima membrana. La faccia posteriore è rugosa e convessa. Il margine anteriore, detto anche cresta anteriore, sottile, si suddivide in due rami procedendo verso il basso, uno diretto al margine anteriore del malleolo, l'altro si porta di lato a costituire un margine del solco dove si innestano i muscoli peronei. Schema delle ossa dell'arto inferiore: L'epifisi prossimale (testa del perone) forma, ingrossandosi, una sporgenza laterale chiamata apice o processo stiloideo, mentre l'epifisi distale, forma anch'essa una sporgenza laterale a forma piramidale, detta malleolo esterno, simmetrico a quello della tibia. Internamente il perone presenta un canale midollare.

 

PROTESI MAMMARIE:

Le protesi mammarie sono utilizzate nella chirurgia estetica o nella chirurgia della mammella per aumentare le dimensioni (mastoplastica additiva) e per modificare la forma del seno di una donna o per ricostruire il seno, ad esempio dopo una mastectomia, o nell'ambito della chirurgia per il cambio di sesso. Protesi al seno con soluzione salina. Ci sono quattro tipi di protesi al seno: Con soluzione salina: hanno un involucro di silicone riempito con una soluzione salina sterile. Con gel di silicone: hanno un involucro di silicone riempito con un gel di silicone a cui corrispondono diversi gradi di coesività. Queste protesi in Gel di Silicone possono avere diversi gradi di coesività per renderle più o meno morbide. Nell'aprile 2006 hanno ricevuto dall'FDA Americana l'autorizzazione per essere commercializzate negli Stati Uniti ma solo per due aziende che hanno superato i vari passaggi imposti dalla commissione di vigilanza. Le protesi in Gel di Silicone sono utilizzate nel 90% circa degli interventi. Protesi a laccio: questo tipo di protesi è meno comune. Utilizza il polipropilene come materiale costitutivo della protesi. Le protesi a laccio sono uniche, in quanto consentono al seno di continuare a crescere dopo l'intervento e per questo vengono preferite dalle donne che vogliono avere il seno della massima grandezza possibile. Non sono consentite negli Stati Uniti. Protesi a base di tessuto: un nuovo tipo di protesi, attualmente in fase di sviluppo. Vengono prelevate le cellule dallo stesso paziente e poi vengono combinate con un particolare materiale di impalcatura, così da produrre una protesi a base di tessuto. Il vantaggio di questo metodo è che non c'è alcun rischio di perdita o di rottura e la dimensione può rimanere stabile per tutta la vita del paziente, al contrario delle protesi al silicone o con soluzione salina che di solito si riducono nel tempo del 40% circa. Inoltre possono essere rivestite in diversi modi: Involucro unico: soluzione delle prime protesi Doppio involucro: soluzione che evita la dispersione del contenuto della protesi in caso di rottura. Forma: Le protesi al seno oltre alle varie strutture e caratteristiche nei materiali, possono avere anche altri fattori, come la forma. Rotonde, protesi che hanno solo un avanti e un dietro, quindi non necessitano di un'attenzione nel posizionamento rotazionale, dato che non hanno un profilo alto e un basso, ma sono autoadattanti e quindi in posizione eretta si ha la parte inferiore della protesi che si gonfia e la parte superiore che si sgonfia, questo perché c'è uno spostamento del materiale contenuto al suo interno. Anatomiche, protesi che oltre ad avere un avanti e dietro, hanno anche un sopra e un sotto, dato che sono già preformate per dare la forma di un seno più naturale, il che ne complica la gestione e il posizionamento. Inserzione protesi sotto pettorale. Inserzione protesi sotto ghiandolare :La protesi al seno può essere insierità in vari modi in rapporto sia alla natura della stessa, sia alle caratteristiche del paziente. Inserzione periareolare: in questo tipo di inserzione la protesi va inserita utilizzando l'areola come via d'accesso. La cicatrice può essere camuffata molto bene, vista la diversa pigmentazione dell'areola rispetto alla cute. Questa operazione è possibile per le protesi al silicone e saline, sempre subordinando le due grandezza (protesi e areola). Inserzione sottomammellare: in questo tipo di intervento la protesi viene inserita utilizzando come via d'accesso l'intera zona sotto la mammella stessa. Viene utilizzata in genere per protesi di una certa grandezza quando non è possibile usare altre vie. Questo intervento infatti lascia una cicatrice piuttosto evidente anche se nascosta dalla massa mammellare. Può essere usata sia per protesi saline che al silicone. Inserzione ascellare: in questo tipo di intervento la protesi viene inserita usando come via d'accesso l'ascella, incidendo il fondo del cavo ascellare. Per il tipo di intervento si tende ad utilizzare protesi di tipo salino poiché dal cavo ascellare bisogna farsi strada con una cannula fino alla mammella, staccando la cute. L'inserzione di una protesi al silicone sformerebbe eccessivamente la pelle mentre invece con l'inserzione di una protesi salina non si riscontrano problemi (viene inserita una sacca vuota, riempita successivamente). Pazienti troppo magri non possono eseguire questo intervento per il rischio di danneggiare la cute o nervi sottocutanei. La cicatrice non è troppo evidente poiché per l'inserzione della protesi salina basta una piccola incisione. Inserzione ombelicale: in questo tipo di intervento la protesi viene inserita usando come via d'accesso l'ombelico. Questa via è ottima per l'assenza di cicatrice (essendo l'ombelico stesso una cicatrice fisiologica) ma non può essere sempre effettuata. La restrizione è a sole protesi saline, vista l'impossibilità di far passare una protesi al silicone dall'ombelico alla mammella e pazienti troppo magri non possono eseguire l'intervento per gli stessi motivi dell'accesso ascellare. Posizione: Possiamo distinguere la posizione della protesi come: Sotto pettorale: la protesi viene inserita sotto il grande pettorale, il muscolo che da sostegno alla mammella stessa con una minor interferenza con la ghiandola mammaria. Questo intervento permette inoltre di lasciare al seno una parvenza più naturale. Sotto ghiandolare: la protesi viene inserita sotto la ghiandola mammaria, in diretto contatto con la cute con effetto meno naturale. Le protesi al seno vengono utilizzate almeno dal 1865 per aumentare le dimensioni del seno femminile. Il più antico intervento documentato avvenne in Germania, dove il grasso proveniente da un tumore benigno sulla schiena di una donna fu asportato e impiantato nel suo seno. Negli anni seguenti furono sperimentate protesi di diversi materiali, ma soprattutto di paraffina. Il primo utilizzo del silicone come materiale di costruzione delle protesi potrebbe risalire alle prostitute giapponesi del periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, che si sarebbero iniettate il silicone direttamente nel seno. I chirurghi plastici di Houston Thomas Cronin e Frank Gerow svilupparono le prima protesi del seno in silicone in collaborazione con la Dow Corning Corporation nel 1961 ed esse furono impiantate per la prima volta 1962. Tali protesi erano fatte di un involucro di gomma al silicone riempito con un gel al silicone denso e viscoso. Grado di rischio associato alle protesi al gel di silicone è stato oggetto di dibattito all'interno della comunità scientifica. Alcuni hanno suggerito che le protesi contenenti silicone provochino malattie autoimmunitarie, ma tutti gli studi scientifici commissionati dai ministeri della salute di vari stati hanno concluso che non vi è prova di questo. Tuttavia, tutte le protesi possono dare problemi come rotture, sgonfiamento, infezioni, cicatrici evidenti e indurimento delle protesi. Legislazione Negli Stati Uniti, la FDA, dopo avere posto nel 1992 una "moratoria" sulle protesi al gel di silicone, limitandone l'uso alla ricostruzione dopo mastectomia o in caso di malformazioni, dal 2006 ne ha nuovamente consentito l'uso anche per motivi estetici. In Italia, il governo ha presentato il 19 febbraio 2010 un disegno di legge che prevede l'istituzione del registro delle protesi mammarie ed il divieto di tale intervento alle minorenni.

 

RIABILITAZIONE:

La medicina fisica e riabilitazione si riferisce alla branca della medicina che si occupa della diagnosi, terapia e riabilitazione della disabilità conseguente a varie malattie invalidanti. Si tratta soprattutto di malattie che comportano una limitazione dell'attività e restrizione della partecipazione alla vita attiva, attraverso la riduzione della funzione motoria, cognitiva o emozionale. La disabilità può conseguire a malattie del sistema nervoso, osteo-articolare, cardiaco e respiratorio, e può riguardare anche la sfera intellettiva e relazionale. In Italia, per ottenere il titolo di specialista in medicina fisica e riabilitazione è necessario, previo possesso della laurea in Medicina e chirurgia e dell'abilitazione professionale di medico chirurgo, l'aver frequentato la relativa scuola di specializzazione quinquennale universitaria post-lauream. Il medico specialista in medicina fisica e riabilitazione è il fisiatra, che opera solitamente in equipe con il pediatra, il neurologo, l'otorinolaringoiatra, il neuropsichiatra infantile, l'ortopedico, lo psicologo, il reumatologo, e, in regime più specificamente multiprofessionale, con il fisioterapista, il logopedista, il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, il neuropsicologo, l'infermiere. Il laureato in Scienze Motorie non è professione sanitaria dunque opera in ambito preventivo. Tuttavia è responsabile della rieducazione motoria soprattutto in soggetti giovani e legati all'attività sportiva. I programmi riabilitativi vengono portati avanti esecutivamente, nell'ambito di un complessivo progetto riabilitativo e delle rispettive competenze, dal fisioterapista per gli ambiti della motricità, e dal logopedista nell'ambito della fonazione. Queste figure professionali sanitarie esercitano la professione dopo aver conseguito una specifica laurea triennale (ex diploma universitario), ed eventualmente anche una laurea specialistica o master universitari.

 

RISONANZA MAGNETICA:

Ecografia di un feto - L'ecografia o ecotomografia è un sistema di indagine diagnostica medica che non utilizza radiazioni ionizzanti, ma ultrasuoni e si basa sul principio dell'emissione di eco e della trasmissione delle onde ultrasonore. Questa tecnica è utilizzata routinariamente in ambito internistico, chirurgico e radiologico. Oggi infatti tale metodica viene considerata come esame di base o di filtro rispetto a tecniche di Imaging più complesse come TAC, imaging a risonanza magnetica, angiografia. L'ecografia è, in ogni caso, operatore-dipendente, poiché vengono richieste particolari doti di manualità e spirito di osservazione, oltre a cultura dell'immagine ed esperienza clinica. Gli ultrasuoni utilizzati sono compresi tra 2 e 20 MHz. La frequenza è scelta tenendo in considerazione che frequenze maggiori hanno maggiore potere risolutivo dell'immagine, ma penetrano meno in profondità nel soggetto. Queste onde sono generate da un cristallo piezoceramico inserito in una sonda mantenuta a diretto contatto con la pelle del paziente con l'interposizione di un apposito gel (che elimina l'aria interposta tra sonda e cute del paziente, permettendo agli ultrasuoni di penetrare nel segmento anatomico esaminato); la stessa sonda è in grado di raccogliere il segnale di ritorno, che viene opportunamente elaborato da un computer e presentato su un monitor. Variando l'apertura emittente della sonda, è possibile cambiare il cono di apertura degli ultrasuoni e quindi la profondità fino alla quale il fascio può considerarsi parallelo. Stanno diventando normali le cosiddette sonde real-time, in cui gli ultrasuoni sono prodotti e raccolti in sequenza in direzioni diverse, tramite modulazioni meccaniche o elettroniche della sonda. Quando l'onda raggiunge un punto di variazione dell'impedenza acustica, può essere riflessa, rifratta, diffusa, attenuata. La percentuale riflessa porta informazioni sulla differenza di impedenza tra i due tessuti ed è pari a: Vista la grande differenza di impedenza tra un osso ed un tessuto, con l'ecografia non è possibile vedere dietro di esso. Anche zone di aria o gas (Z piccolo) fanno "ombra", per via di una riflessione totale. Il tempo impiegato dall'onda per percorrere il percorso di andata, riflessione e ritorno viene fornito al computer, che calcola la profondità da cui è giunta l'eco; questo punto si riferisce ad una superficie di suddivisione tra tessuti. Sostanzialmente un ecografo è costituito da tre parti: una sonda che trasmette e riceve il segnale un sistema elettronico che pilota il trasduttore, genera l'impulso di trasmissione, riceve l'eco di ritorno alla sonda, tratta il segnale ricevuto un sistema di visualizzazione Indice 1 Sistemi di scansione 1.1 Scansione lineare 1.2 Scansione settoriale 1.3 Scansione convex 2 Modi di presentazione 2.1 Modo A (modulazione di ampiezza) 2.2 Modo B (modulazione di luminosità) 2.3 Modo real-time 2.4 Modo M (motion scan) 3 Amplificazione e compenso di profondità 3.1 Amplificazione 3.2 Compenso di profondità 4 Modo Doppler 5 Modo 3D 6 Utilizzi 7 Voci correlate 8 Altri progetti Sistemi di scansione: I sistemi di scansione sono caratterizzati dal formato dell'immagine che a sua volta deriva dal trasduttore che si usa. Scansione lineare Sonda a scansione lineareFormato dell'immagine rettangolare Trasduttori lineari Gruppi di elementi (da 5 o 6) facenti parte di una cortina di cristalli (da 64 a 200 o più) posti in maniera contigua, vengono eccitati in successione in maniera da formare una scansione lineare. Scansione settoriale: Formato dell'immagine settoriale Trasduttori settoriali meccanici a singolo cristallo, anulari, array. Nel caso di un settoriale meccanico (singolo cristallo o anulare) la scansione viene data tramite un sistema di ingranaggi che fa oscillare il cristallo di un settore (normalmente 90°). Durante l'oscillazione il cristallo viene eccitato con una certa tempistica, in maniera da inviare gli impulsi ultrasonori, ricevere gli echi di ritorno e quindi permettere di creare l'immagine ultrasonoro all'interno del campo di vista. Scansione convex: Formato dell'immagine a tronco di cono Trasduttori convex Nel caso di un trasduttore convex i cristalli vengono eccitati esattamente come nel trasduttore lineare, ma il campo di vista sarà a tronco di cono, dato che i cristalli sono posizionati su una superficie curva. Modi di presentazione: Si possono ottenere diverse rappresentazioni delle strutture oggetto di esame a seconda delle elaborazioni effettuate sul segnale in output dalla sonda Modo A (modulazione di ampiezza) Ogni eco viene presentata come un picco la cui ampiezza corrisponde all'intensità dell'eco stessa. Modo B (modulazione di luminosità) Ogni eco viene presentata come un punto luminoso la cui tonalità di grigio è proporzionale all'intensità dell'eco. Modo real-time Le onde sono emesse e raccolte in direzioni diverse in sequenza, in modo da poter associare ad ogni istante una direzione. In questo modo è possibile avere un'immagine contemporaneamente su tutto il campo di osservazione. La maggior parte degli ecografi attuali opera in questo modo. Modo M (motion scan) È una rappresentazione in modo B, ma con la caratteristica aggiuntiva di essere cadenzata; viene utilizzata allo scopo di visualizzare sullo schermo in tempo reale la posizione variabile di un ostacolo attraverso l'eco da esso prodotta. Amplificazione e compenso di profondità: Molto importante è il sistema di amplificazione degli echi ed il compenso di profondità. Amplificazione: Gli echi ricevuti hanno un'ampiezza ridotta rispetto all'eco incidente. La tensione generata dal cristallo a seguito dell'eco di ritorno è molto bassa, deve essere quindi amplificata prima di essere inviata ai sistemi di elaborazione e quindi di presentazione. Compenso di profondità: A causa dell'attenuazione degli ultrasuoni nel tessuto umano (1 dB/cm/MHz) gli echi provenienti da strutture distali saranno di minor ampiezza rispetto a quelli provenienti da strutture similari ma prossimali. Per compensare ciò è necessario amplificare maggiormente gli echi lontani rispetto a quelli più vicini. Ciò viene svolto da un amplificatore dove il guadagno aumenta in funzione del tempo (T.G.C. Time Gain Compensation) cioè in funzione della profondità di penetrazione. Modo Doppler: Quando un'onda è riflessa su un oggetto in movimento, la parte riflessa cambia la propria frequenza in funzione della velocità dell'oggetto (effetto Doppler). L'ammontare del cambiamento della frequenza dipende dalla velocità del bersaglio. Doppler shift (Variazione di frequenza) f0 = Frequenza onda incidente C = Velocità di propagazione del suono nel tessuto umano (1540 m/s) V = Velocità di bersaglio T = Angolo di incidenza del fascio ultrasonoro con il bersaglio. Il computer dell'ecografo, conoscendo la differenza di frequenza, può calcolare la velocità del mezzo su cui l'onda si è riflessa, mentre la profondità è nota dal tempo impiegato. L'informazione della velocità è presentata a monitor con codifica a colori (normalmente rosso e blu) a seconda se si tratti di velocità in avvicinamento o in allontanamento; l'intensità del colore è questa volta legata alla frequenza dell'onda di ritorno. Uso tipico è lo studio vascolare (flussometro). Color Doppler di una CarotideSono possibili due modi interpretativi: Color Doppler (si hanno informazioni sulla velocità media del mezzo - adatto per un volume di studio ampio) e Gated Doppler (si ottiene lo spettro di tutte le velocità presenti nel mezzo, con la loro importanza - adatto per uno studio su un particolare). Nella modalità Doppler, il sistema fornisce normalmente anche un segnale udibile che simula il flusso del sangue; si tratta comunque di un segnale virtuale che non esiste, utilizzato solo per comodità (si può conoscere quanto riprodotto sul monitor anche senza guardarlo). Le immagini ecografiche sono a bassa risoluzione, tipicamente 256x256 ad 8 bit/pixel. Di solito il radiologo effettua la diagnosi direttamente sul monitor, passando alla stampa solo per documentazione. Modo 3D Ecografia 3d di un feto di 29 settimane: L'evoluzione più recente è rappresentata dalla tecnica tridimensionale, la quale, a differenza della classica immagine bidimensionale, è basata sull'acquisizione, mediante apposita sonda, di un "volume" di tessuto esaminato. Il volume da studiare viene acquisito e digitalizzato in frazioni di secondo, dopo di che può essere successivamente esaminato sia in bidimensionale, con l'esame di infinite "fette" del campione (sui tre assi x, y e z), oppure in rappresentazione volumetrica, con l'esame del tessuto o dell'organo da studiare, il quale appare sul monitor come un solido che può essere fatto ruotare sui tre assi. In tal modo si evidenzia con particolare chiarezza il suo reale aspetto nelle tre dimensioni. Con la metodica "real time", si aggiunge a tutto ciò l'effetto "movimento", per esempio il feto che si muove nel liquido amniotico.

 

RMN:

Risonanza magnetica nucleare - è un fenomeno fisico di risonanza della precessione dello spin di alcuni nuclei atomici, sottoposti ad un campo magnetico e a un campo elettromagnetico variabile perturbante di opportuna frequenza, per estensione vengono indicate con lo stesso acronimo quelle tecniche di indagine sulla materia che ne utilizzano il principio, tra cui in particolare quelle di imaging in campo medico come l'Imaging a risonanza magnetica.

 

SALUTE:

Descrizione - La salute, definita nella Costituzione dell'OMS, come "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia", viene considerata un diritto e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone. Questo principio assegna agli Stati e alle loro articolazioni compiti che vanno ben al di là della semplice gestione di un sistema sanitario. Essi dovrebbero farsi carico di individuare e cercare, tramite opportune alleanze, di modificare quei fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva, promuovendo al contempo quelli favorevoli. In tale contesto, la salute viene considerata più un mezzo che un fine e può essere definita come una risorsa di vita quotidiana che consente alle persone di condurre una vita produttiva a livello individuale, sociale ed economico. La definizione di salute proposta dall'OMS è molto impegnativa; infatti la sua traduzione in termini operativi e soprattutto in azioni, ha sempre suscitato riflessioni, dubbi, discussioni. Il carattere "utopistico" di tale definizione è molto chiaro e condivisibile in quanto descrive una situazione di completa soddisfazione e felicità che forse non può essere mai raggiunta, ciononostante costituisce un punto di riferimento verso il quale orientare i propri sforzi. La traduzione di dichiarazioni di principio in strategie operative costituisce da sempre un processo complesso e difficile soprattutto quando le implicazioni per l'azione richiedono il cambiamento del nostro modo di pensare e di agire. In questo senso per dare un impulso significativo al perseguimento della salute da parte dei governi, ai diversi livelli, l'OMS ha cercato di rendere operative, a partire dagli anni ottanta, due strategie che vanno sotto il nome, rispettivamente, di "promozione della salute" e di "strategia della salute per tutti". Ciò soprattutto nella consapevolezza che la salute è il risultato di una serie di determinanti di tipo sociale, ambientale, economico e genetico e non il semplice prodotto di una organizzazione sanitaria. Nel tempo, sul concetto di salute e sulla sua definizione, si è sviluppato un dibattito internazionale e sono state formulate alcune proposte di definizione alternativa. Fino ad ora però hanno avuto poco successo e quindi la definizione dell'OMS rimane ancora un punto di partenza e di riferimento. La tradizione popolare ritiene sano chi non ha dolori, febbre o duraturi altri disagi, tanto da impedirgli di svolgere le proprie funzioni. Le "funzioni" dipendono (sempre secondo la tradizione popolare) maggiormente dall'età e dai ruoli sociali. Questa definizione ha il vantaggio di essere di "buon senso" e lo svantaggio di essere poco quantificabile. Concetto di salute nella storia: Per millenni la malattia è stata considerata un fenomeno magico-religioso. Nella Grecia antica con Ippocrate si ha una medicina razionale fondata sull'osservazione. In seguito le concezioni di salute e malattia sono rimaste non scientifiche fino agli ultimi secoli. Con la nascita della medicina scientifica (alla fine del Settecento) nasce il modello bio-medico in concomitanza con la nascita della società industriale, il modello bio-medico si occupa più della malattia che non della salute e delle condizioni di vita e lavorative della popolazione. Nel XX secolo si sviluppa uno specialismo esasperato per cui l'individuo si identifica addirittura con una sola "parte", "un organo", negando così l'individuo come persona. Il concetto di salute globale invece porta con sé una concezione della persona come unità psico-fisica interagente con l'ambiente circostante che è il presupposto per "una promozione ed educazione alla salute" e una "medicina della persona" nella sua totalità. Giurisprudenza - La salute viene regolamentata/tutelata anche secondo le seguenti leggi: Articolo 32 della Costituzione repubblicana italiana. La repubblica tutela la salute, come fondamentale diritto dell'individuo, così come interesse per la collettività, garantendo cure per gli indigenti. Nessuno può essere obbligato a essere curato, se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun modo violare i limiti imposto dal rispetto dell'individuo. Legge 833 del 23 dicembre 1978, la cura dell'individuo viene garantita tramite il servizio sanitario nazionale.

 

SCHIENA:

La colonna vertebrale è una parte dello scheletro della schiena. La schiena, anche chiamata dorso, è la parte posteriore dell'organismo umano i cui limiti sono: quello superiore è costituito dal collo, mentre i glutei stabiliscono con chiarezza quello inferiore. L'etimologia della parola schiena è da ricercarsi nel longobardo skena, termine che appunto indicava, presso gli antichi popoli germanici, la suddetta parte del corpo umano, mentre la parola dorso deriva dal latino dorsum. L'anatomia della schiena: Lo scheletro della schiena, importante oltre che per il movimento di essa, per il sostegno dell'intero organismo. E' formato da due parti fondamentali: la colonna vertebrale e le scapole. La colonna vertebrale consiste in una pila di segmenti ossei, le vertebre, articolati tra di loro tramite una serie di dischi cartilaginei interposti. Si vuole dividere queste ossa in cinque gruppi: dall'alto al basso, essi sono quello delle vertebre cervicali, delle toraciche, delle lombari, delle sacrali e delle coccigee. Le dimensioni delle vertebre aumentano dal primo gruppo all'ultimo, in quanto cresce in questo stesso senso anche il peso corporeo che esse devono sopportare. Oltre alla funzione di sostegno, la colonna vertebrale svolge poi anche quella di protezione del midollo spinale, un'importante ramificazione del sistema nervoso centrale passante al suo interno. Le scapole, una coppia di ossa piatte e triangolari posizionate simmetricamente rispetto alla colonna vertebrale nella parte alta della schiena, sono elementi costitutivi dei cosiddetti cinti o cingoli scapolari, due gruppi di tre ossa ciascuno (una scapola, un omero ed una clavicola) aventi la funzione di muovere le spalle e quindi gli arti superiori. Oltre a ciò, le scapole forniscono una resistente protezione ossea ai polmoni, che si trovano più in profondità rispetto ad esse, ed all'intera schiena. Nonostante la sua vasta estensione, solo cinque sono i muscoli che ricoprono la schiena, anch'essi molto ampi: il trapezio, i grandi dorsali e gli infraspinati. Il trapezio è il grande muscolo trapezoidale che si estende dalla nuca alla penultima vertebra toracica, unendosi tramite i tendini alle clavicole ed alle scapole. Il suo ruolo è quello di muovere le spalle e la testa, facendo alzare ed abbassare ognuna di queste parti; ad una contrazione del trapezio corrisponde perciò un movimento all'indietro del capo ed un innalzamento delle spalle e, com'è ovvio, ad una sua distensione corrispondono moti opposti. I grandi dorsali sono i più grandi muscoli della schiena, e contemporaneamente alcuni dei più grandi dell'organismo umano; essi la ricoprono infatti per tutta la sua lunghezza, dall'osso sacro, formato dall'unione di tutte le vertebre sacrali, alle vertebre toraciche, estendendosi fino alle ascelle. Essi si possono considerare i muscoli antagonisti degli addominali; infatti, mentre questi ultimi si contraggono incurvando la schiena in avanti, essi si distendono; contrariamente, quando gli addominali si distendono, il movimento contrattorio dei grandi dorsali fa sì che la schiena si raddrizzi o curvi all'indietro. Gli infraspinati sono due muscoli simmetrici come i grandi dorsali, ma si trovano poggiati sulle scapole poco più sotto del trapezio. I tendini collegano questi due importanti muscoli con gli omeri corrispondenti, cosicché ad ogni loro contrazione corrisponda un movimento all'indietro del braccio e ad ogni loro rilassamento, invece, uno in avanti. Al contrario del sistema linfatico e di quello cardio-circolatorio, che non hanno importanti organi nella schiena, come già detto uno dei più importanti settori del sistema nervoso risiede in questa parte del corpo: il midollo spinale. Esso rappresenta la più grande via nervosa periferica, dalla quale si dipartono e giungono i nervi provenienti da tutto l'organismo. Genericamente indicate col nome di mal di schiena, le patologie inerenti alla suddetta parte del corpo sono numerose e differenti, in quanto possono colpire tanto le ossa quanto i muscoli ed i dischi cartilaginei della spina dorsale. Una delle più famose è senz'altro la scoliosi, malattia che colpisce le vertebre. Alla presenza di questo malanno esse tendono a spostarsi dal loro asse verticale ed a posizionarsi in maniera ricurva, formando delle convessità. A ciò si accompagnano due altri effetti: la deformazione della gabbia toracica, le cui costole sono unite alle vertebre, che può causare un aumento di pressione sugli organi interni (come il cuore o i polmoni) ed un loro successivo malfunzionamento, ed un ulteriore aumento della curvatura della spina dorsale dovuto alla cattiva suddivisione del carico di peso sulle varie vertebre. Un'altra temuta malattia è l'ernia del disco, che colpisce appunto i dischi cartilaginei della colonna vertebrale; essa si origina nel momento in cui, a causa di cattive posture, la cartilagine intervertebrale comprime i fasci nervosi attraversanti le vertebre causando la comparsa del dolore. Infine ricordiamo che le contratture muscolari del trapezio e dei grandi dorsali possono causare la deformazione dei dischi e delle ossa, costringendo ciascuna di queste parti ad una posizione innaturale.

 

SCLEROSI MULTIPLA:

La sclerosi multipla (SM), chiamata anche sclerosi a placche, è una malattia infiammatoria cronica demielinizzante, a patogenesi autoimmune, che colpisce il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale). La grande variabilità dei sintomi che la caratterizzano è conseguenza di un processo di degenerazione della mielina, da cui il termine demielinizzante (o mielinoclastica). La mielina costituisce la guaina che riveste parte del corpo dei neuroni permettendo la trasmissione rapida e integra degli impulsi nervosi. Se in uno stato di normalità le informazioni nelle fibre nervose sono trasmesse a 100 m/s, in un individuo affetto dalla sclerosi multipla la velocità scende gradualmente a 5 m/s. La mielinizzazione degli assoni è un processo che comincia nel quinto mese di vita fetale, ha un picco intorno ai sei-otto mesi di età e si protrae fino ai 2 anni, raramente fino ai 10. Nell'individuo adulto in seguito a distruzione delle guaine mieliniche, non si ha una nuova mielinizzazione. Nel corso della malattia la distruzione delle guaine mieliniche causa il blocco o rallentamento degli impulsi che vanno dal sistema nervoso centrale verso le diverse parti del corpo e viceversa. Le aree in cui la mielina è stata danneggiata vengono anche dette placche; da ciò deriva l'appellativo sclerosi a placche. Le placche sono definite multifocali: in senso spaziale: possono comparire in diverse aree del sistema nervoso centrale, in senso temporale: alcune placche regrediscono completamente ma in generale il numero di lesioni aumenta nel tempo. Indice 1 Anatomia patologica 2 Eziologia ed epidemiologia 3 Eziopatogenesi 3.1 Approfondimenti 4 Fisiopatologia 5 Sintomi 5.1 Sintomi all'esordio 5.2 Sintomi 5.3 Segni 5.4 Triade di Charcot e Tetrade di Charcot-Vulpian 6 I diversi tipi di sclerosi multipla (varianti cliniche) 6.1 Benigna 10% 6.2 Recidivante-Remittente (SM-RR) 30-40% 6.3 Forma transizionale 6.4 Secondariamente progressiva (SM-SP) 25-30% 6.5 Primitivamente progressiva (SM-PP) 10-15% 6.6 Varianti maligne 5% 7 Diagnosi 7.1 Diagnosi clinica 7.2 Esami strumentali 7.2.1 Risonanza magnetica nucleare 7.2.2 Potenziali Evocati 7.2.3 Esame del liquor 8 Decorso e prognosi 8.1 Decorso 8.2 Prognosi 8.3 Complicanze infettive 9 Terapia 9.1 Terapie alternative 10 Ipotesi Alternative 10.1 Ipotesi di insufficienza venosa nella sclerosi multipla 11 Farmaci segnalati dalle cause farmaceutiche 12 Note 13 Voci correlate 14 Altri progetti 15 Collegamenti esterni Anatomia patologica: A un esame esterno il cervello non presenta alcuna alterazione riconducibile alla malattia, ma la superficie del midollo spinale può presentare delle irregolarità evidenti. Alla dissezione, nel cervello si evidenziano lesioni disseminate (placche di demielinizzazione) che possono risultare lievemente depresse e che spiccano, nel contesto della sostanza bianca, per il colore rosa o grigio. Le placche hanno una dimensione che può variare da frazioni di millimetro a qualche centimetro. I peduncoli cerebellari sono una sede frequente di comparsa di placche di demielinizzazione. Le placche più recenti hanno un colorito rosaceo, sono molli o gelatinose e con contorni sfumati. Si presentano edematose e infiammate (placca acuta attiva). Col passare del tempo ai segni di flogosi si associa la distruzione della mielina (placca cronica attiva) con successiva evoluzione terminale in area cicatriziale con intensa gliosi astrocitaria reattiva (placca cronica silente) caratterizzata da consistenza più dura rispetto al parenchima circostante, colore grigiastro e contorni ben definiti. Le cellule microgliali svolgono la funzione di APC ossia di cellule che presentano l'antigene e danno inizio alla reazione infiammatoria contro la mielina sostenuta da numerosi tipi cellulari: linfociti T autoreattivi (in particolare CD8+) attivati; giungono al tessuto nervoso dalla periferia attraversando la barriera ematoencefalica. Producono citochine pro infiammatorie come INF? e TNFa. monociti; giungono al tessuto nervoso dalla periferia attraversando la barriera ematoencefalica; fagocitano i frammenti di mielina. linfociti B residenti; producono anticorpi. polimorfonucleati liberano sostanze citotossiche e citolitiche. La mielina si disgrega in frammenti che vengono successivamente fagocitati da macrofagi e cellule della microglia attivata. Si assiste ad una proliferazione e attivazione di precursori oligodendrogliali che tentano senza successo di rigenerare la guaina mielinica. Immagine normale (non patologica). La guaina mielinica (cerchi concentrici scuri) avvolge l'assone di un neurone al cui interno è visibile un organello citoplasmatico. Sezione trasversale. Immagine spettacolare ottenuta al microscopio elettronico a trasmissione. Le lesioni distruggono la mielina ma lasciano essenzialmente intatte le strutture nervose. Gli assoni dei neuroni possono presentare delle deformazioni (ispessimenti) alternati a tratti con spessore regolare (aspetto "moniliforme") ma non vengono mai interrotti. I vasi sanguigni che si trovano in corrispondenza o alla periferia della placca presentano quasi sempre alterazioni della permeabilità e successivo ispessimento parietale talora accompagnati dalla presenza di trombi. La modifica della permeabilità dei vasi determina quindi un'alterazione locale della permeabilità della barriera ematoencefalica che favorisce il passaggio di cellule del sistema immunitario dal sangue al tessuto cerebrale. Caratteristica è anche la distribuzione topografica delle lesioni: si localizzano prevalentemente a livello periventricolare (limitatamente alla zona in cui le vene subependimali circondano i ventricoli) al corpo calloso e alla sostanza bianca del cervelletto. Altre strutture frequentemente colpite sono i nervi ottici, il chiasma ottico e il midollo spinale. Eccezionalmente alcune lesioni più vecchie vanno incontro a cavitazione: questo reperto indica che il processo patologico ha interessato non solo la mielina e gli assoni, ma anche i tessuti di sostegno e i vasi sanguigni.

 

TARSO:

Il tarso è l'insieme delle ossa del piede poste tra la tibia ed il perone da un lato e i metatarsi dell'altro. Il tarso è l'insieme di sette ossa brevi che occupano posizione analoga a quella delle ossa del carpo nella mano: si trovano infatti tra la zona calcaneare e le ossa del metatarso, che si articolano poi con le ossa delle falangi delle dita del piede. Il tarso ha forma simile a una volta concava verso il basso. Su di esso si scarica tutto il peso del corpo in posizione eretta. Le sette ossa sono, nell'ordine: posteriormente l'astragalo o talo (B) e il calcagno (A); medialmente lo scafoide tarsale o navicolare tarsale (D), poi il cuboide (C) e anteriormente i tre cuneiformi

 

TESSERA SANITARIA:

La Tessera Sanitaria è una tessera personale che ha sostituito il tesserino plastificato del codice fiscale per tutti i cittadini italiani aventi diritto alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e muniti di codice fiscale. La Tessera Sanitaria fu emanata per i cittadini italiani da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze in collaborazione con l'Agenzia delle Entrate in base all'articolo 50 del d.l. 269/2003, convertito, con modificazioni, dalla legge 326/2003. L'obiettivo della Tessera Sanitaria, è quello di migliorare il SSN attraverso il controllo della spesa e delle prestazioni, per ottimizzare la fruizione e l’erogazione dei servizi sanitari ai cittadini. Non sostituisce il libretto sanitario. Caratteristiche - Contiene i dati anagrafici e assistenziali; Contiene il codice fiscale sia su banda magnetica che in formato codice a barre (bar-code); È valida sull’intero territorio nazionale; Permette di ottenere servizi sanitari anche nei paesi dell'Unione europea; Sostituisce il modello cartaceo E111; Ha una validità di 6 anni; Materialmente consiste in una tessera plastificata con dimensioni e consistenza identiche ad una tessera bancomat. Sono impressi frontalmente il codice fiscale, la data di scadenza e i dati anagrafici. Completano il fronte tre caratteri braille a 6 punti per i non vedenti. Sul retro invece sono riportati: il codice fiscale in formato codice a barre, la banda magnetica dell’assistito, la dicitura Tessera europea di assicurazione malattia e la sigla di identificazione dello Stato che rilascia la tessera (codice ISO 3166-1). In prossimità della scadenza, l'Agenzia delle Entrate provvede automaticamente ad inviare la nuova tessera a tutti i soggetti per i quali non sia decaduto il diritto all'assistenza sanitaria. Alla scadenza, tuttavia ha valore come tesserino di codice fiscale. Nelle carte distribuite nella prima serie dalla Regione Lombardia era utilizzato il Code 128 più compatto del Code 39. Alcune tessere sono state emesse con il codice a barre non centrato nello spazio bianco stabilito, i lettori di codice a barre hanno quindi difficoltà a rilevarlo ma è possibile poggiare un foglietto bianco o rosso prima o dopo la sequenza delle barre scure in modo da aumentare lo spazio chiaro necessario al lettore. Spese farmaceutiche: Dal 1º gennaio 2008 è entrata in vigore la normativa che impone l'obbligo di emissione dello "scontrino fiscale parlante" per la certificazione dell'acquisto dei farmaci da utilizzare ai fini della detrazione Irpef. Sullo scontrino è riportata la quantità e tipologia di farmaci acquistati, oltre al codice fiscale del cliente. È necessario, al momento dell'acquisto la tessera sanitaria personale o il proprio codice fiscale. Per informazioni sulla Tessera Sanitaria si può telefonare al numero verde: 800 030 070 Eccezioni CRS-SISS I cittadini della regione Lombardia sono in possesso di un documento (CRS-SISS) dotato, oltre che di banda mangetica, anche di chip per poter effettuare pagamenti come bancomat (previa richiesta di attivazione). Differisce esteticamente dalla Tessera sanitaria per: colori (tonalità del giallo/arancione); grafica utilizzata; disposizione dei testi; assenza dei tre caratteri in braille a 6 punti per non vedenti. Tramite apposito lettore di card, si può utilizzare la CRS-SISS per accedere online ai servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione. La CRS-SISS sostituisce appieno il libretto sanitario

 

TIBIA:

Ossificazione della tibia. La tibia è un osso dei vertebrati. Si trova, assieme all'osso peroneale, nell'arto inferiore, al di sotto dell'articolazione del ginocchio, nel segmento anatomico che nell'uomo è conosciuto come gamba. Nell'uomo è più spessa e lunga del perone e si trova medialmente rispetto ad esso. Anatomia umana, Differenze legate al sesso, Vascolarizzazione. Articolazione del ginocchio, vista anteriormente, asportata la capsula sono visibili i mezzi di unione. La tibia è il secondo osso dell'intero corpo umano per lunghezza. Si tratta di un osso lungo che si articola superiormente con il femore e la patella nell'articolazione del ginocchio, supero-medialmente con il perone così come infero-medialmente, ed inferiormente con l'astragalo. Possiede due epifisi, delle quali la prossimale è più spessa e ampia rispetto alla distale. L'epifisi prossimale della tibia è costituita da due condili, da un'eminenza intercondiloidea, dal tubercolo del Gerdy, dalla tuberosità tibiale e da due aree intercondiloidee. Il condilo laterale presenta superiormente una superficie ampia, convessa e dalla forma irregolarmente tondeggiante, pressoché piatta in senso latero-laterale e lievemente inclinata antero-posteriormente, le sue superfici anteriore e posteriore sono ruvide a differenza della laterale, più liscia e posta superiormente all'inserzione dell'apice del perone. Medialmente al condilo laterale vi sono due prominenze piramidali, i tubercoli intercondiloidei laterale e mediale, che sporgono al di sopra dei due condili e in cui confluiscono i loro margini anteriore e posteriore. La base dei due tubercoli occupa circa metà dello spessore tibiale ed essi insieme formano l'eminenza intercondiloidea, gli incavi restanti costituiscono le aree intercondiloidee anteriore e posteriore. L'area intercondiloidea anteriore è meno estesa, di forma triangolare e poco inclinata, mentre la posteriore costituisce un incavo spesso un dito che dalla sommità dei due tubercoli scende con una superficie liscia sino al margine inferiore delle facce anteriori di ciascun condilo. Dalle due aree originano i due legamenti crociati. Al centro della faccia anteriore del condilo laterale è presente una protuberanza palpabile, detta tubercolo del Gerdy, su cui si inserisce il tratto ileo-tibiale. Questa stessa fascia scende medialmente ed inferiormente determinando la linea obliqua, che costituisce il margine laterale di una prominenza ruvida posta al di sotto del condilo mediale, detta tuberosità tibiale; essa poi prosegue lungo la diafissi tibiale sotto forma del margine anteriore della tibia, una cresta stretta e sporgente che determina le facce laterale e mediale dell'osso. Normalmente il margine laterale viene detto margine interosseo, poiché vi si inserisce la membrana interossea, che occupa lo spazio esistente tra tibia e perone. Posteriormente al condilo mediale si distingue un lieve solco, che da inserzione al tendine del muscolo semimembranoso. Esaminando posteriormente la tibia, è inoltre possibile distinguere una cresta diretta inferolateralmente e che diventa impalpabile verso la metà dell'osso, è detta linea del soleo e può biforcarsi nel terzo superiore della diafisi. La diafisi della tibia, di sezione triangolare, è divisa tra tre margini (anteriore, mediale e interosseo ovvero laterale) nelle facce mediale, laterale e posteriore a superficie liscia. Il margine anteriore si porta inferiormente con un decorso leggermente sinuoso, per poi deviare medialmente nel terzo distale della diafisi raggiungendo il malleolo mediale, una prominenza ossea ben distinguibile nell'epifisi distale. La faccia anteriore dell'epifisi distale della tibia è liscia, concava antero-posteriormente e latero-lateralmente, ma si innalza a diventare di nuovo convessa presso i suoi margini laterale e mediale. La faccia posteriore è ruvida e presenta medialmente un solco per i tendini del muscolo tibiale posteriore e flessore lungo delle dita. La superficie inferiore dell'epifisi distale della tibia è quasi interamente occupata dalla faccetta articolare con l'astragalo, di forma quadrangolare dagli angoli arrotondati, concava in senso latero-laterale, e dalla superficie articolare del malleolo mediale, di forma triangolare dall'ampio apice arrotondato. Le due superfici sono disposte tra loro con un angolo non molto superiore a 90°. La faccia laterale dell'epifisi distale della tibia si articola con il malleolo laterale del perone. Lo spazio che si forma superiormente tra le due ossa è detto incisura fibulare.

 

TORACE:

Il torace umano, compreso tra le linee cervico-toracica e toraco-addominale. Radiografie del torace di un uomo; sono indicate le strutture riconoscibili più importanti. Il torace, o petto, è una regione del corpo, che nei tetrapodi è compresa tra il collo e l'addome. Limite superiore del torace è descritto da una linea immaginaria, denominata "linea cervico-toracica", che, nell'uomo origina dall'incisura giugulare dello sterno, prosegue lungo il margine superiore delle clavicole fino all'acromion della scapola e prosegue fino al processo spinoso della 7a vertebra cervicale. Il limite inferiore è delineato dalla "linea toraco-addominale" che origina dal processo xifoideo dello sterno, prosegue lungo il margine inferiore della dodicesima costa fino al processo spinoso della 12a vertebra toracica. In genere con il termine torace si identifica anatomicamente tutta la zona, mentre con petto, a livello colloquiale si definisce più comunemente non la cavità toracica, ma la superficie toracica. Nella cavità toracica sono contenute strutture appartenenti a diversi apparati e sistemi. Apparato circolatorio: cuore e grandi vasi (aorta, arteria polmonare e i suoi rami, vena cava superiore ed inferiore, vene polmonari) vena azygos e vena emiazygos. -Sistema linfatico: dotto toracico. -Apparato respiratorio: trachea, bronchi e polmoni. -Apparato digerente: esofago. -Sistema nervoso: nervo vago. -Sistema endocrino: timo. Esternamente alla cavità sono presenti gli annessi cutanei e le mammelle. La vascolarizzazione della cute del torace è fornita da vasi cutanei diretti e da vasi muscolocutanei perforanti che penetrano attraverso i principali muscoli del torace, come il grande pettorale e i muscoli intercostali, così come da altri muscoli adiacenti come il trapezio ed il grande dorsale, per ramificarsi poi nella cute. Le arterie da cui derivano questi rami cutanei sono la toracoacromiale, la toracica laterale, la toracica interna, le intercostali anteriori e posteriori, la cervicale trasversa, la circonflessa della scapola e la dorsale della scapola. L'arteria cervicale trasversa invia rami che perforano il trapezio e si distribuiscono all'area cutanea posta anteriormente e compresa tra l'articolazione acromioclavicolare lateralmente e lo sternocleidomastoideo medialmente. Un'area relativamente piccola all'angolo supero-laterale del grande pettorale è vascolarizzata dai rami cutanei dell'arteria toracoacromiale che penetrano posteriormente nel muscolo e vi fuoriescono anteriormente distribuendosi poi alla cute. La restante cute ricoprente il muscolo grande pettorale e la parte superiore del muscolo retto dell'addome sono vascolarizzate da rami perforanti anteriori dell'arteria toracica interna. L'area presso l'angolo infero-laterale del muscolo grande pettorale è vascolarizzata dall'arteria toracica superficiale. L'area attorno al processo xifoideo dello sterno è irrorata da rami perforanti muscolocutanei dell'arteria epigastrica profonda superiore, mentre la cute sopra il muscolo dentato anteriore ed obliquo esterno (porzione antero-laterale del torace) da rami perforanti delle arterie intercostali anteriori. Sul fianco, la porzione laterale del grande pettorale è irrorata dall'arteria toracica laterale, mentre quella ricoprente le coste ed i muscoli intercostali da rami cutanei laterali delle arterie intercostali anteriori e posteriori. La cute ricoprente la porzione laterale del dentato anteriore è irrorata dall'arteria toracodorsale, mentre l'area ascellare laterale dall'arteria scapolare circonflessa.

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